mercoledì 22 marzo 2006

LA SFIDA AL DECLINO

La Repubblica


ANDREA BONANNI
22-03-2006

Romano Prodi ha costruito il proprio prestigio politico riuscendo, contro ogni realistica aspettativa, a portare l´Italia nell´euro. Ora, se vincerà le elezioni, lo aspetta una battaglia non meno difficile per farcela rimanere. La questione è posta, in termini neppure troppo velati, dal Financial Times che ieri ha dedicato alla campagna elettorale italiana un´intera pagina con articoli da Roma, Bruxelles e Francoforte. In essi si spiega, tra l´altro, che ai piani alti della Banca Centrale europea ci si interroga ormai «se l´Italia possa essere prima o poi costretta ad abbandonare la zona euro». Dopo aver ricordato che il Paese ha inanellato i peggiori risultati economici d´Europa per tredici anni su quindici, il giornale cita un analista della Morgan Stanley, Vincenzo Guzzo, secondo cui «il nuovo governo dovrà fornire prove convincenti che il Paese è ancora in grado di vivere e prosperare nell´Unione monetaria europea». L´interrogativo sulla nostra permanenza nell´euro è probabilmente esagerato, almeno nel breve periodo. Ma il fatto stesso che la questione venga posta in Europa costituisce di per sé un problema serio e offre la misura del terreno perduto in questi cinque anni. Un gap che il prossimo governo dovrà recuperare urgentemente sia in termini di immagine e credibilità, sia in termini di misure concrete per rilanciare la competitività di un Paese che non sembra ancora capace di trovare un´alternativa alle svalutazioni a catena rese impossibili dalla moneta unica. La strada delle vecchie svalutazioni competitive, infatti, se pure fosse ancora percorribile, sarebbe vanificata dagli effetti della globalizzazione. Non è certo deprezzando i prodotti e il lavoro "made in Italy" che potremmo comunque sperare di fare concorrenza alle potenze emergenti dell´Asia o alle stesse economie dell´est europeo. La questione della nostra capacità di rimanere nell´Unione monetaria non va vista solo in termini di risanamento delle pur disastrate finanze pubbliche. Da questo punto di vista, siamo e rimaniamo sorvegliati speciali. L´Europa ha aperto contro il governo una procedura per deficit eccessivo dandoci tempo fino al 2007 per rientrare entro i tetti di Maastricht ed esprimendo forti preoccupazioni sul fatto che il Paese possa rispettare la tabella di marcia che le è stata assegnata. Quello che spaventa davvero, quando si guarda all´Italia dall´Eurotower di Francoforte o dal palazzo Berlaymont di Bruxelles, è il combinato disposto di finanze pubbliche in dissesto e di un sistema economico che non cresce e che anzi registra una continua perdita di competitività. Ed è evidente che il recupero di credibilità che toccherà al nuovo governo dovrà agire contemporaneamente su due piani: rispettare gli obiettivi di risanamento finanziario, e dare segnali forti e convincenti circa la volontà di varare riforme radicali in grado di rilanciare l´economia. Il Financial Times, come altri giornali dell´establishment internazionale quali l´Economist, non fa mistero di ritenere il governo Berlusconi assolutamente incapace di raggiungere questo obiettivo. Uno scetticismo se non altro corroborato dal bilancio di cinque anni di governo. Ma, e qui sta la vera scommessa di Prodi, esprime forti dubbi che anche in caso di vittoria della coalizione di centrosinistra le forze che la compongono possano avere la volontà politica di varare le dolorose riforme necessarie per arrestare il declino. Questa sfiducia costituisce per il candidato dell´opposizione una nuova sfida. In caso di vittoria, se il suo governo non avrà credibilità, come non l´ha avuta il governo Berlusconi che se l´è giocata strada facendo, non potrà sperare di ottenere dall´Europa quell´apertura di credito politico di cui ha assolutamente bisogno per recuperare il terreno perduto. L´essere riuscito già una volta a raddrizzare i conti italiani e l´avere dimostrato la propria serietà come presidente della Commissione possono certo aiutare Prodi, ma evidentemente non sono sufficienti. Il danno di immagine per un Paese che, come scrive il FT, "è sostanzialmente invisibile sulla scena politica europea", non può essere recuperato solo sulla base della credibilità personale. Il primo test che il nuovo governo dovrà sostenere sarà dunque la scelta dei dicasteri economici: senza nomi che l´Europa possa immediatamente identificare come garanti di serietà e rigore, difficilmente Roma potrà ritrovare il credito perduto. Il secondo test saranno le misure concrete di riforma varate nei primi cento giorni. Il terzo sarà il mantenimento di una politica di rigore, pur tenendo conto delle possibili sorprese che il candidato premier dice di temere quando potrà verificare davvero lo stato dei conti pubblici. La troppo lunga campagna elettorale di questi mesi ha avuto per effetto di polarizzare l´attenzione degli elettori sulle polemiche italo-italiane. Gli articoli del Financial Times rappresentano da questo punto di vista un brusco ma salutare risveglio. E´ evidente, infatti, che la partita sul futuro del nuovo governo e dell´Italia si giocherà per metà sul tavolo di casa in termini di coesione della maggioranza, e per metà sul tavolo europeo in termini di credibilità di quella stessa maggioranza. Toccherà a Prodi dimostrare di saper riportare il Paese nell´Europa politica, da cui si è isolato, e mantenerlo in quella economica, da cui rischia di essere rigettato. E non sarà un compito facile.


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