Ermete Realacci, responsabile nazionale del dipartimento "Qualità e territorio" della Margherita, interviene sulla prospettiva del Partito democratico
Da
Europa
25-02-2006
Da tempo ritengo la prospettiva dell’Ulivo-Partito democratico fondamentale. Fondamentale, non solo per vincere le elezioni e per ben governare, ma per ridare forza, dignità, gusto ad una politica all’altezza delle sfide che l’Italia deve affrontare. Saranno importanti oggi al Palalottomatica il numero dei presenti, le cose dette, gli interventi di Rutelli, Fassino, e soprattutto di Prodi, ma conteranno molto anche l’atmosfera, il clima, l’empatia tra i presenti. Non potrò esserci, e me ne dispiace, ma penso di essere giustificato perché devo partecipare a due appuntamenti non “partitici” e molto diversi, che credo abbiano a che vedere con l’agenda che dobbiamo costruire. A Montepulciano dove Acli, Legambiente, Movimento Politico per l’Unità e Comunità di Sant’Egidio per tre giorni discutono e si confrontano sul tema “Noi e l’Islam”. A Greve in Chianti dove Coldiretti, Città del vino e Symbola ricorderanno e festeggeranno il “Rinascimento del vino italiano” dopo la crisi del metanolo del marzo 1986. Non voglio però rinunciare a indicare, attraverso Europa, due caratteristiche che a mio avviso deve avere il Partito democratico. Due caratteristiche che non hanno a che vedere con questioni importanti come la forma partito, le priorità di programma e di contenuti, la convivenza e l’incrocio fecondo tra culture diverse. Hanno a che vedere con le suggestioni e le emozioni che un progetto politico deve saper evocare, con l’antropologia che ne anima i suoi protagonisti: questioni che qualcuno potrà ritenere futili, evanescenti, secondarie. Vorrei innanzitutto che la nuova formazione politica avesse come obiettivo principale ridare al paese speranza, fiducia nel futuro, gusto della sfida. Non solo dunque, come è necessario, rigore e serietà nel denunciare gli errori e i guasti del governo Berlusconi, ma capacità di individuare una missione per il paese, di mobilitare le sue migliori energie, i suoi talenti. Si presta a questo proposito proprio la metafora del metanolo. Da una grave crisi prodotta da scelte sbagliate, grandi quantità e basso prezzo, assenza di regole, sofisticazione ad una straordinaria rinascita basata su qualità, rapporto con i territori, innovazione e creatività. Siano oggi i primi nel mondo per esportazione di vini. Può accadere anche in altri settori. Ma per muoversi in questa direzione penso sia necessaria anche una diversa maniera di rivolgersi al paese. Troppo volte nel centro-sinistra affiorano atteggiamenti di distante superiorità, quasi che si faccia fatica a comprendere perché tanti italiani non scelgano con convinzione la nostra parte politica, al confronto con quanto Berlusconi rappresenta e propone. Sono atteggiamenti che posso anche comprendere ma che non trovo utili. Vorrei che l’Ulivo-Partito democratico fosse invece animato da curiosità e simpatia per i nostri concittadini, con tutti i loro pregi e i loro difetti. Che effettivamente trasparisse dalle nostre parole e dai nostri comportamenti l’affetto che abbiamo per il nostro paese, per le nostre comunità, i nostri territori. Prendo a prestito le parole di un grande pensatore, non politico ma che alla politica ha molto da dire, del secolo scorso: Antoine de Saint Exupéry. E del suo piccolo principe: “Il sesto pianeta era dieci volte più grande. Era abitato da un vecchio signore che scriveva degli enormi libri… «Sono un geografo», disse il vecchio signore. «Che cos’è un geografo?» «È un sapiente che sa dove si trovano i mari, i fiumi, le città, le montagne e i deserti». «È molto interessante», disse il piccolo principe, «questo finalmente è un vero mestiere!» E diede un’occhiata tutto intorno sul pianeta del geografo. Non aveva mai visto fino ad ora un pianeta così maestoso. «È molto bello il vostro pianeta. Ci sono degli Oceani?» « Non lo posso sapere», disse il geografo. «Ah (il piccolo principe ne fu deluso) E delle montagne?» « Non lo posso sapere», disse il geografo. «E delle città e dei fiumi e dei deserti?» «Neppure lo posso sapere », disse il geografo. «Ma siete un geografo!» «Esatto», disse il geografo, «ma non sono un eploratore. Manco completamente di esploratori. Non è il geografo che va a fare il conto delle città, dei fiumi, delle montagne, dei mari, degli oceani e dei deserti. Il geografo è troppo importante per andare in giro. Non lascia mai il suo ufficio, ma riceve gli esploratori, li interroga e prende degli appunti sui loro ricordi. E se i ricordi di uno di loro gli sembrano interessanti, il geografo fa fare un’inchiesta sulla moralità dell’esploratore »...”. Non abbiamo bisogno di questi geografi. Abbiamo invece bisogno di molti esploratori. Per guidare il paese accompagnandone i processi, come direbbe Aldo Bonomi, non per segnare con la matita rossa e blu i suoi errori. Il pullman di Prodi è ripartito, martedì parte il treno di Rutelli, “In viaggio con Piero” è lo slogan delle iniziative di Fassino: è un buon inizio. Se dalla convenzione partirà l’attivazione di altre migliaia di esploratori sarà più facile vincere le elezioni. E rendere l’Italia più forte, più civile, più gentile.
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