giovedì 22 settembre 2005

Principi di un programma economico-sociale

Dal sito http://www.margheritaperlunione.it suggeriamo una lettura

1. Ritrovare i principi del buon governo e mobilitare i talenti dell’Italia
L’impegno cui è chiamata la coalizione di governo è rimettere in moto il paese, invertendo le tendenze negative emerse negli ultimi anni: calo di competitività, blocco dello sviluppo, crescita delle diseguaglianze sociali, sfiducia e incertezze diffuse.

La priorità assoluta, la nostra stella polare, è far ripartire lo sviluppo: rilanciare una crescita sostenibile e di qualità, che vada di pari passo con una maggiore sicurezza e benessere dei cittadini, con la riduzione della povertà, con una diffusa solidarietà e coesione sociale. Verso questo obiettivo, che costituisce un modello di economia e società alternativo a quello della destra, occorre mobilitare tutte le energie, i ‘talenti’ di cui è ricca l’Italia: i patrimoni culturali, la bellezza e la qualità dei territori, il sistema delle città, le università e i centri di ricerca, la creatività dei suoi cittadini e delle imprese, le reti delle associazioni sociali, delle categorie economiche, del terzo settore.

Per questo non servono piccoli aggiustamenti né la ripetizione di formule tradizionali. Abbiamo bisogno di un cambio di paradigma economico e sociale, di una rottura netta con le politiche sbagliate del centro destra, di ritrovare i principi etici e politici di un buon governo, di fare scelte coraggiose di lungo periodo (l’orizzonte di dieci anni indicato dalla Margherita a Frascati), di innovazioni vere sul versante sia dell’economia, sia del welfare, di un recupero di rigore e di impegno etico. Le condizioni in cui il governo ha ridotto il paese sono gravi: ma nel paese esistono le energie e la voglia per riprendere la strada del rigore e della crescita.
Non possiamo permetterci nessuna politica dei due tempi, prima i sacrifici e poi la crescita: i due obiettivi devono procedere insieme. Ma occorre liberare le energie nazionali dagli ostacoli che le frenano per massimizzarne le potenzialità. Servono priorità da individuare insieme con metodo concertativo e da perseguire con determinazione.
Gli interventi necessari sono strutturali non di dettaglio perché le cause del declino investono la struttura stessa del sistema produttivo, dell’organizzazione sociale e istituzionale: l’incapacità dell’economia di adattarsi ai mutamenti imposti dalla globalizzazione e da una moneta forte come l’euro, la difficoltà del sistema sociale ad aprirsi a nuovi soggetti, la resistenza delle istituzioni pubbliche a misurarsi con la sfida della qualità ed della valutazione.

2. Creare le condizioni per un salto in avanti
La diagnosi sulle cause delle difficoltà e sugli errori del centro destra non basta. Occorre costruire condizioni nuove, nelle istituzioni, nell’economia, nell’etica del paese per compiere un salto in avanti, che serva a coniugare più competitività e sviluppo con più benessere e sicurezza.
Questo è un compito che spetta anzitutto alla politica nazionale; ma deve inserirsi in politiche di sviluppo europee altrettanto decise. Solo un Europa che sappia rilanciare lo sviluppo può dimostrarsi fattore di benessere e di sicurezza per i suoi cittadini, superando l’attuale crisi di disaffezione che l’ha investita.

La competitività e lo sviluppo del paese si rilancia anzitutto, puntando sulla innovazione e sulla qualità migliorando il nostro mix produttivo . La sfida globale non si vince solo riducendo i costi, ma incrementando il tasso tecnologico nell’industria, nell’agricoltura, nei servizi, sviluppando i settori di avanguardia., dove l’Italia può competere da sola e/o nell’ambito di alleanze europee. Gli investimenti pubblici e privati, tanto più nel periodo di risorse scarse che ci aspetta, vanno concentrati in questa direzione con rigore e selettività.
Per alcuni settori interventi di difesa sono necessari ma non possono che essere temporanei: la protezione dell’esistente con strumenti sociali adeguati, deve permettere l’avvio di nuovi impieghi del capitale e del lavoro. Una politica innovativa di riqualificazione dell’offerta è necessaria anche per attivare politiche ridistributive e protettive.

Promuovere l’innovazione e la competitività implica aprire alla concorrenza valorizzare i meriti e combattere le rendite. Il nostro sistema soffre di scarsa concorrenza perché è stato a lungo disabituato a misurarsi con la competizione esterna: ha sviluppato poca cultura del rischio, misconosce i meriti ed è appesantito da troppe rendite. Occorre invertire queste tendenze che sono culturali prima ancora che economiche, se vogliamo liberare le energie del paese. Le iniziative da prendere sono nette e difficili: rompere le protezioni di cui godono molti settori (professioni,servizi privati e pubblici, credito, energia, etc.) con provvedimenti di liberalizzazione; abbattere le barriere normative all’ingresso e all’uscita, i pesi della burocrazia e le forme indebite di sussidio alle imprese; creare le condizioni di contesto e di convenienza per accrescere la cultura dell’impresa e del rischio.
Combattere rendite e protezioni indebite aprendo ad una concorrenza regolata (che è cosa diversa dal mercato libero) vuol dire aumentare le opportunità per i cittadini e per le imprese.
Anche la politica fiscale deve contribuire all’innovazione e allo sviluppo: serve un fisco che premi le imprese innovative e il lavoro non le rendite, che favorisca la ricerca, la crescita e la internazionalizzazione delle imprese e il Mezzogiorno.
Un paese moderno e vitale che vuole crescere valorizzando le sue risorse umane deve investire nella conoscenza: dalla prima infanzia all’educazione superiore. Per questo occorre dedicare più risorse all’educazione e usarle meglio; dare più autonomia alle scuole, premiando quelle che usano attivamente questa autonomia; rompere le incrostazioni corporative che appesantiscono la scuola e l’università, valorizzare il merito degli studenti e degli insegnanti, introducendo sistemi di valutazione secondo standard internazionali, abolendo il valore legale dei titoli universitari, incrementare i rapporti e gli stimoli reciproci fra impresa e mondo della scuola e della ricerca.

Non c’è sviluppo sostenibile né società giusta senza rigore nei vari campi della vita sociale ed economica: rigore finanziario per riequilibrare i conti, dissestati dal governo di centro destra, per ristabilire la fiducia sia dei mercati sia dei consumatori, per ridurre il peso degli interessi passivi e liberare risorse per gli investimenti; non tagli ma riqualificazione della spesa, cioè più agli investimenti, meno alla spesa corrente, servono rigore fiscale e lotta all’evasione per garantire le risorse necessarie alla crescita e al welfare con il contributo di tutti; rigore nel rispetto delle regole della convivenza civile, dal codice della strada alla lotta alla criminalità di tutti i tipi, di quella ‘ricca’ non solo di quella povera, per la sicurezza dei cittadini (tough on crime, tough on the causes of crime).

3. Mercati aperti e buone istituzioni
Lo sviluppo di qualità di cui ha bisogno il paese richiede non solo mercati funzionanti e aperti, ma buone istituzioni, una buona qualità dello stato in tutte le sue articolazioni, centrali e sempre più locali (che hanno ruoli decisivi nella vita economica e civile).
Non spetta allo stato e alle istituzioni decidere i settori di crescita né tanto meno intervenire direttamente a gestire attività economiche. Ma Stato e istituzioni hanno un ruolo essenziale non solo nel gestire bene la spesa pubblica a fini di socialità e giustizia ma nel creare alcune condizioni dello sviluppo, nel sostenerlo e orientarlo: investire in infrastrutture e ricerca di base, applicare rigorosi standard di qualità per le attività economiche, per la gestione del territorio, norme di trasparenza per gli appalti e forniture pubbliche (qualità della domanda pubblica): sostenere le innovazioni e le riconversioni produttive; promuovere grandi progetti innovativi, fino alla fase ‘preconcorrenziale’, come stanno facendo altri paesi.
Per svolgere questi compiti occorre combattere il degrado istituzionale e la commistione tra politica e affari, diffusasi negli ultimi anni; ricostruire la indipendenza delle amministrazioni, garantire un buon funzionamento delle amministrazioni fondamentali, dalle finanze, alla scuola, alla giustizia.
Una amministrazione pubblica, moderna ed efficiente, a tutti i livelli centrali e decentrati, è essenziale per dare concretezza a tutti gli obiettivi di riforma per orientare lo sviluppo, come per combattere l’illegalità e l’evasione, per gestire un welfare attivo e responsabile, come per dare servizi ai cittadini. Una giustizia più efficiente e celere è un bene pubblico che ha rilevanza decisiva per dare certezza ai cittadini e agli investitori italiani e stranieri.

4. Solidarietà e doveri
Sviluppo e welfare sono legati fra loro: uno sviluppo dinamico e innovativo è necessario se si vogliono avere risorse da distribuire per soddisfare i bisogni essenziali dei cittadini; ma è anche vero il reciproco, cioè che uno sviluppo di qualità richiede un modello sociale nuovo, più attento alla solidarietà e ai bisogni delle persone. Se vogliamo che concorrenza e sviluppo servano veramente al benessere dei cittadini e non portino a diseguaglianze e tensioni sociali, dobbiamo accompagnarli con politiche sociali e del welfare che perseguano la piena e buona occupazione, che garantiscano tutele e diritti essenziali a tutti i cittadini, nelle diverse fasi della vita, che contrastino l’esclusione sociale e le povertà, vecchie e nuove, che promuovano le capacità delle persone e dei gruppi.
Politiche sociali attente a questi valori sono essenziali per costruire una società giusta, ma costituiscono anche un sostegno per lo sviluppo che vogliamo, basato non sulla crescita disordinata e sregolata ma sulla qualità e sulla sostenibilità personale e sociale.
La piena e buona occupazione permette di valorizzare tutte le risorse personali di cui è ricco il nostro paese, a cominciare da quelle preziose dei giovani e delle donne, molte delle quali restano inutilizzate.
Un welfare che risponda ai bisogni essenziali dei cittadini nelle varie fasi della vita, dall’infanzia alla vecchiaia, serve a dare sicurezza, a valorizzare le capacità di tutti, e quindi a costruire quella fiducia nel futuro essenziale per guardare avanti, per investire e innovare.
Noi vogliamo una società più coesa ed equilibrata, e insieme più attiva, nella quale diritti e doveri siano modulati equamente; perché così si fa giustizia e si alimenta il capitale sociale, requisito indispensabile per ridare energia al motore del paese.
I tratti fondamentali di questo modello sociale che si rifà alle migliori esperienze europee, a cominciare da quelle scandinave, sono stati delineati dalla Margherita e offerti come contributo al programma comune del futuro governo.
Noi mettiamo al centro il lavoro che vogliamo valorizzare nelle sue diverse forme, per dare a tutti possibilità di crescita e di autonomia professionale e personale. Per questo puntiamo ad aumentare le opportunità di occupazione, con lavori di qualità, stabili, arricchiti di formazione continua; promuovendo la buona flessibilità e la mobilità ma combattendo la precarietà affinché tutte le persone, a cominciare d ai giovani, possano costruirsi un progetto credibile di vita. Per questo vogliamo estendere a tutti i lavoratori diritti e tutele modulati in relazione ai loro bisogno di protezione, garantire servizi e formazione personalizzati che li accompagnino nelle diverse transazioni caratteristiche dell’attuale vita di lavoro; prevedere sistemi universali di sicurezza per il reddito in caso di disoccupazione e inattività.
Il welfare che dobbiamo costruire è nuovo perché deve estendersi a tutti i cittadini su base universale e non limitarsi a gruppi ristretti. Deve accompagnare le persone nelle varie fasi della vita: dalla infanzia alla giovinezza, con i servizi di cura ai bambini e alle famiglie e con una qualificata istruzione di base, al periodo della vita lavorativa con servizi all’occupazione con formazione continua e sostegno alla stabilità del lavoro e del reddito, con servizi sanitari universali; fino alla vecchiaia con una previdenza pubblica sufficiente a garantire un adeguato tenore di vita e con le necessarie forme di assistenza socio-sanitaria. Un welfare attivo deve privìlegiare gli interventi di promozione delle opportunità rispetto a quelli risarcitori e stimolare la crescita personale e sociale.
Deve dare risposte adeguate alle situazioni di bisogno senza eliminare gli incentivi al lavoro per chi riceve le prestazioni: conciliare cioè la logica della solidarietà con quella della responsabilità e del controllo dei costi.
La spesa sociale va mantenuta e aumentata specie nei settori nuovi, ora sottotutelati. Ma occorrono scelte e priorità. Nel caso italiano se vogliamo finanziare i capitoli più carenti della spesa sociale (assistenza all’infanzia e agli anziani, ammortizzatori sociali e politiche attive del lavoro, formazione continua, sostegno alla famiglia, casa per i giovani), la spesa per le pensioni non deve crescere ma deve mantenersi o diminuire.
Da ultimo un welfare rinnovato deve essere in grado di rispondere a bisogni sempre più personalizzati dei singoli: in questo senso deve ristrutturarsi abbandonando la tradizionale impostazione ‘statalista’, per decentrarsi sul territorio, legarsi alle istituzioni e alle comunità locali (community welfare) per essere più vicino ai cittadini utenti.

Il modello che proponiamo per rilanciare sia la competitività sia l’occupazione e per rinnovare il welfare necessita di una grande coesione sociale che va costruita col consenso, si deve basare su un impegno comune delle forze sociali e politiche.
Richiede che si costruiscano forme virtuose di collaborazione e non di sospetto reciproco né di separazione ideologica fra istituzioni pubbliche e operatori privati.
Soprattutto postula la necessità di una grande tensione verso il perseguimento degli interessi generali, ed una rinnovata etica pubblica.

Sulla base delle indicazioni generali sopra sintetizzate questi sono alcuni grandi nodi da scogliere all’interno dell’Unione.

1. Le condizioni per un rilancio della competitività del paese e per uno sviluppo di qualità necessario per avere buona occupazione e buon welfare.
1. Più innovazione per il miglioramento del mix produttivo italiano: ciò implica concentrare le risorse – investimenti/incentivi – sui settori vitali e non sprecarle per difendere situazioni indifendibili. Quelli “senza speranza” vanno accompagnati nella riconversione utilizzando difese temporanee: ammortizzatori sociali per i lavoratori da riconvertire ed eventualmente protezioni (temporanee) delle importazioni;
2. Più concorrenza e meno rendite per liberare i talenti del paese e favorire i consumatori: questo richiede liberalizzazioni (non necessariamente privatizzazioni) dei settori protetti: servizi, privati e pubblici locali, professioni, credito, energia;
3. Più rigore finanziario e fiscale, rispetto civile, lotta all’evasione, all’illegalità, alla criminalità: non si può lasciare alla destra il tema della sicurezza, ma occorre bilanciare la sicurezza con l’essenza delle regole democratiche e con un forte impegno per rimuovere le cause sociali del crimine (tough on crime, tough on the causes of crime);
4. Più conoscenza e più merito: l’obiettivo è una scuola per tutti di qualità; questo richiede più autonomia e più competizione fra scuole pubbliche; valutazione delle università secondo standard internazionali; abolizione del valore legale del titolo;
5. Una terapia d’urto per il mezzogiorno: va ricontrattata con la UE una fiscalità di vantaggio per imprese e settori innovativi; occorre un riequilibrio infrastrutturale per il mezzogiorno con priorità rigorose, valorizzando la vocazione mediterranea del sud; servono programmi di risanamento e valorizzazione specifici per le grandi aree urbane, alcuni grandi progetti per il turismo; alla base va costruito un patto civile e di sviluppo fra tutte le forze sociali del Mezzogiorno.

2. Il ruolo delle istituzioni pubbliche: non può essere né dirigista né gestionale, ma di regolazione, orientamento, sostegno alle innovazioni e riconversioni produttive; è importante la promozione pubblica di grandi progetti produttivi fino alla fase “preconcorrenziale” secondo le recenti proposte francesi (rapporto Beffa). Per questo servono buone istituzioni e buone regole: una pubblica amministrazione più efficiente e trasparente; procedure più semplici, controlli più efficaci e non vessatori.

3. Il ruolo del fisco: va progettato un fisco a premi che privilegi l’innovazione e la ricerca, la crescita e internazionalizzazione delle imprese, il mezzogiorno. Servono meno tasse sul lavoro più sulle rendite. Va disegnato un federalismo fiscale, che sia equo ma che responsabilizzi le autonomie regionali e locali nelle scelte di spesa e degli investimenti. Non lasciare il tema alla Lega.

4. Un lavoro di qualità e un welfare attivo. Alcuni obiettivi sono largamente condivisi nell’Unione: in particolare alzare il tasso di occupazione, stabilizzare il lavoro, combattere la precarietà. Ma alcuni punti sono controversi;

* Come modulare le tutele sul mercato del lavoro tenendo conto delle diversità dei lavori;
* Come promuovere la buona flessibilità e favorire la mobilità (che ora è scossa, specie nel pubblico impiego).
* Come organizzare servizi e formazione personalizzati in collaborazione fra pubblico e privato per accompagnare le persone nelle transizioni della vita;
* Come bilanciare diritti e doveri nel welfare e quindi evitare la “dipendenza” e le trappole della povertà;
* Come legare meglio le retribuzioni alla produttività;
* Come promuovere una immigrazione “qualificata” e regolare i flussi (quote si o quote no?);
* Come bilanciare i diritti di cittadinanza che devono essere riconosciuti agli immigrati, con i loro doveri di presenza nella comunità civile;
* Come e fino a che punto si può costruire un fisco familiare.

5. Quali priorità nella spesa sociale: se si vogliono aumentare le spese per la famiglia, per la formazione, sanità, assistenza, politiche attive del lavoro occorrerà non solo combattere spechi ma contenere la spesa pensionistica,
E’ essenziale una collaborazione tra pubblico e privato sia nell’organizzazione del welfare sia nella gestione del mercato del lavoro: evitare contrapposizioni ideologiche fra pubblico e privato privilegiando le formule che migliorano il servizio ai cittadini

6. La riforma principale della giustizia che serve ai cittadini e alle imprese è quella di renderne più sicuro, efficiente e veloce il funzionamento. Valutare il rendimento dei processi e dei magistrati non significa attentare alla loro indipendenza. Occorre discutere senza pregiudizi i pro e i contro, le modalità della separazione delle funzioni/carriere.

7. Garantire il pluralismo delle informazioni implica privatizzare la Rai?

8. Federalismo: la riforma del titolo V non va sovvertita, ma va corretta per rendere più chiaro e semplice il funzionamento del federalismo. L’attuale assetto crea troppe sovrapposizioni di competenze, di enti e quindi di spese: invece di snellire e migliorare le istituzioni pubbliche rischia di appesantirne il funzionamento e provocare reazioni di rigetto da cittadini e imprese. (V. appunto di G.P. Rossi)

9. Come rilanciare un modello economico sociale europeo più attraente per i cittadini: prendere sul serio e ricalibrare Lisbona, rivedere il Patto di stabilità esentando dai parametri gli investimenti strategici decisi in sede comunitaria, accelerare il completamento del mercato interno, aumentare e finalizzare meglio i Fondi strutturali, accrescere le competenze comunitarie in materia sociale.

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