l'intervista Marco Polito, direttore del "Riformista" ritiene che Silvio si sia rivolto a Karl Rove
Da Libertà del 15/1/2006
ROMA - Dopo il lifting alle palpebre e il trapianto di capelli sembra arrivato per Silvio Berlusconi il momento di una rinfrescata alle idee. Nessun ripensamento sulla politica dell'immagine, anzi. Solo che, quando il gioco si fa duro e i duri cominciano a giocare anche, Silvio Berlusconi sa di non potercela fare da solo. Serve un risolutore di problemi di ben altro calibro. Un Karl Rove, per esempio, deus ex machina della rielezione di George W. Bush, altrimenti senza speranze. Ma anche l'uomo ora nei guai per il Ciagate. The Genius, il Genio, per alcuni, l'Architetto (con sottile citazione massonica), per altri, Rove sarebbe il padre dell'idea di sventolare alla conferenza stampa di fine anno L'Unità con la notizia della morte di Stalin, nel 1953. Come Berlusconi, l'Architetto è fra quelli che vedono comunisti dappertutto. Karl Rove sarebbe stato contattato per la campagna elettorale e avrebbe già sparso il miele dei suoi buoni consigli. Lo rivela Il Riformista, quotidiano ufficioso del dalemismo.
Ma è proprio vero? Abbiamo chiesto ad Antonio Polito, che Il Riformista dirige. «Così ci risulta», risponde. E spiega come si è arrivati alla scoperta di un Cconsigliori d'immagine cercato oltreoceano: «Abbiamo notato un cambio di strategia elettorale, un'aggressività repentina. Una sorta di sconfessione dell'appello di Bondi quando ha detto a tutti i partiti "difendiamoci insieme dai poteri forti".
Siamo andati a cercare e qualche conferma è arrivata». Il che non significa aver scoperto l'esistenza di un contratto sottoscritto magari a spese dei contribuenti. Vuol dire quanto meno aver identificato una tendenza e un metodo.
Questa estrema aggressività non rischia alla fine di danneggiare i rapporti di Berlusconi con gli alleati e di farlo correre da solo anche all'interno del suo partito?
«Rispetto al suo partito non meraviglia che Berlusconi si muova per conto proprio. Quando si muove contro gli alleati riesce a spostare la campagna elettorale tutta a suo vantaggio. Casini sparisce. Fini dov'è? L'ultima parola è sempre di Berlusconi».
Sta per caso dando la caccia a tre milioni di voti degli indecisi?
«Direi che ha molti obiettivi. Fidelizzare il proprio elettorato debole. Galvanizzare quello anticomunista. Casini compete al centro sulla faglia di confine fra i due poli. Berlusconi si rivolge agli estremi, al suo estremo, recuperando l'astensionismo della destra e cercando di crearne a sinistra».
Ma la sinistra dovrebbe essere immune dalle suggestioni di Berlusconi...
«Non è una suggestione diretta. Berlusconi punta a indebolire il senzo di giustificazione morale. Porta elementi per disorientare. Gli stessi elementi che aggregano i suoi gettano sconforto negli altri. Sta ottenendo una montagna di risultati. Fino a tre settimane fa riuscivamo a discutere delle condizioni economiche di questo paese. Ora si parla di cene».
Lucia Visca
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