L'aggiornamento della Costituzione repubblicana non può essere disgiunto dal recupero del processo costituente europeo... garantendo i diritti della cittadinanza europeaConcentrasi sul principio di trasparenza verso i cittadini, stabilito come diritto comune nella Costituzione Europea. Trasparenza per recuperare credibilità e forza per il Paese.
di Umberto Fantigrossi - circolo "Piacenza Domani"
La settimana scorsa una delegazione dell'Associazione per la democrazia liberale guidata dall'ex segretario nazionale del partito liberale italiano Valerio Zanone, ora membro dell'assemblea nazionale della Margherita, ha incontrato Romano Prodi per consegnargli un contributo alla redazione del programma del centrosinistra per le prossime elezioni politiche.
Poiché non a tutti era nota la presenza attiva di una componente di liberali "doc" nell'ambito di questo schieramento e poiché questa collocazione non data da oggi e quindi non può essere sospettata di derivare da ragioni di opportunità, può essere interessante riportare qui di seguito le principali tesi che i liberali hanno portato all'attenzione del leader della coalizione.
Cinque anni di Berlusconi a Palazzo Chigi hanno sfatato ogni illusione sulle presunte intenzioni liberali di quella esperienza. Oggi che l'alternativa è possibile, è doveroso assicurare contenuti liberali autentici al programma dell'Unione perché proprio la loro assenza, a partire dal senso dello Stato e dal rispetto del principio di trasparenza verso i cittadini, ha condotto il paese sul limite del baratro, da cui occorre ora arretrare per scegliere la direzione giusta.
Linee di indirizzo liberali possono, in molti casi, rappresentare una sintesi avanzata del pluralismo che anima l'Unione. Esse la rinforzano, conferendo alla leadership di Prodi il ruolo di anticipazione dei veri problemi del paese e quella sintesi delle culture dell'attuale opposizione che la legittima. Cominciamo da sei linee di indirizzo essenziali: Costituzione, Europa, ordine internazionale, economia, pubblica amministrazione, laicità dello Stato. Sei campi nei quali il deficit liberale è più alto e grave.
Costituzione
La Costituzione del 1947 deve essere difesa nei princìpi ed aggiornata negli ordinamenti. La revisione in corso è una miscela di cesarismo e localismo che, qualora arrivasse all'approvazione parlamentare, andrà eliminata per referendum. Ma varie parti dell'ordinamento devono essere aggiornate.
Per la difesa dei princìpi fondativi della Repubblica, il quorum di maggioranza prescritto per le revisioni costituzionali, stabilito in origine per il parlamento eletto con sistema proporzionale, con il passaggio al sistema maggioritario non è più sufficiente a preservare le istituzioni di garanzia dall'abuso del voto a maggioranza e dovrebbe essere alzato a due terzi dei componenti delle Camere. La legislazione concorrente tra Stato e regioni instaurata nel 2001 è un sistema che non funziona e va ripensato e riordinato.
Europa
L'aggiornamento della Costituzione repubblicana non può essere disgiunto dal recupero del processo costituente europeo. La devoluzione della sovranità nazionale deve procedere, soprattutto per dotare di un impianto istituzionale adeguato i diritti della comune cittadinanza europea. Le aspirazioni alte dei padri fondatori del federalismo europeo sono forse la tradizione più coesiva delle diverse culture politiche dell'Unione. Fra l'allargamento a 25 ed oltre, ed il processo costituente, si è prodotta una asimmetria che ha generato reazioni difensive, timori per il futuro, egoismi nazionali. Nonostante le ammonizioni di Ciampi, il governo italiano non ha trovato di meglio che scaricare sull'unione europea e sull'euro l'addebito del proprio dissesto.
Al recupero del trattato costituzionale non si arriva senza una mobilitazione dell'opinione pubblica che offra ai popoli europei, ed a quel molto che già esiste di demos europeo, la percezione dei diritti e doveri comuni.
Ordine internazionale
Per la promozione della pace e la globalizzazione dei diritti resta cruciale il rapporto atlantico fra l'unione europea e il nordamerica. Vi è stata un'epoca, conclusasi con la fine della guerra fredda, nella quale la sovrapposizione degli interessi e degli obiettivi fra le due sponde dell'Occidente era pressoché obbligata.
Solo una concezione satellitare del ruolo italiano può giustificare la condiscendenza verso le attuali tendenze neoimperialiste della superpotenza americana.
Economia, società e senso dello Stato
Tutti gli indicatori reclamano una economia di mercato aperto nel quale la libera concorrenza premi i migliori e avvantaggi i consumatori e le imprese sane. In assenza di ciò si offrono ai giovani occupazioni instabili e poco retribuite, mentre la ricchezza si concentra sulla fascia superiore e crescono rapidamente le facili fortune delle speculazioni finanziarie ed immobiliari che contrastano in forme socialmente offensive con la mancata crescita del prodotto nazionale e con il sostanziale, progressivo impoverimento del ceto medio occupato nel lavoro dipendente.
Dunque: "più mercato". Ma è necessario, per la nostra economia, anche più "senso dello Stato" per assicurare la trasparenza degli affari, l'indipendenza delle autorità di regolazione. Il riformismo liberale nel campo economico e sociale richiede che:
- l'interesse di pochi per la rendita finanziaria non prevalga sull'interesse di tutti allo sviluppo;
- l'interesse allo sviluppo sia pienamente coniugato con il presidio dei beni comuni costituiti dall'ambiente, dal paesaggio e dai beni storici e culturali;
- le politiche per l'innovazione siano dirette a favorire un mercato interno nel quale la domanda pubblica sia esigente e qualificata, in grado di allenare le imprese a competere nel mondo globale;
- il sistema universitario e di alta formazione sia rivolto con vigore a creare una solida base da cui possano emergere i talenti e la futura classe dirigente del paese.
Pubblica Amministrazione
Quindici anni trascorsi dalla riforma dei procedimenti amministrativi non sono bastati per fare della pubblica amministrazione uno strumento al servizio dei diritti degli individui e delle imprese né a ridurre il costo della spesa impegnato per il funzionamento degli apparati. Tutti i raffronti internazionali ci collocano anni luce lontani dalle nazioni civili per efficienza, impermeabilità alla corruzione, capacità di favorire lo spirito di impresa. La politica miope e gli interessi, anche microscopici, hanno avuto la meglio sullo spirito del 1990; un eccesso di riforme ha disorientato le strutture, confuso le priorità e la concentrazione dei funzionari.
La proposta liberale è di concentrasi sul principio di trasparenza verso i cittadini, stabilito come diritto comune nella Costituzione Europea. La trasparenza può essere il grimaldello per recuperare credibilità e forza per il Paese, per trasformare ogni atto ed informazione da occasione di potere a patrimonio in comune con i cittadini.
Per la qualità dei servizi offerti dalle pubbliche amministrazioni gli strumenti possono essere in gran parte mutuati dalle migliori pratiche delle aziende private. Ma ciò che deve essere ricostruito è il pathos, il senso di una missione di prioritaria utilità per la comunità nazionale che ha come contropartita, tra l'altro, la possibilità di riacquistare consenso e status sociale per chi gode di uno stipendio pagato con le tasse dei cittadini.
Laicità dello Stato
Non può esserci laicità dello Stato, né quindi uguale libertà dei cittadini senza distinzione di fede, se non si contrasta con fermezza l'irruzione dei teocon all'italiana, crociati dello scontro di civiltà che strumentalizzano l'etica religiosa, apprezzandone in realtà non il carattere spirituale ma quello autoritario, per utilizzarla ancora una volta come instrumentum regni. Dopo i referendum in materia bioetica il passo successivo che si intravvede malgrado ogni smentita è l'attacco contro la legge 194 che ha liberato la donna dalla criminalizzazione dell'aborto.
Ulteriore argomento di controversia si è aperto sulla questione dei patti di convivenza civile, che peraltro riguarda appunto i rapporti civili e non le convinzioni religiose. E' interesse sociale dello Stato riconoscere i rapporti di convivenza che si formano anche al di fuori del matrimonio. La tutela costituzionale della famiglia fondata sul matrimonio non può certamente essere interpretata come discriminazione verso gli individui non coniugati. Ciò vale allo stesso titolo per le coppie eterosessuali ed omosessuali, e il parlamento italiano ha già ratificato il trattato costituzionale europeo, che vieta la discriminazione dell'orientamento sessuale. Si tratta di disciplinare per legge la rilevanza dei patti di convivenza verso i soggetti terzi, quali gli enti pubblici e i servizi sociali: una disciplina normativa del tutto interna alla laicità dello Stato.
* Componente del Comitato direttivo nazionale dell'Associazione per la Democrazia Liberale e del Collegio regionale di garanzia di Democrazia è Libertà - La Margherita
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