sabato 25 novembre 2006

Ds e Partito democratico Lo Sdi a Fassino: non entriamo Mussi: verifica sulle tessere

da Corriere della Sera del 23 novembre 2006, pag. 15

di Maria Teresa Meli




«II Partito demo­cratico? Ma se noi siamo il Li­bano ormai!»: Cesare Salvi fo­tografa così la situazione del­la Quercia. Piero Fassino so­stiene che il rinvio del Consi­glio nazionale al 18 dicembre è «un fatto tecnico» dovuto al­la Finanziaria. Effettivamen­te c'è preoccupazione per questo passaggio. Il ministro Vannino Chiti continua a ripe­tere ai suoi compagni di parti­to che «Berlusconi sta lavo­rando come un matto per ot­tenere dei voti al Senato». Pe­rò gli stessi Ds non credono che sia la Finanziaria la causa dell'allungamento dei tempi: «Il 18 — osserva Salvi — sare­mo nel pieno dell'esame della manovra qui al Senato, quin­di vedrete che lo faranno slit­tare ancora». E Fabio Mussi, leader del Correntone, ag­giunge: «II progetto del Pd sta morendo prima ancora di nascere».



Eppure il segretario, che ie­ri ha incassato il «no» pubbli­co dello Sdì all'ipotesi di en­trare nel Pd (quello privato gli era stato ribadito già due volte), insiste. Anche perché la Margherita si è portata avanti con il lavoro e la Quer­cia rischia di rimanere spiaz­zata. Francesco Rutelli ha fis­sato il ruolino di marcia. «Bi­sogna velocizzare tutto», ha spiegato il leader di ai suoi. Rutelli infatti ha già pianifica­to le scadenze: i congressi co­munali prima di dicembre, i provinciali tra gennaio e feb­braio, i regionali tra febbraio e marzo, le assise nazionali a cavallo tra aprile e maggio. La Quercia, allora, corre il pe­ricolo di rimanere indietro. Ma è naturale: la data del Congresso — se veramente Partito democratico avrà da essere — coinciderà con quel­la della scissione. E come se non bastasse Gavino Angius continua a dire che la terza mozione, quella di maggioran-za critica nei confronti di Fas­sino, si farà. Ha tentato di dis­suaderlo anche Massimo D'Alema. Agli espo­nenti a lui vicini che vivono con disagio questa fase il presiden­te ds ha spiega­to: sono preoc­cupato anch'io, ma sappiate che quando si fa­rà il Pd la golden share l'avre­mo in mano noi. Già, ma è anche sulle mosse di D'Alema che si interrogano i fassiniani. Che cosa vuole fare veramente il mi­nistro degli Esteri? Appa­rentemente è il più fervido sostenitore del Pd. Però ieri, al Senato, Clemente Mastella seminava qualche dubbio su questo. «Un ulivista vero che vuole sul serio il Partito de­mocratico — raccontava il Guardasigilli — mi ha detto che per farlo è necessario che entri pure io». D'Alema forse? «Ma no, uno che vuole sul serio il Pd», era la replica di Mastella.


Dunque, la situazione è questa. Con i Ds che rincorro­no la Margherita ma che sono divisi più che mai. Ieri Mussi ha lanciato l'allarme in vista dell'ufficio di presidenza di oggi: ha chiesto la verifica del­l'ultimo mese del tesseramen­to. «Perché — spiega Salvi — questa volta non faremo i bra­vi, non faremo finta di niente come allo scorso congresso». Anche la Margherita, però, ha i suoi problemi. Lamberto Dini, che ha firmato la mozio­ne di Rutelli, è convinto che sia «impossibile fare il Pd così come viene ora immaginato». La vera questione, per i DI, è quella aperta dalla presentazione della mozione di Arturo Parisi. «Loro conteranno le tessere, noi i voti», ha spiega­to Willer Bordon a un collega dell'Ulivo. Come a dire che i parisiani sono pronti a pre­sentare una lista da soli nella prima tornata elettorale utile...

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