martedì 21 febbraio 2006

In aprile un voto all’Europa

Luigi Gazzola ci ricorda la centralità e l'importanza della scelta europeista propria della Margherita

Il 9 e 10 aprile noi italiani voteremo per l’Europa. In cerca di giustificazioni alla propria incompetenza di governo la Destra italiana porta gli elettori in pellegrinaggio alle Torri Gemelle, a Pechino e a Bruxelles. Lì ci sono i nemici che hanno trasformato i sogni berlusconiani in incubi. Non ci fossero il terrorismo, i cinesi e l’euro, oggi saremmo nella terra promessa in cui non occorre pagare le tasse, si fanno ferrovie ad alta velocità e ponti mai visti, aumentano le pensioni e l’inglese a scuola s’impara assieme alle tabelline subito dopo aver navigato su Internet con formidabili computer.
Se non ci fosse stato Prodi, che s'è intestardito a farci cambiare la lira… Se non ci fosse stato l’euro… Insomma, se non ci fosse stata l’Europa… Cinque anni fa era solo la Lega a proporre questa idea dell’Italia isolata e autarchica. Alla fine della legislatura è l’intera Destra che pur di scrollarsi di dosso le sue responsabilità economiche, politiche, diplomatiche, fa balenare agli italiani l’ipotesi che senza Europa staremmo meglio.
Il guaio vero per l’Italia è che mentre le forze di governo tentano questo gioco di prestigio elettorale, altrove c’è chi si sta domandando se l’Europa non starebbe meglio senza l’Italia.
E’ passata via tra le notizie per esperti la decisione della Banca centrale europea di rendere di pubblico dominio la regola vigente dal '99 che l'autorizza a rifiutare di trattare sul mercato i bond dei Governi di Eurolandia con un rating inferiore a una A. Nessun paese dell'euro oggi si ritrova tanto in basso, ma con il debito in aumento dal 106,5% del 2004 al 108,2% del 2005 (contro il tetto massimo del 60%), un deficit del 4,3% e un rating S&P AA-, l'Italia è in una posizione molto vulnerabile. Più del Portogallo e della Grecia, che con l’Italia sono nel mirino di chi, contrastato nel 1996 proprio da Romano Prodi, non ha rinunciato al progetto di un "euro ristretto".
Preoccupazioni eccessive e propaganda della sinistra?
Cinque anni fa non si poteva immaginare l’Italia al di fuori di ogni intesa fra i principali attori europei, oggi succede.
S’incontrano Francia, Germania e Regno Unito per decidere la politica europea di sicurezza. Gli stessi tre trattano con l’Iran sul nucleare. La Gran Bretagna è protagonista nell’intesa recente sul bilancio europeo. La Spagna di Zapatero viene coinvolta nel gruppo dei paesi che indicano la strada. L’asse franco-tedesco viene rilanciato dall’elezione di Angela Merkel. L’Italia ottiene solo la sede dell’Agenzia alimentare europea non per scelta strategica dell’Unione, ma perché il presidente del Consiglio italiano – per sua ammissione – ha fatto la corte alla primo ministro finlandese.
Prima della guerra all’Iraq, s’incontrarono Bush, Blair ed Aznar. Poi qualcuno di loro, a scelte fatte, si ricordò di dare un colpo di telefono per informare Berlusconi. Nonostante questo, la Destra italiana si assunse in quella occasione la responsabilità di dividere l’Europa, invece di collaborare alla sua unità, senza che questa scelta "americana" abbia avuto alcuna contropartita in Europa, nemmeno da parte di coloro che firmarono con Berlusconi il documento a favore della guerra preventiva.
Anche a sostegno di un’Italia europea abbiamo contrastato in questi anni la missione militare italiana in Iraq. Un contrasto motivato dalla consapevolezza che proprio dall’Unione Europea, dal suo spirito e dalla sua evoluzione il mondo di oggi può trarre esempi e strumenti, alleanze e sostegni per ridurre ed eliminare la guerra.
Come non bastasse, in una fase di estrema delicatezza sul piano dei rapporti internazionali, in cui le diplomazie occidentali – ferma la condanna nei confronti del terrorismo internazionale e di ogni tipo di fondamentalismo - sono all’opera nel tentativo di instaurare un dialogo e una collaborazione proficua con i Paesi e gli esponenti più moderati del mondo islamico; in un tempo in cui l’Italia è direttamente presente, coinvolta ed esposta con propri contingenti militari nella vicenda post bellica irachena, dobbiamo assistere all’irresponsabile provocazione del ministro Calderoli nei confronti del mondo islamico: un gesto idoneo a scatenare ritorsioni sul territorio nazionale ed europeo, verso i tanti italiani che lavorano ed operano all’estero in paesi non solo di lingua araba, per gli interessi economici dell’Italia e per il suo residuo prestigio – messo a dura prova dopo cinque anni di governo del centrodestra – sullo scacchiere internazionale.
Politiche europee e politiche di pace hanno caratterizzato in questi cinque anni le scelte della Margherita. È un punto di partenza importante per la prossima legislatura, che sarà chiamata non tanto a riparare i danni, quando a diventare motore dell’Europa in Italia. Per questo è giusto dire che il 9 aprile votiamo per l’Europa

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