ILLUSTRAZIONE DELLA PREGIUDIZIALE DI MERITO SULLA LEGGE ELETTORALE PRESENTATA DALL’UNIONE (testo integrale)
PRESIDENTE. L'onorevole Franceschini ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale di merito Franceschini ed altri n. 1.
DARIO FRANCESCHINI. Signor Presidente, credo che in questo dibattito, così affrettato e così surreale rispetto alle conseguenze che una nuova legge elettorale comporta per tutto il sistema politico italiano, si possano evitare i toni mediatici, per i quali non mancheranno occasioni nei prossimi mesi.
È meglio utilizzare questo scampolo di dibattito per fornirci argomenti e, una volta tanto, per ascoltarci tra addetti ai lavori e ciò vorrei provare a fare per spiegare le ragioni della nostra contrarietà e di questa pregiudiziale di merito.
Sussistono, in primo luogo, ragioni di metodo. Il principio secondo il quale la legge elettorale si cambia soltanto con un'intesa tra maggioranza e opposizione è stampato nelle regole di una democrazia parlamentare e noi lo rispettammo nella passata legislatura quando disponevamo di un testo, sottoscritto da tutta la maggioranza di allora e da Rifondazione comunista, che era il frutto - molti colleghi se lo ricorderanno - di mesi di trasparente e collaborativo rapporto tra i due schieramenti in Commissione.
È vero - qualche giornale ce lo ha ricordato - che, alla fine, minacciammo anche dialetticamente di andare avanti da soli, ma ci fermammo, perché allora voi ce lo chiedeste in nome di quel principio che condividevamo.
Signor Presidente, lei ha ricordato di avere il diritto alla passione politica. Nessuno glielo nega e, anzi, vorrei ricordarle cosa diceva in merito alla legge elettorale quando poteva manifestare liberamente tutta la sua passione politica, senza il peso ingombrante del ruolo che ricopre oggi.
28 maggio 2000: «Le regole del gioco appartengono a tutti, maggioranza ed opposizione, e vanno definite necessariamente insieme».
4 ottobre 2000: «Il centrosinistra non può cambiare la legge elettorale senza il consenso dell'opposizione. Sarebbe contrario alla cultura istituzionale dell'Italia»
Cosa ne pensa oggi il Presidente della Camera (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista, Misto-Verdi-l'Unione, Misto-Popolari-UDEUR, Misto-Ecologisti democratici)?
Cosa ne pensa oggi il Presidente della Camera delle parole di quel giovane leader politico? Le condivide? Ha cambiato idea?
E lei, ministro Fini, senta che sicurezza (16 settembre 2000): «Sono convinto, come lo è Berlusconi e tutte le persone che conoscono non solo la Costituzione ma anche le regole elementari della politica, che pensare ad una legge elettorale fatta a colpi di maggioranza e, quindi, contro le opposizioni sarebbe una forzatura inaccettabile'».
E poi lei, Presidente Berlusconi, che come al solito tende ad esagerare (14 settembre 2000): «Non lasceremo che la sinistra cambi la legge elettorale. Se la sinistra procederà in Parlamento, in un Parlamento che non corrisponde più alla volontà del paese, con i propri numeri, calpestando l'interesse dell'opposizione...».
SILVIO BERLUSCONI, Presidente del Consiglio dei ministri. È falso (Commenti)!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non mi sembra che sia stato un gesto....
DARIO FRANCESCHINI. «... sono certo che il Capo dello Stato non firmerà mai» (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista, Misto-Verdi-l'Unione, Misto-Popolari-UDEUR, Misto-Ecologisti democratici). Sarebbe interessante...
SILVIO BERLUSCONI, Presidente del Consiglio dei ministri. Non l'ho mai detto!
EUGENIO DUCA. Sta zitto!
PRESIDENTE. Onorevole Berlusconi, per cortesia. Onorevole Franceschini, la prego di continuare tranquillamente.
DARIO FRANCESCHINI. Sarebbe interessante capire se lei ora crede ancora che il Capo dello Stato non dovrebbe mai firmare una legge fatta dalla sola maggioranza.
SILVIO BERLUSCONI, Presidente del Consiglio dei ministri. È falso!
(Una voce dai banchi del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo: «Sei tu falso!»).
DARIO FRANCESCHINI. È un falso che sta su tutte le agenzie e su tutti i giornali. Si guardi l'archivio storico dell'ANSA.
ROBERTO GIACHETTI. Non sai neanche quello che dici.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sta parlando l'onorevole Franceschini: mi sembra che se la cavi egregiamente e che non abbia bisogno...
DARIO FRANCESCHINI. È troppo se vi chiediamo oggi di rispettare questi vostri ammonimenti? È troppo se vi ricordiamo che un paese in cui ogni maggioranza, alla fine di ogni legislatura, si fa una legge elettorale più conveniente è condannato ad un instabilità infinita, perenne? E tutto per che cosa? Per cercare di vincere o per perdere meno?
Se il problema fosse quello di perdere meno avremmo potuto - e potremmo ancora, se vi fermate - semplicemente approvare una norma che renda obbligatorio il non aggiramento dello scorporo di coalizione (in proposito vi sono proposte già depositate), mettendo così in condizione la coalizione che perde nei collegi uninominali di recuperare nella quota proporzionale. Questo era lo spirito della legge, magari introducendo anche il ripescaggio dei migliori perdenti nei collegi. Abbiamo fatto qualche conto: il risultato porterebbe ad una minoranza di 270 deputati circa, senza stravolgere il sistema.
Colleghi del centrodestra, i vostri leader non ascoltano più, travolti dalla battaglia politica. Hanno dimenticato che la paura è sempre cattiva consigliera e che la fretta (e ve ne è stata molta) fa, come dice il proverbio, gattini ciechi. Hanno concepito un sistema che rompe inesorabilmente i fragili argini del bipolarismo italiano. Su questo dovrete riflettere in particolare voi, colleghi della Lega e di Alleanza Nazionale, perché si riaccendono tentazioni mai scomparse che aspettavano solo il ritorno ad un sistema in grado di farle riemergere. Lo vedremo dalla Lombardia così come ci aiuterà la «grossa coalizione» in Germania.
I vostri leader hanno immaginato di prendere nelle loro mani la possibilità di designarvi parlamentari non sulla base del consenso, non del lavoro fatto, non del rapporto faticoso con gli elettori del proprio collegio, ma solo su quella della fedeltà e dell'obbedienza (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista, Misto-Verdi-l'Unione, Misto-Popolari-UDEUR, Misto-Ecologisti democratici), riprendendo così (questo è stato il vero motore) nelle mani il controllo interno totale del proprio partito. In previsione di una sconfitta, si tratta di una bella polizza sulla vita.
E per convincervi, vi hanno spiegato che vi ricandideranno tutti in queste liste bloccate, aggirando l'enorme redistribuzione territoriale che ne esce: un vero terremoto. Il Servizio studi della Camera ha fornito ieri i numeri, leggeteveli. Con la nuova legge, la Casa delle libertà perde 29 seggi in Lombardia (Commenti del deputato Floresta)...
PRESIDENTE. Onorevole Floresta, la richiamo all'ordine, sennò la mando fuori, così oggi capiamo subito. Vale per tutti: dovremo lavorare a lungo, per cui datevi tutti una bella calmata e se qualcuno è sovreccittato può andare in Transatlantico.
Prego, onorevole Franceschini.
DARIO FRANCESCHINI. Un po' di numeri del Servizio studi: con la nuova legge elettorale, la Casa delle libertà perde 29 seggi in Lombardia, 9 in Veneto, 18 in Campania, 21 in Sicilia e 9 in Puglia, e ne guadagna, naturalmente, nelle regioni del centrosinistra.
Lei, Presidente Berlusconi, ha la qualità, veramente rara, di raccontare bene le barzellette, ma questa, che candiderebbe 38 lombardi e veneti in Basilicata e Toscana e 21 siciliani in Emilia e Umbria, è veramente spettacolare, è la più spassosa di tutte (Applausi dei deputati dei gruppi di opposizione)! E in nome di questo obiettivo, quello di controllare i propri partiti anche dopo la sconfitta, i vostri leader hanno ceduto su tutto, su principi e, badate, anche su vantaggi: pensate, hanno costruito un sistema che si chiama proporzionale, ma che è proporzionale soltanto nella distribuzione numerica tra i partiti nell'ambito delle coalizioni, ma che, di fatto, trasforma l'Italia in un unico, grande collegio uninominale, in cui vince chi prende un voto in più: bella astuzia!
Per tali motivi, la nostra opposizione non deriva dalle conseguenze sul sistema politico (Commenti del deputato Raisi)...
PRESIDENTE. Onorevole Raisi...
DARIO FRANCESCHINI. La nostra opposizione non è dettata dal fatto che temiamo di perdere. I vostri saggi,
Presidente Berlusconi, i vostri esperti questa volta l'hanno consigliata male, sono stati, per così dire, un po' approssimativi. Si legga i dati, forniti sempre dal Servizio studi della Camera: nelle 15 regioni in cui si è votato l'anno scorso, su 398 collegi, 102 sono marginali, vale a dire si giocano in una «forbice» di 5 mila voti: una bella battaglia. Sul totale di 475 collegi, i marginali diventano quasi 150. Tutta la partita, dunque, si gioca su circa 500 mila voti, in luoghi ben identificati. Se si guarda invece ai voti assoluti, con i quali si vincerà con la nuova legge, il divario nelle ultime elezioni è pari quasi al quadruplo: 1 milione 871 mila voti in più per il centrosinistra.
Come vedete, non è né la paura di perdere, né la paura di vincere poco il motore della nostra opposizione a questa legge: anzi, ci state dando uno straordinario argomento di mobilitazione e di campagna elettorale. Ci opponiamo perché non vogliamo tornare indietro, perché vogliamo completare, con voi, dall'altra parte ma con voi, questa lunga transizione italiana, non iniziarne da capo una nuova.
Vi sono rari momenti nella vita di un parlamentare, così spesso ripetitiva e frustrata, in cui d'improvviso ci si ritrova nelle mani il destino del proprio paese, e tutto dipende solo dalla propria libertà di coscienza, perché così sta scritto nella nostra Costituzione, perché così sta scritto nei nostri regolamenti, che prevedono il voto segreto non per coprire un presunto tradimento - da chi, poi? - ma, al contrario, per tutelare la libertà del parlamentare da ricatti e da minacce. Questo è uno di quei rari momenti. Nel voto che voi esprimerete, non c'è il risultato delle elezioni, c'è molto di più: c'è, insieme, il futuro del paese, il rapporto tra il deputato e gli elettori del proprio collegio, la stabilità dei governi che tutti abbiamo desiderato e abbiamo cercato. Ma, soprattutto, c'è la cosa più preziosa, perché forse è l'unica che è stata sempre patrimonio comune di tutti noi che siamo in quest'aula: la sopravvivenza del bipolarismo. Vi sono oltre dieci anni di storia italiana, faticosi, contraddittori, difficili, ma pieni del sudore e delle speranze di ognuno di noi e di ognuno dei nostri elettori: tutto, adesso, è soltanto nelle nostre mani (Applausi dei deputati dei gruppi dell'opposizione - Congratulazioni).
Nessun commento:
Posta un commento