Europa
INTERVISTA PER ENRICO LETTA, RESPONSABILE ECONOMICO DELLA MARGHERITA, LE CRITICHE DEL MINISTRO DELL’ECONOMIA AGLI UOMINI DI DRAGHI SONO FUORI LUOGO
«I dati Bankitalia?Un’istantanea. Tremonti se la prende con la macchina fotografica»
di GIANNI DEL VECCHIO
18-03-2006
«Le critiche di Tremonti alle cifre date mercoledì da Banca d’Italia sono completamente fuori luogo. I dati di palazzo Koch sono assolutamente precisi e affidabili e danno una fotografia chiara della situazione economica italiana. Reagendo in questo modo il ministro dell’economia è come se se la prendesse con la macchina fotogra fica che ha scattato l’istantanea. È francamente assurdo». Enrico Letta, responsabile economico della Margherita, non perde l’occasione per rispondere per le rime all’atteggiamento snob del ministro Giulio Tremonti riguardo ai dati sullo stato dell’economia italiana, diffusi dal centro studi dell’istituzione guidata da Mario Draghi. Il titolare dell’Economia ha infatti minimizzato l’importanza del lavoro dei tecnici di Bankitalia, dicendo di tener in considerazione solo «le cifre diffuse da Eurostat e dalla Commissione europea, le uniche decisive sulle quali tutti i governi fanno politica in Europa». Un giudizio tranciante, condizionato però dal quadro fosco che è venuto fuori dal bollettino economico: la crescita è ferma, il debito pubblico è riesploso, la spesa corrente statale è fuori controllo, la nuova occupazione è tutta precaria, le famiglie si indebitano sempre più per mantenere stabile il tenore di vita. Si capisce quindi perché Tremonti preferisca minimizzare e rimandare la bocciatura a livello europeo. Onorevole Letta, il ministro dell’economia ha snobbato Bankitalia, preferendole l’Eurostat. Pochi ricordano però che lo stesso Tremonti nel luglio 2002 fu molto critico proprio con l’istituto di statistica europeo, reo di aver cambiato le regole in corsa riguardo l’autorizzazione alle operazione di cartolarizzazione, testa d’ariete della finanza creativa tremontiana. I giudizi quindi cambiano a seconda delle convenienze? L’unica cosa che conta in questi casi è non perder di vista la realtà oggettiva dei fatti. E la realtà ci illustra un paese che non cresce, dove aumenta la precarietà e il debito pubblico. Tutto il resto riguarda solo polemiche stucchevoli e poco interessanti. Entrando nel merito del Bollettino, Draghi individua la causa del ritardo italiano nei nodi strutturali che non sono stati affrontati adeguatamente. É d’accordo? Si, la situazione descritta dal Governatore mostra la peculiarità del caso italiano. Non ci sono molti altri paesi nelle stesse difficoltà in cui ci troviamo. Quali sono queste difficoltà? C’è un contemporaneo aumento del deficit pubblico, della spesa corrente e la crescita zero. Normalmente, in un paese può capitare che una di queste voci vada male e che venga compensata dalle altre due. Invece in Italia è un disastro su tutti e tre i fronti. Poi c’è il dato sull’occupazione. È preoccupante il fatto che un giovane su due sia precario. Proprio per questo Prodi sta spingendo molto sulla necessità di ridurre le tasse sul lavoro. Del resto questo è da sempre uno dei temi più cari alla Margherita, presente fin dal primo Big Talk, ed è giusto che sia il cuore del programma di centrosinistra. Per Banca d’Italia poi le famiglie italiane si stanno indebitando sempre più, ricorrendo al credito al consumo. Da una parte il credito al consumo ha una funzione positiva perché funge da ammortizzatore sociale ma dall’altra non se ne deve incentivare l’uso, perché può mettere in seria difficoltà i bilanci familiari. Infine il debito pubblico, che sta riesplodendo. Ciò apre un inquietante scenario sul futuro sia per la maggiore spesa per interessi che per la riduzione del saldo primario. Una volta al governo, dovremo soprattutto far ripartire quest’ultimo, cercando di coniugare crescita e risanamento dei conti.
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