Antonio Donadoni, del Circolo "Piacenza Domani", ha posto su Libertà il problema del Digital Divide. Quanto scritto è totalmente e completamente condiviso dall'ufficio Studi della Margherita di Piacenza. Ma ritengo che l'intera Margherita di Piacenza debba porsi questo tema come prioritario. E prioritario vuole dire che, nella scelta degli investimenti infrastrutturali, si inizi a capire che le strade dell'informazione sono altrettanto importanti di quelle per lle auto come fattori di sviluppo. Spendere decine di milioni di euro in asfalto e non trovarne centinaia di migliaia per le telecomunicazioni è ormai solo indice di miopia.
Miopia che le nostre zone rurali e di montagna non possono più permettersi.
Carlo Annoni
All'interno trovate il testo completo.
Già agli inizi degli anni '90 sentii parlare per la prima volta di "video-on-demand", cioè della possibilità di scegliere il programma televisivo e di poterlo guardare nei tempi più congeniali. Mi sembrò un'innovazione fantastica, in grado di potere finalmente liberare il pubblico televisivo dalla schiavitù dei palinsesti e degli spot pubblicitari.
Ci sono voluti poi parecchi anni perché questa innovazione divenisse realtà nelle nostre case, ma ora è finalmente realtà. Alcuni fornitori offrono già questo servizio in qualità accettabile e altri, incluso la principale azienda di telecomunicazioni, le lanceranno a breve.
Ma questa non è che una delle molteplici innovazioni che stanno arrivando sul mercato in questi mesi. Possiamo affermare che l'offerta di nuovi e innovativi servizi telematici stia invadendo il mercato dopo molti anni di indugi, dedicati alla verifica della qualità dei servizi da offrire a milioni di utenti, e di un certo evidente ostruzionismo da parte degli attori che già dominano questo mercato e che, in molti casi, hanno certamente poca fretta di introdurre servizi veramente innovativi che possono cambiare le regole del gioco e mettere in dubbio le attuali posizioni consolidate.
Oltre al video-on-demand, un'altra innovazione che promette di cambiare il nostro modo di comunicare nei prossimi anni è rappresentata dai servizi VOIP (voice over internet protocol, ovvero la possibilità di telefonare utilizzando la rete internet quindi a costi enormemente ridotti). Anche qui non parliamo di un lontano futuro. Servizi che consentono di telefonare a costi ridottissimi, via personal computer, sono offerti oggi da un numero sempre maggiore di fornitori.
Chi li utilizza, può ad esempio chiamare per un'ora in qualsiasi parte del mondo ad un costo inferiore ad un euro oppure parlare gratuitamente con chi dispone dello stesso software sul proprio personal computer. Ormai usufruisce di questi servizi un vasto numero di utenti e non più una ristretta elite di addetti ai lavori.
Altri servizi innovativi si stanno affermando nell'ambito della telefonia fissa e mobile e offriranno l'opportunità di eseguire operazioni relative ad attività lavorative (telelavoro), a transazioni bancarie o a pratiche burocratiche, senza dover essere presenti fisicamente e quindi con benèfici effetti su traffico ed inquinamento.
Oltre che sulla qualità della vita diminuendo il tempo speso in spostamenti e code agli sportelli.
Tutto questo potrà accadere solo disponendo di cosiddetti collegamenti a banda larga, ovvero della possibilità di far viaggiare i dati (attraverso queste tecnologie anche la voce viene trasformata in dati) ad alta velocità per ottenere delle prestazioni almeno accettabili ed evitando quindi situazioni di cattiva qualità (ritardi o distorsioni della voce, cattiva qualità delle immagini con effetti "quadrettati") o di impossibilità di attuazione del servizio.
E' qui che occorre porsi la domanda: ma questa banda larga sarà effettivamente accessibile a tutti? Cosa accadrà ad esempio nelle zone di montagna dove nessun piano potrà garantire un ritorno di investimento adeguato nella fornitura di questi servizi?
Cosa si sta facendo per evitare che l'impiego di queste nuove tecnologie, invece di agire nel senso di mettere più facilmente le informazioni e gli strumenti a disposizione di tutti, finiscano per aumentare il divario tra chi potrà accedervi e chi invece non ne potrà disporre?
E quindi per aggiungere, ad esempio, un nuovo elemento di ostacolo allo sviluppo o al recupero della nostra montagna ?
Questo tema, cui si fa spesso riferimento con il termine inglese di "digital divide" è collegato anche all'aspetto culturale (capacità di utilizzo degli strumenti) e di disponibilità dei servizi (non basta la disponibilità della banda larga ma occorre anche la disponibilità delle applicazioni informatiche di cui potere usufruire), ma la disponibilità dell'infrastruttura è certamente un prerequisito per poter lavorare anche sugli altri due elementi.
E certamente la disponibilità di una veloce rete pubblica (Lepida) non cambia lo scenario per i privati, siano essi cittadini o aziende.
In un momento in cui si discute di nuovo piano strategico per Piacenza, ritengo che sia fondamentale porre al centro della discussione il tema del "digital divide", con l'obiettivo di garantire a tutti la disponibilità dell'infrastruttura di comunicazione e dei servizi di accesso e dall'altro di evitare che ad una parte del nostro territorio sia negata la possibilità di usufruire di questa straordinaria opportunità di sviluppo.
Antonio Donandoni
adonadoni@tele2.it
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