domenica 28 maggio 2006

Un intervento liberale non una tassa socialista

da Il Riformista del 25 maggio 2006, pag. 5

di Savino Pezzotta


Finalmente abbiamo un governo, vedremo dai fatti se sarà più di centro sinistra o di sinistra centro come paventa l'opposizione. La domanda di fondo che invece ci dovremmo porre è quali sono i problemi che si dovranno prioritariamente affrontare, ma per fare questo occorre capire qual è la situazione che il precedente governo ha lasciato in eredità. Sicuramente la situazione economica del nostro Paese non è delle migliori, e non mi sembra molto corretto abbandonarsi a facili ottimismi rispetto all'effetto trascinante della "ripresina". Occorre tenere presente che a livello internazionale i segnali sono alquanto contraddittori, di certo l'andamento delle borse in Europa e negli Usa è oggi orientato a ribasso. Quello che è certo e che non possiamo aspettarci da una ripresa debole e dall'andamento del mercato quello che invece compete alla politica.



Le scelte da compiere non sono facili e proprio per questo occorrerebbe una puntuale conoscenza della situazione economica generale, dei conti pubblici e dei fabbisogni sociali cui non si deve e non si può rinunciare. Si deve conoscere la situazione per quella che è, senza abbandonarsi a pianti pauperisti o declinisti. L'Italia ha tanti problemi ma non è un paese povero. Il problema è che ci sono troppe rendite economiche, finanziarie, immobiliari e corporative che frenano l'innovazione e il cambiamento. Intervenire sulle rendite sarebbe un primo atto di giustizia e di rottura degli equilibri corporativi che penalizzano tutti coloro che rischiano e che hanno il coraggio di mettersi in gioco e sarebbe un segnale positivo.



Per chiarezza concettuale occorre anche ricordare che un intervento sulle rendite e sui privilegi consolidati non è una misura "socialista" ma liberale". Questo andrebbe ricordato a tutti coloro che si stracciano le vesti per le proposte avanzate dal vice ministro Vincenzo Visco. Tassare le rendite e operare secondo un criterio di equità sui guadagni parassitari, sono misure che, se viste sotto una luce diversa da chi vuole difendere i privilegi, possono stimolare il capitalismo ad innovarsi e a produrre ricchezza e lavoro.



Una misura che non interviene sui profitti, non è una misura punitiva. Cercare di spostare l'attenzione degli investitori dalle rendite, dagli immobili rendendo più appetibile il capitale di rischio e, a mio parere, un modo interessante per fare politiche di sviluppo e d'innovazione. E' sicuramente un intervento più efficace ed efficiente di una riduzione generalizzata della pressione fiscale. Oserei sostenere che al punto in cui siamo sarebbe anche opportuno e avrebbe riflessi sociali non secondari, premiare anche fiscalmente chi intraprende, investe e rischia sul nuovo.

Contenere la propensione alla rendita, al parassitismo economico, al corporativismo e ai privilegi consolidati è un'urgenza oltre che economica e sociale, anche e soprattutto politica.

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