da Il Messaggero del 24 novembre 2006, pag. 1
di Franco Reviglio
La competizione economica globale sta ulteriormente accelerando. I Paesi emergenti, che finora si affermavano soprattutto per la loro vantaggiosa struttura dei costi, offrono prestazioni sempre migliori anche sotto l'aspetto tecnologico. Pertanto per i Paesi industriali l'innovazione è sempre più il fattore chiave per il successo economico.
Il maggiore problema del nostro Paese è la sua insufficiente capacità di innovazione e, quindi, l'incapacità, non solo di accrescere, ma addirittura di mantenere la propria quota sul mercato mondiale. Illustra bene questa incapacità l'andamento relativamente sfavorevole della nostra produttività. L'ultimo Bollettino economico della Banca d'Italia valuta che dall'inizio del 2000 essa è diminuita del 4% rispetto a quella registrata in Francia e in Germania, dove, invece, è cresciuta, rispettivamente, del 24 e del 22%.
La nostra debolezza competitiva trova ora ulteriore conferma negli indicatori appena elaborati per la Confindustria tedesca e per “Deutsche Telekom” dal prestigioso Istituto Tedesco per la Ricerca Economica di Berlino (Diw). Utilizzando un'ampia scorta di informazioni (ben 180 dati numerici di base), oltre a numerose opinioni espresse da operatori internazionali, l' Istituto Tedesco ha calcolato diversi indicatori dei punti di forza e di debolezza nella competizione internazionale in materia di innovazione in 17 Paesi industriali.
I calcoli eseguiti, resi disponibili in questi giorni, pongono il nostro Paese agli ultimi posti delle diverse graduatorie e, sinteticamente, all'ultimo posto nell'ordine dell'indicatore complessivo che riassume i punteggi ottenuti dai diversi Paesi.
L'indicatore complessivo riflette le condizioni-quadro che determinano l'innovazione, quali la cultura, la ricerca e lo sviluppo nel campo della tecnologia di alto livello, la regolazione e la concorrenza, le possibilità di finanziamento, la domanda di prodotti e di servizi innovativi, l'efficiente comunicazione e collaborazione tra le imprese, le Università e i centri di ricerca ed un efficace processo di trasferimento al mercato dei nuovi prodotti, servizi e processi produttivi.
Lo studio dell' Istituto Tedesco si sofferma, quindi, sui Paesi che perseguono strategie di particolare successo nei vari campi dell'innovazione. Esaminando il caso tedesco (la Germania si colloca nella settima posizione sui 17 Paesi industriali esaminati), esso esamina le forze trainanti del processo innovativo e illustra quali strategie dovrebbero essere perseguite per promuovere l'innovazione.
Il motore principale dell'innovazione sono le imprese che realizzano la parte principale degli investimenti e del rischio e trasformano le idee innovative in prodotti adatti al mercato.
Ma anche lo Stato e gli Enti Locali giocano un ruolo determinante, perché ad essi spetta di definire le condizioni quadro e di influenzare la capacità innovativa del Paese in molti modi, per esempio attraverso la normativa, l'incentivazione alla cultura, alla ricerca ed allo sviluppo e la domanda di prodotti innovativi.
Infine, terzo fattore di successo sono i fattori culturali, l'apertura degli individui nei confronti della tecnica e del rischio e la loro capacità imprenditoriale, misurata dal numero di nuove imprese e dalla partecipazione delle donne nel processo innovativo, con una parola dal clima d'innovazione del Paese.
Lo studio è di particolare interesse per gli insegnamenti che ne possono trarre gli attori che con i loro comportamenti determinano le politiche per l'innovazione, il governo e le forze politiche, le imprese e i sindacati, le famiglie e i consumatori, perché solo con uno sforzo congiunto dei diversi attori il Paese riuscirà ad uscire dalle secche in cui si trova.
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