L’Italia arretra nel mondo globale
dal Corriere della Sera del 9/1
Basteranno i guai dei Ds per la questione Unipol a rovesciare i pronostici e ad assicurare la vittoria al centrodestra alle prossime elezioni? È improbabile. Quei guai difficilmente potranno annullare la delusione degli elettori per il governo Berlusconi rilevata dai sondaggi e confermata dai rovesci del centrodestra nelle consultazioni elettorali dell'ultimo triennio. Il premier ha attribuito quella delusione a un difetto di comunicazione, al fatto che gli elettori non sono informati su ciò che il governo ha fatto.
C'è però anche un'altra spiegazione, forse più plausibile, che può essere ricavata da dati «oggettivi». I giornali hanno dato conto nei giorni scorsi dei risultati del rapporto annuale sulla «libertà economica» curato dal Wall Street Journal e dalla Heritage Foundation, e divulgato in Italia dall'Istituto Bruno Leoni. Utilizzando una complessa batteria di indicatori, il rapporto classifica annualmente i diversi Paesi, dai più liberi economicamente ai meno liberi. L'Italia è precipitata dalla ventiseiesima posizione (che era comunque una posizione bassa per un Paese occidentale) del rapporto dell'anno precedente alla quarantaduesima posizione di quest'anno. E il guaio è che l'arretramento dell'Italia coincide con un miglioramento complessivo delle libertà economiche nel resto del mondo.
Non è che in Italia siano stati presi provvedimenti particolarmente liberticidi. È che in molti altri Paesi sono state adottate serie misure di liberalizzazione mentre l'Italia è rimasta immobile, ancora oberata da un eccesso di statalismo. Ma rimanere immobili in un mondo sempre più competitivo è la stessa cosa che arretrare.
Analisi, ancorché serie e rigorose, come quella dell'Heritage Foundation servono solo, sia chiaro, a individuare delle tendenze. Tendenze che possono essere anche modificate, persino in tempi brevi, se si attuano politiche adeguate.
È questo che impressiona: dopo cinque anni di un governo che della libertà economica aveva fatto la propria bandiera l'Italia resta drammaticamente carente proprio su quel terreno. Cinque anni di un governo che si diceva liberista avrebbero dovuto, in teoria, far fare un balzo al Paese, portarlo nella zona di testa della classifica dei Paesi economicamente liberi. Perché non è avvenuto? Non sono forse da cercare lì le ragioni della delusione di tanti elettori? Votarono centrodestra perché si fidarono della promessa di Berlusconi secondo cui l'Italia, sotto la sua guida, avrebbe avuto «meno Stato» e più libertà economica. Anche se gli elettori non sono compulsatori di statistiche internazionali essi possono quotidianamente constatare che ciò non è avvenuto. Questi elettori delusi, probabilmente, non passeranno al centrosinistra: difficilmente penseranno che quel «di più» di libertà economica che non hanno avuto dal centrodestra potranno ottenerla da governi che includano Rifondazione comunista. È però probabile che la loro delusione si traduca in astensione elettorale. A vantaggio del centrosinistra.
Forse Berlusconi, ma anche Casini, Fini, Bossi (che non possono defilarsi, essendo tutti corresponsabili), dovrebbero dare qualche spiegazione. Perché, a giudizio dei più seri analisti, è ancora così miserevole, dopo cinque anni di centrodestra, lo stato della libertà economica in Italia?
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