sabato 11 febbraio 2006

Treu:«Non diciamo solo no»

Il responsabile del programma dell’Unione per la Margherita risponde alle critiche di Ichino

di MARIANTONIETTA COLIMBERTI
03-02-2006

«Quella di non dire solo “no” è stata sempre una nostra preoccupazione prioritaria. Non deve insegnarcelo Pietro Ichino». Non ci sta Tiziano Treu, capo del dipartimento lavoro della Margherita, responsabile Dl al tavolo del programma dell’Unione e autore delle riforme del mercato del lavoro dei governi dell’Ulivo, alle accuse che lo studioso ha lanciato ieri dalle colonne del Corriere della sera. E spiega perché.
Senatore Treu, è vero che l’Unione dice solo no, come qualcuno scrive sulla prima pagina del maggior quotidiano italiano? Al contrario, abbiamo sempre sostenuto che l’opposizione non doveva limitarsi a respingere le iniziative del governo, ma mettere in campo proposte proprie, offrire agli italiani un’alternativa vera, un programma concreto.
Ichino può stare tranquillo, e soprattutto possono stare tranquilli gli elettori. E questo riguarda anche altri fronti, non soltanto quello del lavoro. Restiamo al lavoro, però. Ichino dice che abrogando o superando la legge 30, in Italia cambierebbe poco o nulla. Ichino sminuisce i pericoli della legge 30. Neanch’io voglio demonizzarla, ma si tratta di una legge molto ideologica che non ha combinato granché. Neanche troppi guasti, forse. Però è una legge confusa che non funziona.
Il punto vero è che la situazione complessiva è peggiorata. Ce lo spieghi. Innanzitutto ha creato un clima di tensione e incertezza che va oltre i numeri. È un fenomeno che si può osservare ovunque, basta ascoltare la preoccupazione di chi ha figli giovani.
Poiché le sensazioni e le aspettative contano, questo è un guasto reale. Aggravato dal fatto che, non essendoci ammortizzatori diffusi, il senso di pericolo, l’ansia aumentano. E non solo nei lavoratori precari, anche se questi sono i più esposti. Con lo sviluppo bloccato – e questa è una responsabilità del governo Berlusconi – a essere spaventati sono anche gli altri. Si pensi alle piccole imprese. Basta una ventata di crisi... la cassa integrazione che non c’è... E questo non è un guasto da poco. Secondo l’editorialista del Corsera molte forme di lavoro flessibile c’erano già e non sono state inventate dalla legge 30. Sul job sharing esisteva una mia circolare, ma si tratta di una realtà marginale e proprio per questo non era necessaria la bulimia legislativa da cui il governo è stato colpito.
Quanto allo staff leasing, certo, esisteva sotto forma di appalto di servizi: illegale, perché se l’appalto di servizio si risolve nella fornitura di manodopera e basta, nasconde un abuso.
Allora, bisogna fare una seria lotta per l’emersione, il contrario di quanto ha fatto il governo. Noi avanziamo proposte precise. Innanzitutto, non fare condoni. Poi, istituire un sistema di analisi sul tipo degli studi di settore: si vede quali sono i valori standard – ad esempio, quanti operai occorrono per costruire un ponte o una strada – e chi è sotto quella valutazione viene multato o subisce un accertamento. Non sarà il toccasana, ma un aiuto alla trasparenza sì. La precarietà non sarebbe aumentata come si dice.
Non come dicono le Cassandre, ma non v’è dubbio che negli ultimi duetre anni è aumentata anzitutto in entrata. Quanto al lavoro a progetto, è stato cambiato solo il nome ai co.co.co. La nostra proposta, che Ichino dimentica, è invece quella di ridurre il cuneo fiscale.
Nel programma non parlate della riforma del sistema della contrattazione collettiva. Ci mancherebbe altro. È un’opera delle parti sociali, non la decidiamo né Ichino né io.
Noi abbiamo un’idea, ma non può essere inserita in un programma. Vi si chiede dove prenderete i soldi. È un discorso che abbiamo ben presente. Alcune delle nostre riforme non costano, come le liberalizzazioni.
Altre costano, come gli ammortizzatori e i contributi. Non avevamo taciuto neanche sulle finanziarie di Berlusconi. Ad esempio, avevamo detto che i 6 miliardi a favore delle tasse dei ricchi potevano essere messi su ammortizzatori e contributi. Abbiamo parlato della tassazione delle rendite. Sapremo scegliere le nostre priorità. Una corsa è certa: le priorità di un governo di centrosinistra sono diverse da quelle della destra.

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