domenica 17 settembre 2006

Difendere con fermezza le nostre libertà è la migliore garanzia contro le guerre di (in)civiltà (editoriale di Carlo Annoni)

Ripropongo un intervento del febbraio 2006.
Allora la rivolta islamica era stata suscitata da alcune vignette di un quotidiano danese, oggi da un intervento teologico del Papa.
Era allora facile prevedere come le nostre libertà avrebbero presto dato modo a fanatici e criminali di sfogare frustrazioni e aggressività.
Oggi come allora, dobbiamo essere forti e determinati nel difendere le nostre libertà contro ogni fondamentalismo illiberale.
Senza "se" e senza "ma".
La nostra determinazione sarà la migliore dissuasione ai deliri di onnipotenza di fanatici e fanatizzatori.

Quando Bush ed i suoi consiglieri neo-con hanno deciso la guerra all'Irak giustificandola come "esportazione di democrazia", è stato spesso ripetuto come la guerra avrebbe messo in moto un'onda lunga in tutto il medio-oriente.
L'onda lunga attesa (o forse propagandata) era quella della democratizzazione e del conseguente progresso civile delle società interessate.
La democratizzazione ha infatti avuto slancio... peccato solo che i risultati non portino verso le democrazie liberali occidentali ma sembrano più puntare verso democrazie illiberali (vedi modello iraniano).
Come a suo tempo l'autocrazia dello Scià (autoritaria ma abbastanza tollerante e liberale) non fu sostituita da una democrazia liberale ma da una teocrazia fondamentalista (formalmente democratica), così sembra che la spinta attuale alla "democratizzazione" porti verso fondamentalismi illiberali.
Hamas, i Fratelli musulmani egiziani, i partiti confessionali irakeni ne sono l'evidenza.
La cosa non stupisce, poichè tutti gli analisti sanno che non sempre Democrazia e Libertà marciano assieme. L'esempio algerino di pochi anni orsono ne era stato un esempio. Allora attraverso il voto democratico si stava preparando la presa di potere di un totalitarismo. Come in Germania nel 1933.
Comunque il problema attuale non è tanto se la guerra irachena e la cosidetta "esportazione della democrazia", abbiano o meno contribuito al rafforzamento delle istanze fondamentaliste nel mondo.
Il problema è la pressione dei fondamentalismi nel nostro mondo.
Noi potremmo anche cinicamente disinteressarci del destino dei nostri vicini della sponda sud mediterranea.
Ma l'onda lunga arriva anche a noi. E arriva in forma di una miscela esplosiva fatta di ostilità verso l'Occidente e di masse fanatizzate che oggi ci chiedono la limitazione delle libertà di pensiero ed espressione. Stavolta sono state alcune vignette a provocare il fanatismo fondamentalista.
Domani non sappiamo quali saranno i motivi dell'offesa. Sappiamo invece che dobbiamo porci il problema di come contenere e ridurre il potenziale rischio rappresentato dal fanatismo religioso.
In primo luogo non dobbiamo far si che le istituzioni commettano l'errore di blandire i rappresentanti delle masse fanatizzate con interventi o dichiarazioni che concedano legittimità, in qualsiasi modo, alle istanze illiberali contrarie alle libertà di espressione. E parlando di Istituzioni parliamo di quelle del nostro Paese, ma anche e soprattutto a quelle europee, all'Europa che in questo può dimostrare tutta la propria necessità, difendendo i valori alla propria base.
La libertà di opinione e di espressione è un bene fondamentale che non deve essere messo in discussione, ma anzi va rivendicato con forza come nostro patrimonio comune di europei.
Che si tratti di vignette o versetti, l'ostilità anti-liberale dei fanatici deve trovare risposte ferme e compatte.
La forza della risposta darà già un messaggio chiaro ai fanatici e dissuaderà future manifestazioni di intolleranza, dimostrando loro che le democrazie liberali sono forti nei propri valori e sanno difenderli senza esitazioni.
Quindi le dichiarazioni che suggeriscono maggiore prudenza ai nostri giornalisti, scrittori, vignettisti, etc, non sono adeguate al momento e alle minacce. Di questo passo importeremo la sharia e la teocrazia islamista.. per prudenza.
La tentazione di qualcuno per il quieto vivere, oggi fatta scaricando Voltaire e dando comunque giustificazioni al fanatismo, vorrebbe dire arretrare la storia della civiltà di secoli.
Distinguo e cedimenti delle istituzioni darebbero il messaggio ai fanatici, e a chi li usa strumentalmente, che siamo divisi, deboli nei nostri valori, con l'effetto di una nuova Monaco. Allora fu la catastrofe della II guerra mondiale. Gli esiti di una nuova pavidità contro i fondamentalismi attuali non li conosciamo.. ma sicuramente il messaggio che un nostro eventuale cedimento darebbe, non aiuterebbe nè la causa della pace nè quella del progresso.

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