sabato 18 marzo 2006

Prodi alle imprese: concertazione e meno Irap

Il leader dell’Unione: non posso abolirla ma tagliarla. Sul cambio della Biagi gelo della platea

Dal Corsera del 18/3/2006

VICENZA - Non se la sente di promettere la cancellazione dell’Irap, mica si può rinunciare a cuor leggero a un gettito di 35 miliardi di euro l’anno, al massimo «si potrà correggerla». E’ sicuro, «perché i conti li so fare», di riuscire a ridurre in un anno il cuneo fiscale di cinque punti («E in futuro forse anche di qualcosa di più»), anche se resta in molti la curiosità di sapere dov’è il trucco, in quale angolo, cioè, saranno reperiti i dieci miliardi necessari. Evita i fischi, ma non alcuni interminabili secondi di gelido silenzio, quando rilancia l’intenzione di riformare quella parte della legge Biagi che «sta precarizzando un’intera generazione».


LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE - E incassa una tacita disapprovazione anche quando esclude la ripresa del nucleare, ma «non la ricerca in quel campo». Si rifà con gli interessi annunciando di voler tassare di più le rendite finanziarie solo sopra una certa soglia, promettendo poi aiuti alle piccole e medie imprese, sostegno alla ricerca e «una lotta feroce» alla criminalità nel Meridione. Si dice certo di poter ridurre del 20% i costi dell’energia per il Paese. E altrettanta fiducia, sul fronte delle relazioni industriali, ripone nello strumento della concertazione: «Un’imprenditoria forte e un sindacato forte: la frammentazione porta solo casino».
Romano Prodi all’esame di Confindustria. Un’ora e mezzo di domande da parte di undici imprenditori nel capannone «G» della fiera di Vicenza. Tre minuti e mezzo per ogni risposta. Passaggio delicato: cinque anni fa, a Parma, l’allora candidato Francesco Rutelli uscì malconcio da un analogo esame e alle urne, poi, furono dolori. Seimila gli imprenditori in platea. Blu e rosso i colori dominanti.



VENTICINQUE APPLAUSI - Venticinque gli applausi, brevi ma convinti. E un momento di gelido silenzio (sulla Biagi). Atmosfera cordiale, attenta. Ma nessun fremito di entusiasmo. Ferruccio de Bortoli, direttore de «Il Sole 24 Ore», nel ruolo di arbitro. Il Professore ha studiato, maschera bene la tensione e, tra una risposta e l’altra, trova anche il modo di lanciare tre appelli agli imprenditori: in tema di liberalizzazioni («Siate più attivi»), di infrastrutture («Investite») e di turismo («Possibile che in Italia non ci sia neanche una grande catena alberghiera?»). Finisce con un Romano Prodi sollevato: «Sono molto soddisfatto, vi sono tanti punti in comune tra il programma dell’Unione e quello di Confindustria. Non ho fatto un comizio, ho parlato di cose concrete e ho invitato gli imprenditori a compiere delle scelte».


LA CRESCITA - Le domande vanno sempre al sodo, come la gente di questo Nord-Est. Quale fisco, Professore? E lui: «Neutrale rispetto al lavoro, alle famiglie e alle rendite finanziarie». L’obiettivo è «aiutare la crescita delle imprese e poi tanta, tanta innovazione». La «mossa», come la chiama il capo dell’Unione, dovrà arrivare «nei primi cento giorni di governo» e avrà la forma della riduzione del cuneo fiscale. Le risorse? «Due miliardi e mezzo di euro li otterremo dalla tassazione delle rendite finanziarie...».
Pausa. Sospiro: «Con i furbetti del quartierino una buona tassazione sarebbe stata opportuna...». Peccato, è andata. E’ un Prodi in versione liberal: rivendica al suo precedente governo «le uniche liberalizzazioni che siano state fatte», accusa quello attuale di «immobilismo» e, di fronte «all’umiliazione delle authority di controllo», è convinto che «ne serva una sola, ma forte, in grado di controllare tutte le reti». Nel suo eventuale governo, afferma, potrebbero esserci tre nuove figure di viceministro: uno alle politiche giovanili, uno al turismo e uno alle piccole e medie imprese («In Francia per esempio ha già dato buona prova»). Rilancia l’idea di un Meridione «porta dell’Europa», canale di passaggio degli investimenti e dei flussi commerciali dall’Asia.


L’EXPORT - Promette aiuti agli imprenditori sui mercati esteri. E fa il pieno di applausi quando riconosce che «le coop non hanno diritto ad alcuna facilitazione se operano sul mercato, mentre è diverso quando si muovono in una logica cooperativa». Rassicurante, esclude rivoluzioni in caso di vittoria, criticando anzi l’eccesso di spoil system : «Spesso si massacra la Pubblica amministrazione solo per assumere gli amici degli amici». Per chiudere con la riforma elettorale: «Farò di tutto perché si torni a un sistema che assicuri stabilità al sistema». Al maggioritario, cioè: alleati permettendo.
Francesco Alberti

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