In Italia gli aiuti alle famiglie sono stati finora scarsi e frammentari, tra i più bassi in Europa. Le differenze nei programmi elettorali di Unione e Casa delle libertà riguardano soprattutto le proposte per le famiglie con figli. E vertono sulla natura del sostegno, che può essere monetario o prevedere la fornitura diretta di beni e servizi; il suo carattere di natura occasionale o più strutturale; per il fatto di rivolgersi solo a lavoratori dipendenti o a tutti i lavoratori; e per l'orizzonte temporale su cui si dispiega.
Daniela Del Boca interviene sul sito www.lavoce.info
Nonostante la rilevanza e la centralità della famiglia nella società italiana, gli aiuti alle famiglie sono stati finora scarsi e frammentari, tra i più bassi in Europa.
Il sistema di welfare italiano prevede infatti sostegni economici ancorati a particolari posizioni nel mercato del lavoro e assegnati agli individui a seconda della loro condizione economica, mentre sono lasciate senza sostegno adeguato le fasce più giovani.
Le principali differenze tra le proposte dell’Unione rispetto a quelle formulate dalla Casa delle libertà riguardano le famiglie con figli. In particolare, i programmi delle due coalizioni differiscono per 1) la natura del sostegno: monetario o fornitura diretta di beni e servizi , 2) il carattere: occasionale o di natura più strutturale), 3) il carattere universale o categoriale: solo per lavoratori dipendenti o per tutti i lavoratori 4) l’orizzonte temporale: una tantum o sostegno di lungo periodo.
Programmi a confronto
Nel programma di Prodi, oltre ai sostegni monetari alle famiglie (2.500 euro per i primi tre anni) sono previsti anche servizi in natura: creazione di tremila asili pubblici. Questo è forse l’aspetto di maggior differenza dalle proposte Cdl, che invece privilegia le prestazioni monetarie (bonus bebè e quoziente familiare). L’obiettivo di un espansione degli asili è aumentare gli aiuti alle famiglie senza scoraggiare, anzi facilitando, la conciliazione lavoro-figli delle donne. Un maggior numero di asili nido implica anche maggiori opportunità di lavoro.
L’assegno di 2.500 euro per i primi tre anni ha natura strutturale al contrario del bonus bebè per il 2005 e 2006, introdotto nell’attuale legislatura e che si è aggiunto agli altri spezzoni di sostegno alle famiglie con figli. Infatti, la proposta dell’Unione implica per i beneficiari una semplificazione e una riunificazione degli assegni familiari, di quelli per nuclei con tre o più figli, e delle deduzioni Irpef per i figli.
Sul piano dei costi la proposta di assegno dell’Unione ha un costo stimato di 790 milioni di euro al primo anno, non molto superiore a quello del bonus una tantum diposto dalla ultima Finanziaria.
L’assegno ha inoltre carattere universale – si rivolge sia ai lavoratori dipendenti che agli autonomi – e mira ad effetti redistributivi– varia con il reddito e quindi premia in misura maggiore le famiglie con redditi bassi e medi.
In contrasto l’intervento a sostegno dei redditi familiare proposto dalla Casa delle libertà , il quoziente familiare, non riconosce i costi notevoli delle famiglie in cui si lavora in due, crea distorsioni a sfavore delle famiglie bi-reddito e scoraggia le scelte lavorative del coniuge con reddito più basso. Questo effetto è poco auspicabile in un paese che ha gia’ bassissimi tassi di partecipazione femminile e poco coerente con gli obiettivi di Lisbona.
Infine a differenza dei bonus bebè una tantum, il contributo proposto da Prodi prevede un arco temporale che continua fino alla maggiore età: allarga così l’orizzonte temporale del supporto fino a diventare una forma di "reddito minimo" per i giovani lasciati fuori dalla rete di sostegni. E ricorda il Child Trust Fund britannico in quanto permette alle famiglie di avere una dotazione iniziale da investire per il futuro del figlio.
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