domenica 15 gennaio 2006

Margherita piacentina: Affondo dei vertici contro le fronde in Comune. I due consiglieri ribattono: «Non siamo soldatini, a volte dissentire è lecito»

Gazzola e Bisotti: c'è chi gioca al massacro. Silva e Pasquali replicano.

Dalla Libertà di domenica 15/1/2006

«Il ruolo di consigliere troppe volte è apparso essere vissuto come una carica che prescinde dall'adesione coerente a un progetto comune, troppo spesso qualcuno è andato per conto proprio rispondendo del proprio operato solo a se stesso o ad entità estranee ai partiti e alla coalizione di appartenenza». Ecco perché, «in vista dell'ultimo anno di amministrazione, per la probabilità che si possano moltiplicare le occasioni di ricerca di visibilità personale e i pretesti per alzare il prezzo del proprio sostegno alla maggioranza, non si può non attribuire alla questione candidature e ricandidature una grande importanza». Scuote la Margherita, Luigi Gazzola, anzi tutta l'Unione, come è suo esplicito proposito. Ma poiché è il resposabile dell'ufficio enti locali della Margherita, è anzitutto ai suoi che si rivolge. Lo ha fatto con una lettera indirizzata al segretario Silvio Bisotti comparsa giovedì scorso sul sito Internet del partito anche se risale a prima di Natale, quando a palazzo Mercanti infuriava il caso Balzer e il sindaco Roberto Reggi se la prendeva con la «palude» in cui la maggioranza gli pareva essersi trasformata.

Poi c'è stata la prova di forza contro l'opposizione sul bilancio, durissima ma superata, con indubbia dimostrazione di coesione. Le crepe sono però subito riaffiorate: distinguo, prese di distanze, tatticismi nell'aula consiliare con cadenza, se non sistematica, sempre più frequente. E Gazzola, che teme lo stillicidio man mano che le elezioni del 2007 si avvicinano, ha pensato di far suonare il campanello d'allarme. In sostanza l'avvertenza è (v. articolo a fianco): definire regole precise per le prossime candidature, perché è bene scegliere scrupolosamente chi va a sedersi in consiglio comunale, ci vuole lealtà perbacco.
Nessun riferimento esplicito, ma non è un segreto che nel mirino ci siano un paio di consiglieri della Margherita (oltreché probabilmente, allargando lo sguardo all'intera coalizione, esponenti dalla fronda facile come il diessino Graziano Celli o Sandro Miglioli, dei Piacentini Uniti): Massimo Silva innanzitutto, che negli ultimi tempi è parso spingere su una strada di smarcamento dalla maggioranza battuta già in passato però in forme più episodiche; e poi Emanuele Pasquali che pure spesso e volentieri si è distinto per strappi e strappetti.
«Non credo che l'uscita di Gazzola sia riferita solo a situazioni contingenti», frena il segretario Bisotti, destinatario formale dell'uscita di Gazzola: «Certo, quello delle candidature è tema su cui riflettere, spero che si apra il dibattito nell'intera coalizione. È vero peraltro, che un minimo di capacità critica e propositiva va riservata a un consigliere, sicuramente in spirito di lealtà, ma su questioni che prescindono dal programma è bene evitare le impostazioni "bulgare"». Sembra un po' una presa di distanze, quella del segretario, poi in realtà riconosce che di casi spinosetti nell'Unione ce ne stanno. E anche nella Margherita, basta leggere le cronache consiliari: «Distinguersi in un contesto leale è valore aggiunto, ma senza preannunciarlo e senza cercare una composizione preventiva diventa un gioco al massacro. E qualcuno che nel partito ha esplicitamente affermato di dover fare i conti con gli elettori e con il consenso c'è stato, così come qualcuno che sta valutando anche altre ipotesi e spesso usa strumentalmente dissensi sul piano programmatico».
Un bell'affondo quello servito dal segretario imbeccato dall'assist di Gazzola. Silva non ci sta: «Una ricerca, la mia, di visibilità personale? È un giudizio superficiale, bisogna vedere le motivazioni e poi anche valutare come una maggioranza si muove, su tanti temi si cambia. Pensiamo al Municipale: nelle linee programmatiche si parla di una fondazione teatro, poi c'è stato l'affidamento alla Toscanini e ora si ragiona di una nuova fondazione culturale. Ma allora che cos'è la lealtà? Fare i soldatini? E se uno mantiene uno spirito critico diventa un rivoluzionario? Non dimentichiamo che il consiglio comunale resta un organo di controllo. Sui temi, poi, che non stanno nel programma dissentire è legittimo: Rifondazione lo ha fatto spesso sui piani urbanistici e anche tanti altri ad esempio su Acna e polo logistico».
Anche Pasquali reagisce. E con Gazzola contrattacca: «La vedo più come un'autocritica la sua. Alle elezioni del 2002 toccava a lui sovrintendere alla formazione della lista. Ora si accorge che qualcosa non va? Ma fin dall'inizio si poteva immaginare che uno come me, entrato come indipendente e legato da sempre ad associazioni ambientaliste, avrebbe avuto una sua specifica sensibilità specie su certi temi. Lo stesso vale per uno come Silva: si sapeva che nella passata amministrazione aveva fatto certe scelte e che era vicino ad Alberto Squeri e Giorgio Colombi. Era tutto alla luce del sole, anche la mia sintonia con Umberto Fantigrossi, esponente della Margherita che ragiona con la sua testa. Non mi sembra che siano rivendicazioni personali per mettersi in mostra, ognuno di noi ha una sua storia frutto di differenze ed è in base a queste che gli elettori ci hanno scelto». Se di personalismi si tratta, riguardano semmai, allarga il tiro Pasquali, certe aspirazioni a fare il capogruppo: oggi è Giorgio Cisini, che un anno e mezzo fa prese il posto di Squeri divenuto assessore, però «capisco che chi è più anziano di esperienza amministrativa, come Silva, abbia provato un malessere rimasto sempre latente, ma che può essere continuare a rappresentare fonte di tensioni».
Gustavo Roccella
gustavo.roccella@liberta.it

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