domenica 1 gennaio 2006

Anno nuovo/ Il politologo Stefano Ceccanti ad Affari: nel 2006 Prodi a Palazzo Chigi e Giuliano Amato al Quirinale (di Francesco Borgonovo)

Stefano Ceccanti è professore di diritto e attento osservatore della politica italiana. Fu lui, assieme ad Augusto Barbera, a lanciare l'idea delle elezioni primarie, poi adottata dal Centrosinistra e ventilata anche nel Centrodestra. Con Affari ha disegnato un quadro di quella che potrebbe essere la politica italiana del 2006, con le elezioni politiche alle porte, la successione di Ciampi, il referendum sulla devolution e l'ipotesi partito democratico per Ds e Margherita e partito unico per il Centrodestra. Non un'opera da veggente o da cartomante, ma un'analisi basata su fatti e su tendenze in atto.

Da Affari Italiani del 31/12/05

Cominciamo con una previsione sulle prossime elezioni. Chi vincerà?
"C’è uno scarto che si è accumulato sin dalle Regionali e anche secondo i sondaggi si quantifica in sei – sette punti e questo lascia ritenere che il Centrosinistra sia in grado di prendere il premio dei trecentoquaranta seggi, a cui si dovrebbero aggiungere sei su dodici del voto all’estero. Al Senato invece il sistema elettorale potrebbe consentire al Centrosinistra una vittoria dai tre ai quindici seggi, probabilmente una decina".

Quindi vincerà l’Unione…
"Sì, vincerà il Centrosinistra".

C’è chi pensa a un pareggio…
"Al Senato la legge è stata studiata per ridurre la vittoria, che dipende dai risultati di quattro regioni: Lazio, Puglia, Piemonte e Friuli. Siccome io penso che il Centrosinistra in almeno due di queste dovrebbe vincere, pur con una maggioranza più contenuta, credo che possa vincere anche al Senato".

Allora si sente di escludere tutte le ipotesi che riguardano la Grande Coalizione e simili?
"Secondo me, per lo meno a inizio legislatura, non sono fondate".

Quali difficoltà si potrebbero porre allora per il governo di Centrosinistra?
"La difficoltà è la ristrettezza quantitativa della maggioranza al Senato. Bisognerà non mettere membri del governo tra i senatori".
"Gli alleati di Prodi si ricordino gli errori del passato"

E difficoltà nei rapporti interni invece? Come un “Bertinotti–bis”…
"Attendiamo ancora il testo del programma definitivo. Penso che tutte le componenti si rendano conto che è pericoloso anche per loro stesse creare dei problemi. Bertinotti toccò i minimi storici dopo aver rotto con Prodi. Poi un quinto dei suoi elettori alle primarie hanno votato Prodi".

Pensa che abbiano imparato dagli errori del passato?
"Credo che la spinta alla coesione data dagli errori del passato possa contare".

Ci dica allora quali potrebbero essere i ministri del nuovo governo…
"Una buona domanda. Bisognerebbe essere nella tesata di Prodi. Non sappiamo ancora i margini al Senato e i rapporti di forza nella coalizione. Tranne il presidente del Consiglio, tutto il resto sarebbe prematuro. Sarebbe come giocare alla lotteria".

Partito Democratico. Cesare Salvi dice che se ne parla tanto ma che alla fine non si farà…
"Penso che senza un partito molto forte che funzioni da baricentro della coalizione, questa sarebbe in pericolo al governo. Alla fine, anche chi non ama questa ipotesi dovrà fare marcia indietro".


Gianfranco Fini


E per quanto riguarda la CdL, crede che possa incamminarsi verso il partito unico?
"Credo che uno degli elementi maggiori di incertezza riguardi gli equilibri quantitativi interni alla Casa delle Libertà. Io penso che in questo momento i sondaggi non siano in grado di prevedere quello che succede lì. Ora ci danno una Forza Italia molto ridimensionata, addirittura sotto il 20%, An sull’11 – 12% e l’Udc sul 6%. Penso che quando entreremo in campagna elettorale, Forza Italia farà una grande iniziativa propagandistica, che le permetterà di risalire verso il 25%, colpendo in maniera molto decisa gli alleati".

Quindi se Berlusconi si rafforza difficilmente vorrà mettere in piedi un partito unico?
"In realtà il perno del Centrodestra è Forza Italia. Credo che assisteremo a questo tipo di trend in campagna elettorale. Perché in realtà senza le preferenze l’Udc è un partito molto debole. E anche An può vedere erosa una parte dei propri consensi a favore di Forza Italia".
"Gli astenuti? Cresceranno ancora alle prossime elezioni"

Per cui la recente “campagna verità” di Fi potrebbe funzionare?
"Potrebbe. Non per prendere voti del Centrosinistra, ma per rubarli agli alleati del Centrodestra, convogliando su di sé i meriti ritenuti tali del governo dagli elettori che già votano la CdL".

Cambiamo argomento. Alle prossime elezioni ci saranno molti dei cosiddetti “indecisi”?
"Penso che questa volta dovremo fare i conti con un astensionismo crescente. Il nuovo sistema elettorale che porta liste molto lunghe allontana i candidati dagli elettori e quindi è in grado di mobilitare molto di meno la partecipazione al voto. Non credo che avremo una partecipazione al voto dell’80%".

Scendera?
“Si, penso che calerà verso il 75%. E gli altri tenderanno a distribuirsi in misura abbastanza equivalente, forse un poco di più verso il Centrodestra”.

Crede che le vicende legate al caso Unipol e a Bankitalia possano incidere sull’astensionismo?
"Potrebbero incidere sull'astensionismo aumentandolo, facendo percepire uno stato d'animo negativo verso la politica. Però non lo sappiamo ancora, da qui ad allora non sappiamo ancora come si evolveranno le cose".

Se fosse – come alcuni dicono – una nuova Tangentopoli aumenterebbe la delusione…
"Sì, però non sappiamo se le cose si assesteranno o si ridurranno".
Carlo Azeglio Ciampi


Passiamo al futuro del Quirinale. Ci sarà un Ciampi-bis?
"In questa chiave mi sembra probabile la possibilità di intesa su un candidato del Centrosinistra non sgradito al Centrodestra. Mi sembra difficile un nuovo mandato di Ciampi. Però ci sono altre persone che potrebbero rientrare in una tipologia Ciampi, a partire da Giuliano Amato".

Referendum sulla devolution. Chi vincerà?
"Penso che verrà mobilitato maggiormente l’elettorato di chi avrà vinto le elezioni. Anche se non mi aspetto una grande partecipazione. Se vincesse il Centrosinistra penso che sarebbe in grado di mobilitare il proprio elettorato, più forse di un Centrodestra sconfitto".

Quindi crede che il Centrosinistra farà retromarcia rispetto alle riforme di Berlusconi?
"Dobbiamo vedere prima quali saranno le forze predominanti, quali saranno gli equilibri. Se al Senato la maggioranza sarà più o meno ampia. Dipende da tanti fattori".

Ultima domanda. Si sente di indicare dei possibili successori di Prodi e Berlusconi alla guida delle coalizioni?
"Non mi sento di fare oggi previsioni per il 2011. Sul lungo periodo siamo tutti morti. Penso solo che nel 2006 vincerà Prodi e non perderà del tutto Berlusconi".

Francesco Borgonovo

Affari Italiani 31-12-2005

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