domenica 11 giugno 2006

Risanamento e crescita, la via obbligata delle riforme

da Il Messaggero del 8 giugno 2006, pag. 1

di Franco Reviglio


E’ stato giustamente riconosciuto che risanamento dei conti pubblici e sviluppo non sono altro che due facce della stessa medaglia. Il consolidamento dei venti di crescita che hanno ripreso a soffiare in Europa richiede il risanamento dei conti pubblici in un arco biennale.

La correzione richiesta è stata definita quantitativamente: le tendenze dei conti pubblici devono essere corrette di un ammontare di circa 2 punti di Pil, come autorevolmente indicato dal governatore Draghi e confermato dalla ricostruzione delle tendenze dei conti della Commissione Faini.

Ma la correzione delle tendenze non rende disponibili risorse adeguate al rilancio degli investimenti pubblici che sono fondamentali per la ripresa della crescita economica. Le risorse necessarie si aggiungono pertanto al conteggio quantitativo della correzione.

Il nostro paese ha una triplice anomalia: un debito pubblico, una spesa previdenziale e un'evasione più elevati rispetto agli altri paesi europei. Queste anomalie devono essere affrontate lungo un arco pluriennale da un insieme adeguato di misure e di riforme strutturali capaci di coniugare insieme l'equità con il rigore.

Il debito pubblico deve essere ridotto mediante due insiemi di operazioni: nuove valorizzazioni di beni e attività pubbliche senza ricorrere a operazioni di finanza creativa e aumento dell'avanzo primario nella misura definita dal ministro Padoa-Schioppa.
L'aumento dell'avanzo primario può avvenire soltanto con il ricorso a riforme strutturali della spesa sociale e del Fisco. Le riforme devono essere incisive, rivolte nell'arco biennale ad entrambi i lati del bilancio pubblico.

In questo contesto le riforme non possono non interessare la previdenza e la sanità e nello stesso tempo rivolgersi ai diversi livelli di governo, coinvolgendo accanto allo Stato anche gli Enti territoriali.

L'azione sul Fisco deve essere profonda, diretta in primo luogo a ridurre in un arco pluriennale l'evasione che produce gravi effetti di sperequazione, distruttivi dell'ordine sociale. Solo la riduzione dell'evasione può giustificare i costi dell'inevitabile riforma della spesa sociale, riportando la manovra complessiva verso l'equità.

In un arco di tre-cinque anni l'ampia evasione, valutata circa tre volte i livelli medi europei, potrebbe essere ridotta di almeno un terzo, procurando un gettito aggiuntivo pari a circa il 3% del Pil di cui peraltro solo una parte minore può essere ricavata nel biennio 2006-07, sicché le riforme della spesa sociale sono nel frattempo inevitabili.

Purtroppo l'esperienza insegna che la riduzione dell'evasione incontra estesi ostacoli politici estremamente diffusi, trasversali agli schieramenti politici. Il loro superamento nel medio periodo, per avvicinarsi ai livelli di evasione europei, è il vero banco di prova del cambiamento riformatore, un ingrediente per rendere accettabile ed equa la distribuzione dei sacrifici, ma che non può essere sostitutivo delle riforme strutturali della spesa.

Nessun commento:

Posta un commento