Inauguriamo lo spazio di discussione sul Partito Democratico con questo intervento di Luigi Gazzola
Tutto sommato potrebbe non essere difficile mettere insieme le nomenclature di due partiti per dare vita a una nuova formazione politica. Basterebbe accordarsi sulla spartizione dei posti di comando, fare un frullato di ideali e programmi dei contraenti e il gioco sarebbe fatto.
Fare un partito, costruirlo veramente, però è un’operazione che richiede capacità strategica e lungimiranza, non solo una presa d’atto tattica ché il mercato elettorale richiede un nuovo prodotto.
Quale delle due strade prenderà il concepito PD ce lo diranno i prossimi mesi, speriamo non la storia.
Probabilmente hanno ragione coloro i quali sostengono che tale approdo sia ormai maturo da tempo nelle teste di tanti e tante.
In occasione delle ultime tornate elettorali i banchetti e le iniziative vedevano già insieme esponenti della Margherita e dei Ds, accomunati certamente da candidature comuni ma anche da idee e modi di concepire la politica non profondamente diversi.
Se questo succede alla base dovrebbe registrarsi a maggior ragione ai vertici dei due maggiori partiti.
Detto questo, che l’operazione presenti delle difficoltà è altrettanto evidente. La provenienza da strade e storie diverse rende problematica una coabitazione stabile forzata nei tempi che potrebbe rivelarsi dannosa.
Pertanto non sono da biasimare coloro che ci vanno con i piedi di piombo. L’obiettivo è serio anche se le vie per raggiungerlo non sono chiare, tanto più che a livello nazionale la discussione sul PD sembra altalenarsi tra il come farlo e il se farlo, rimettendo ogni volta in discussione ciò che il giorno prima sembrava scontato.
E’ evidente che quanto accadrà nei singoli territori dipenderà dalle scelte romane. Però dalle città potrebbero partire dei segnali forti in vista della nascita del PD. E’ importante perciò anche nella nostra città continuare a discutere e confrontarsi sull’argomento, allargando magari il dibattito anche ai comuni della provincia.
Ma sarebbe oltremodo utile, anzi necessario, che le prove per il partito nuovo uscissero dal circuito delle parole e dei punti di vista per misurarsi con qualcosa di concreto.
Nella prossima primavera, quindi non fra dieci anni ma al massimo fra dieci mesi si voterà per eleggere il sindaco di Piacenza e per il rinnovo del consiglio comunale.
A di là della disponibilità di Reggi a ricandidarsi e delle dichiarazioni più convinte di sostegno alla ricandidatura formulate da Margherita, DS e Rifo, pare che il centrosinistra nel suo complesso indugi, in attesa di chi sa quali mosse, ad uscire allo scoperto e assumere una chiara iniziativa politica.
E’ possibile pensare di presentare per il comune una lista elettorale unica o più liste facenti espresso riferimento al Partito Democratico o all’Ulivo? O è ancora necessario che ognuno mantenga il proprio marchio di fabbrica moltiplicando le liste per continuare ad interpretare in senso proporzionale un sistema maggioritario o più semplicemente per contarsi?
Ed ancora, è possibile pensare fin da ora di costituire all’interno dell’attuale consiglio comunale un gruppo unico o federato che si richiami espressamente al PD o all’Ulivo? L’adesione a tale gruppo potrebbe essere un viatico per gli attuali consiglieri che aspirano alla ricandidatura.
L’idea di un PD aperto ad altri partiti, a tutti coloro che fuori dai partiti hanno sostenuto convintamene il progetto e la candidatura di Romano Prodi, prima con le primarie e poi con il voto di aprile, a quanti altri anche fuori dal c.s. ne colgono il valore in una prospettiva di governo riformista del Paese e localmente di prosecuzione dell’opera di modernizzazione della città, potrebbe anzi dovrebbe consentire di pensare per Piacenza ad una lista elettorale unitaria del PD o dell’Ulivo in cui possano da subito riconoscersi anche altre forze politiche locali. In particolare i Piacentini Uniti che insieme all’identità originaria, che affondava le proprie radici nella straordinaria esperienza di Alleanza per Piacenza, sembrano – purtroppo - avere smarrito il legame con la società civile e la spinta propulsiva iniziale, affogate dai personalismi e da quella litigiosità paralizzante che un tempo si imputavano ai partiti. E ancora l’Italia dei Valori, cui una eventuale indisponibilità del candidato sindaco ad apparentamenti in fase di ballottaggio potrebbe nuovamente privare di una adeguata rappresentanza.
Promuovere, da parte di queste forze o almeno di quelle disponibili, un confronto pubblico sul futuro della nostra città, sarebbe una maniera molto concreta di verificare da un lato la possibilità di dare un’anima e contenuti specifici a un progetto ambizioso, dall’altro l’attitudine ad attirare energie e intelligenze che oggi gravitano al di fuori dei partiti.
L.G.
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