sabato 2 dicembre 2006

Abitudini pericolose

da Corriere della Sera del 1 dicembre 2006, pag. 1

di Pierluigi Battista




E’ stravagante che una maggioranza
di governo preveda un raggio troppo ampio di questioni dove dividersi, spezzettarsi, aprire devastanti contenziosi che arrivano sino alla delegittimazione degli atti di un ministro. Cosa c’entra l’appello al rifugio della «libertà di coscienza » quando si tratta di depenalizzare una dose di spinelli doppia rispetto a quella prevista dal governo precedente? Come può essere concepibile che in Senato un ordine del giorno dell’opposizione sia sottoscritto da una parte della maggioranza con il risultato di stringere politicamente d’assedio il ministro della Salute, Turco? E non sono un po’ troppe le questioni «eticamente sensibili » dove il pluralismo diventa dissociazione, e la legittima e naturale diversità tra partiti coalizzati si trasforma in un variopinto Hyde Park Corner in cui ogni decisione è resa impossibile?



Il centrosinistra, rispetto ai suoi avversari, ha un problema in più: una spaccatura sui temi che attengono ai modelli di comportamento, agli stili di vita, alla dimensione morale dell’esistenza, ai rapporti tra scienza e vita. Il centrodestra è sì diviso, ma gode di un’omogeneità di fondo di tipo, se si vuole, conservatore e restrittivo, incomparabilmente maggiore. Su ciascuno dei temi appena esposti, la distanza tra le componenti del centrosinistra tende a divaricarsi e la frantumazione sembra ogni volta l’esito fatale tra i partiti e addirittura, come è capitato in questa occasione con i Ds, all’interno dello stesso partito. Ma ogni volta la frattura su questi argomenti viene considerata non decisiva, o comunque non così importante come invece sarebbe una contrapposizione radicale maturata sulle questioni economiche o sui temi della politica internazionale.



Lo Stato, invece, è chiamato sempre più a deliberare in una sfera che prima sembrava sottratta all’invadenza delle leggi e della politica. Lo Stato si è fatto «interventista», anche grazie a (o a causa di) ogni minoranza che pretende di proteggere il suo status attraverso una normativa legalmente, e dunque politicamente riconosciuta. Ecco perché la divisione nell’ambito dell’etica e dei modelli di vita è sempre meno marginale e una spaccatura troppo drastica all’interno di una coalizione di governo non può non avere conseguenze sulla sua stessa identità politica e culturale.



Rischia perciò di non essere credibile una maggioranza a giorni alterni, nella quale alla coesione militarizzata esibita sulla Finanziaria corrisponda un clima da libera uscita quando si parla delle dosi consentite di cannabis. Anche perché non ogni tema «eticamente sensibile» è uguale a tutti gli altri. E se è comprensibile una divisione sofferta sul destino degli embrioni nel quale entrano in gioco le questioni fondamentali della vita e della morte, diventa pretestuoso accampare motivazioni etiche così delicate quando si affronta la volubile statistica sulla «modica quantità» di marijuana. Una modica quantità di buon senso dovrebbe invece consigliare di evitare il gioco stucchevole delle trappole parlamentari incrociate. Con una maggioranza che, letteralmente, rischia di andare in fumo con frequenza davvero eccessiva. E se è solo un inizio, meglio smetterla prima che sia troppo tardi.

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