martedì 8 novembre 2005

Spesa pubblica i tetti illusori (di Francesco Giavazzi)

Dal Corriere della sera del 7 novembre 2005

La Finanziaria e le lodi del Governatore

In questa legislatura la spesa pubblica è cresciuta — al netto dell'inflazione e senza contare né gli investimenti né il costo del debito — del 2,2% l'anno. Ma l'economia è cresciuta solo dell'1% l'anno e così la quota delle spese pubbliche correnti sul reddito nazionale è salita dal 38 al 39,5%. Nessuno degli accorgimenti messi in atto per frenare la spesa ha funzionato. Nel 2002 il governo attribuì poteri straordinari al Ragioniere generale dello Stato: nei due anni successivi la spesa corrente salì di un punto e mezzo. In seguito il ministro Domenico Siniscalco impose la regola del 2%: le spese, con la sola eccezione delle pensioni, non sarebbero dovute crescere più dei prezzi.
Ma le eccezioni furono tante e anche quest'anno la spesa corrente crescerà oltre due punti più dell'inflazione. Al centro della Finanziaria che il Parlamento sta discutendo vi sono tre provvedimenti la cui efficacia, come hanno osservato nei giorni scorsi i funzionari del Fondo monetario, è per lo meno dubbia: un taglio drastico nei fondi di ministeri, Anas e Ferrovie; la previsione che le regioni spendano, per la sanità, il 3,8% in meno rispetto a quanto spesero nel 2004; che i comuni spendano il 6,7% in meno. Come negli anni passati ci si illude che per fermare la spesa sia sufficiente introdurre qualche vincolo finanziario in più. Questi vincoli non hanno funzionato in passato e non funzioneranno neppure quest'anno. Per capire perché basta osservare ciò che accade nella sanità. Da almeno quindici anni ogni Finanziaria stabilisce un limite alla spesa e ribadisce che lo Stato non interverrà per rimborsare ex-post eventuali debiti contratti dalle regioni. Puntualmente invece le regioni spendono più del previsto, si indebitano e lo Stato prima o poi paga.
Questa Finanziaria non fa eccezione: dimentica quanto era stato scritto in passato («nessun debito verrà ripianato») e destina 2 miliardi al rimborso dei debiti accumulati dalle regioni nel triennio 2002-2004. Vi sono certamente molti sprechi nella sanità, ma sperare di ridurne i costi senza modificare i diritti dei cittadini è un'illusione. O si ha il coraggio, ad esempio, di aumentare i ticket ospedalieri, oppure bisogna dire agli elettori che in un Paese che invecchia rapidamente la sanità pubblica costa e quindi non si possono ridurre le tasse. Stringere i cordoni della borsa per cavarsi d'impiccio è un'evidente illusione. Queste preoccupazioni non sembrano essere condivise dal Governatore della Banca d'Italia che una settimana fa, alla Giornata del risparmio, ha detto: «La politica di bilancio delineata con la Finanziaria prevede un forte contenimento della spesa». Antonio Fazio ha anche lodato l'istituzione di un Fondo per l'innovazione senza però chiedersi se ci siano i soldi per finanziarlo.
Questo Fondo, come osservano gli economisti de lavoce.info, dovrebbe essere alimentato dai proventi di vendite immobiliari aggiuntive rispetto ai 6 miliardi già previsti per il 2006. Anche quest'anno si dovevano vendere immobili per 7 miliardi: siamo a novembre e sinora lo Stato non ha venduto quasi nulla. Insomma i soldi per il nuovo Fondo non ci sono. Di questo problema si fa cenno nell'attenta relazione sulla Finanziaria preparata dagli uffici della Banca d'Italia e consegnata dal Governatore al Parlamento il 18 ottobre. Ma quelle preoccupazioni sono scomparse dal discorso di sabato scorso. Evidentemente la benevolenza del governo verso Antonio Fazio non è gratuita.

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