Francesco Rutelli lancia l'idea di un Partito Democratico degli Italiani, costruito sull'asse riformista DL-DS.
La partecipazione di 4 milioni e 350.000 cittadini alle Primarie dell’Unione, il larghissimo successo di Romano Prodi, l’alto senso civile di partecipazione e passione democratica di chi ha scelto di votare in ogni parte d’Italia, il successo dell’impegno organizzativo e della capacità di mobilitazione dei partiti del centrosinistra (cui la Margherita ha contribuito con convinzione e determinazione), il messaggio inequivocabile di rigetto e la richiesta profonda di un ricambio rispetto alla destra guidata da Berlusconi, la partecipazione di numerosi elettori che ai seggi organizzati dall’Unione si sono dichiarati come ex-sostenitori definitivamente delusi del Polo: il quadro che scaturisce dalla giornata del 16 ottobre 2005 è straordinario, incoraggiante per il futuro, e ci chiama a tirare precise valutazioni e conseguenze politiche nel segno dell’unità, della qualità del progetto politico e del contributo programmatico delle forze democratiche e riformiste per puntare a vincere nella primavera del 2006 e a governare stabilmente e con forza il Paese nella prossima Legislatura.
In una sola giornata, quasi un quarto degli elettori del centrosinistra del 2001 ha scelto di votare nelle Primarie, colmando simbolicamente il gap di partecipazione con l’unica esperienza paragonabile: le Primarie americane, che sono istituzionalizzate da circa un secolo (e in cui, nell’ultima appassionante tornata prima delle Presidenziali del 2004, votò complessivamente meno di un quarto degli elettori: 24 milioni e mezzo di votanti rispetto a 122 milioni di elettori repubblicani e democratici). Si tratta di sistemi profondamente diversi, ma noi confermiamo la validità della scelta che abbiamo compiuto, assunta per attribuire una più larga investitura a Romano Prodi e favorire una grande partecipazione e coinvolgimento del popolo dell’Unione di centrosinistra. Per noi resta fondamentale la natura del sistema democratico italiano basata sui partiti come stabilito dall’art. 49 della Costituzione; così come il valore del sistema rappresentativo, alla cui efficacia e trasparenza è legata la capacità di rispondere alle esigenze dei cittadini. Forme ben regolate di indirizzo e partecipazione diretta, come dimostrano queste Primarie, possono rafforzare e vitalizzare la nostra democrazia.
I risultati delle Primarie contengono dunque l’investitura di Romano Prodi come leader della coalizione e nella prospettiva di un governo di Legislatura. Contengono anche un forte messaggio politico: il centrosinistra è guidato dalle forze di ispirazione democratica e riformista, e la definizione del programma di governo sarà a sua volta guidata dai partiti che hanno sostenuto Prodi; Ds e Margherita innanzitutto. E’ importante notare che gli stessi risultati del voto popolare riflettono sostanzialmente i rapporti di forza – elettorali e nei sondaggi – riferiti ai partiti che sostenevano ciascun candidato. E questo è emerso con nitidezza anche perché non hanno votato solo militanti, iscritti ed amministratori delle diverse forze politiche, ma una quota così ampia e rappresentativa dell’elettorato.
Questa spinta popolare va raccolta. E’ un grande fatto nuovo. Il 74% di elettori che hanno scelto Romano Prodi, in particolare, rappresentano il nucleo di una potenziale convergenza politica stabile dei nostri partiti nella scena della democrazia italiana. Questo nucleo tanto significativo può allargarsi ulteriormente, e può consolidarsi concretamente, se metteremo in campo le condizioni possibili e necessarie. La spinta generale per l’unità del centrosinistra può poggiare finalmente sulle basi della qualità della proposta di un “asse riformista” di governo.
Non esiste nel paese, ma al massimo in qualche corridoio dei Palazzi, il presunto “recupero” di Berlusconi e del centrodestra che era stato individuato da alcuni a seguito della compatta approvazione della vergognosa riforma elettorale, della fuoruscita delle posizioni critiche del segretario dell’UDC Follini, della decisione di imboccare un fine Legislatura in cui approvare devolution e modifiche a maggioranza della Costituzione, la legge ex-Cirielli e persino tentare di approvare l’abolizione della par condicio. Persiste, al contrario, un radicato, profondo giudizio negativo della maggioranza degli italiani verso l’attuale Governo.
Ma le elezioni non sono vinte. Per vincerle, occorre proseguire e rafforzare il nostro impegno. E dobbiamo prepararci ad un assetto elettorale che sia politicamente credibile e tecnicamente efficace.
Se vogliamo raccogliere e concretizzare la spinta che ci viene dalla giornata del 16 ottobre, dobbiamo rispondere almeno a tre grandi questioni:
1. Non dobbiamo ripetere percorsi meramente organizzativistici, dibattiti nominalistici, schermaglie tattiche. Se vogliamo pensare ad una presentazione di una lista unitaria di DS e Margherita non basta evocare l’esperienza dell’Ulivo: occorre essere capaci di mettere in campo la soluzione dei nodi irrisolti – penso alla grandi questioni che ho richiamato nella conclusione della Festa della Margherita di Porto Santo Stefano – e la proposta di comuni contenuti di governo forti ed innovativi. In sintesi, deve trattarsi di un “nuovo inizio” destinato a portarci lontano, piuttosto che di un espediente elettorale di breve respiro. L’operazione può riuscire non solo se non vi saranno polemiche pubbliche e differenze nascoste, ma se daremo vita ad una convergenza di medio e lungo periodo.
2. Occorre un assetto coerente della coalizione. Dopo la scelta dello SDI di formare il “polo” radical-socialista, l’accordo non potrebbe che riguardare Margherita e DS. Non dobbiamo dare vita ad un cartello elettorale ma ad un progetto politico coerente, anche ai fini della vittoria e della stabilità del governo. Non è detto che in principio una lista che aggrega più partiti, infatti, guadagni più voti. Ma vale la pena rischiare, se si mette in campo un forte progetto politico. E se questo progetto politico è convincente, si potranno anche guadagnare più voti. Creiamo dunque le condizioni per una Lista Unitaria in uno dei due rami del Parlamento, con la presentazione di liste autonome nell’altro ramo.
3. Occorre studiare attentamente le implicazioni tecnico-elettorali della nuova legge, ormai di probabile approvazione. Si tratta di competere per conquistare il maggior numero di seggi alla Camera e al Senato. Il terreno di gioco non è quello limpido delle Primarie, ma quello avvelenato della nuova legge varata dal centrodestra.
Per portare avanti questo processo, occorre una Margherita-DL più forte. Perché occorrono idee, proposte, e la fatica collettiva di un lavoro che tocca alle forme democratiche della politica sviluppare.
Una Margherita che cresce è in grado di investire sulla crescita del disegno di un centrosinistra innovativo ed equilibrato.
Nelle nuove condizioni la Margherita lancia la sfida per il Partito Democratico.
Un percorso che può svilupparsi nella prossima legislatura. Un nuovo inizio che richiede condizioni impegnative e scelte coraggiose: una collocazione internazionale non riconducibile alle tradizionali famiglie del novecento; un profilo programmatico chiaramente riconoscibile e innovativo rispetto alla sinistra tradizionale; un riconoscimento pieno del pluralismo culturale e della pluralità dei gruppi dirigenti; un equilibrio nei rapporti di forza organizzativi.
Realizzando con coraggio e decisione queste condizioni, la spinta degli oltre quattro milioni di elettori può far nascere in Italia un disegno di portata strategica.
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