da Corriere della Sera del 23 novembre 2006, pag. 15
di Maria Teresa Meli
«II Partito democratico? Ma se noi siamo il Libano ormai!»: Cesare Salvi fotografa così la situazione della Quercia. Piero Fassino sostiene che il rinvio del Consiglio nazionale al 18 dicembre è «un fatto tecnico» dovuto alla Finanziaria. Effettivamente c'è preoccupazione per questo passaggio. Il ministro Vannino Chiti continua a ripetere ai suoi compagni di partito che «Berlusconi sta lavorando come un matto per ottenere dei voti al Senato». Però gli stessi Ds non credono che sia la Finanziaria la causa dell'allungamento dei tempi: «Il 18 — osserva Salvi — saremo nel pieno dell'esame della manovra qui al Senato, quindi vedrete che lo faranno slittare ancora». E Fabio Mussi, leader del Correntone, aggiunge: «II progetto del Pd sta morendo prima ancora di nascere».
Eppure il segretario, che ieri ha incassato il «no» pubblico dello Sdì all'ipotesi di entrare nel Pd (quello privato gli era stato ribadito già due volte), insiste. Anche perché la Margherita si è portata avanti con il lavoro e la Quercia rischia di rimanere spiazzata. Francesco Rutelli ha fissato il ruolino di marcia. «Bisogna velocizzare tutto», ha spiegato il leader di ai suoi. Rutelli infatti ha già pianificato le scadenze: i congressi comunali prima di dicembre, i provinciali tra gennaio e febbraio, i regionali tra febbraio e marzo, le assise nazionali a cavallo tra aprile e maggio. La Quercia, allora, corre il pericolo di rimanere indietro. Ma è naturale: la data del Congresso — se veramente Partito democratico avrà da essere — coinciderà con quella della scissione. E come se non bastasse Gavino Angius continua a dire che la terza mozione, quella di maggioran-za critica nei confronti di Fassino, si farà. Ha tentato di dissuaderlo anche Massimo D'Alema. Agli esponenti a lui vicini che vivono con disagio questa fase il presidente ds ha spiegato: sono preoccupato anch'io, ma sappiate che quando si farà il Pd la golden share l'avremo in mano noi. Già, ma è anche sulle mosse di D'Alema che si interrogano i fassiniani. Che cosa vuole fare veramente il ministro degli Esteri? Apparentemente è il più fervido sostenitore del Pd. Però ieri, al Senato, Clemente Mastella seminava qualche dubbio su questo. «Un ulivista vero che vuole sul serio il Partito democratico — raccontava il Guardasigilli — mi ha detto che per farlo è necessario che entri pure io». D'Alema forse? «Ma no, uno che vuole sul serio il Pd», era la replica di Mastella.
Dunque, la situazione è questa. Con i Ds che rincorrono la Margherita ma che sono divisi più che mai. Ieri Mussi ha lanciato l'allarme in vista dell'ufficio di presidenza di oggi: ha chiesto la verifica dell'ultimo mese del tesseramento. «Perché — spiega Salvi — questa volta non faremo i bravi, non faremo finta di niente come allo scorso congresso». Anche la Margherita, però, ha i suoi problemi. Lamberto Dini, che ha firmato la mozione di Rutelli, è convinto che sia «impossibile fare il Pd così come viene ora immaginato». La vera questione, per i DI, è quella aperta dalla presentazione della mozione di Arturo Parisi. «Loro conteranno le tessere, noi i voti», ha spiegato Willer Bordon a un collega dell'Ulivo. Come a dire che i parisiani sono pronti a presentare una lista da soli nella prima tornata elettorale utile...
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