giovedì 4 maggio 2006

“ Fascismo rosso “ e “ Fascismo nero “

Pubblichiamo con qualche giorno di ritardo un intervento di Mario Speziain risposta all'articolo di Dario Squeri dal titolo: “ 25 Aprile a Milano: il peggio del fascismo rosso ”

La “sonora” contestazione di cui è stata oggetto, da parte di alcune frange del corteo, il ministro Moratti che accompagnava il padre, ex deportato, alla Cerimonia del XXV Aprile scorso in Milano (d’altronde quale candidata a Sindaco non avrebbe potuto esimersi dal parteciparvi), nonché il gesto veramente infausto, e di ben diversa gravità politica, compiuto da un manipolo di autonomi, di dar fuoco alla bandiera Israeliana, sono state l’occasione per Dario Squeri di un intervento apparso sulla Libertà del 28 Aprile scorso a titolo: “ 25 Aprile a Milano: il peggio del fascismo rosso ”.
Il proposito dell’autore si evidenzia ben presto; con uno stile pesante e violento che, già di per sé, dovrebbe per sempre radiarlo da ogni categoria di “moderati”, prende le mosse dai due ricordati episodi, frutto di assoluta marginalità numerica e politica, per estenderne il giudizio negativo a tutta la sinistra che diventa, di volta in volta, non senza contraddizione, massimalista, estremista, radicale e sulla quale comunque, secondo lui ”Prodi si è appoggiato per dar forza al prossimo Esecutivo”.
In più “ C’è un sistema fatto di dirigenti e uomini politici che copre questi “fascisti rossi” e che non osa denunciarli; ..... Nel silenzio di Romano Prodi vive la peggiore delle posizioni: l’indifferenza”.
Questa è una palese, oggettiva menzogna; tralasciando tutti gli interventi che, di volta in volta, Prodi ha espresso per stigmatizzare ogni episodio di violenza privata e istituzionale, nel caso specifico ha tempestivamente comunicato al Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche: Claudio Marpurgo “profondo sdegno per questo atto che condanno con fermezza e offende tutto il popolo Italiano.”
Analoghe dichiarazioni sono state espresse da ognuna delle forze politiche che compongono l’Unione, per la quale la violenza istituzionale è contraria ai propri obiettivi politici, anzi, è temuta perché poi, amplificata a dismisura da Mass Media addomesticati e strumentalizzata dagli avversari politici, potrebbe incidere negativamente sulla propria immagine e sulla propria credibilità.
Ma tutto questo per l’estensore dell’articolo non conta, perché non rientra nel suo teorema di criminalizzazione degli avversari politici e perché evidentemente non intende rinunciare a quell’impostazione di critica radicale, portata avanti con l’articolo in questione, e così ben in linea con la nuova parola d’ordine Berlusconiana di “guerra totale” al nuovo governo.
E però nel momento in cui demagogicamente attribuisce a forze politiche posizioni da esse non condivise, oppure ne mette in dubbio l’intrinseca democraticità politica, o, peggio ancora, ne misconosce le prese di posizione intese ad un avanzamento democratico della vita civile, ed inoltre insinua, anzi afferma che Prodi è in balia di forze non democratiche, in quel momento non compie un’azione contro il “fascismo rosso” ma ne diventa speculare e fatalmente assume, in se stesso, tutti i contorni e la sostanza di un “fascismo nero”.
Comunque al di la dei due esecrati episodi, il 25 Aprile di Milano si è svolto in tutta normalità e ha segnato con l’abbraccio sul palco tra Prodi e il sindaco Albertini, un momento di positiva, auspicata coesione.
Certo è che se la festa del 25 Aprile non risulta sempre essere “Una solenne giornata di ricordo e conciliazione nazionale...... in uno spirito di patriottica commemorazione” riesce difficile non colpevolizzare coloro che alla Festa non ci vanno proprio (vedi in primis l’ex Presidente del Consiglio Berlusconi) o che se ci vanno occasionalmente è per un tornaconto politico, immediato e personale. Riesce altresì difficile non colpevolizzare tutti coloro che, ancora, non ne hanno accettato il profondo senso storico. Sono in atto, come è noto, oggi più di prima, tentativi di revisionismo che se accettati, snaturerebbero le ragioni di fondo della Lotta di Liberazione e porterebbero a fare di tutte le erbe un fascio, in un confuso egualitarismo tra l’appartenenza alla Repubblica Sociale Italiana e l’appartenenza al Movimento Partigiano, con profonda ricaduta sul concetto stesso di democrazia.
Attendiamo con pazienza che svaniscano questi pretestuosi revisionismi e che, una volta per tutte, si riconosca la suprema validità della scelta Resistenziale, senza se e senza ma.
Di sicuro, purtroppo, l’articolo in questione non aiuta a nutrire sentimenti ottimistici su una auspicabile e vera riconciliazione nazionale.

Mario Spezia
Presidente Associazione Partigiani Cristiani
Piacenza


Piacenza lì 29-04-2006

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