giovedì 9 marzo 2006

Forza Italia: quel che resta dei professori

di Piero Melograni

Dal Riformista del 9/3/06

Nel 1996, quando si candidarono con il nuovo partito di Forza Italia, i cinque “professori” fatti eleggere da Berlusconi (Lucio Colletti, Giorgio Rebuffa, Marcello Pera, Saverio Vertone, che non era professore e neppure liberale, infine io) credevano probabilmente che quel partito si sarebbe un giorno trasformato in un partito liberale e laico di massa. Di certo io lo speravo. Oggi Colletti non è più tra noi, Pera è diventato un teo-con, Vertone è all’estrema sinistra, Rebuffa - già nel ’98 - passò all’Udr di Francesco Cossiga. Solo Colletti e io restammo laici e liberali. Colletti - rieletto con Forza Italia nel 2001 - lo restò fino alla morte avvenuta poco dopo. Io - che rinunciai volontariamente alla rielezione - lo sono rimasto fino ad oggi, anche se non mi illudo più, come non si illudeva Colletti, che Forza Italia possa diventare un partito laico e liberale di massa.
Sono convinto che in Italia non riusciremo ad avere un qualunque partito laico e liberale di massa per molti altri decenni, a causa del fatto che i laici liberali sono pochi e che una loro rapida fabbricazione è impossibile. Sono felice del fatto che tanti ex fascisti, ex comunisti, ed ex tutto si dicano liberali. E’ già un buon segno proclamarsi tali. Ma se poi vai a scavare, ti accorgi che quel loro proclamato liberalismo corrisponde a poco o nulla. Posti di fronte a una vera scelta liberale, come per esempio l’abolizione del valore legale dei titoli di studio, se ne ritraggono. I cinque “professori” si candidarono con Berlusconi sedotti dalla novità del personaggio e del suo partito nuovo, poiché l’originalità e la straordinarietà del fenomeno erano tali da autorizzare grandi speranze di rinnovamento.

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