martedì 6 settembre 2005

Opere pubbliche, ambiente e buona amministrazione (da Libertà del 05 set.)

di UMBERTO FANTIGROSSI

Bisogna impegnarsi nella ricerca, soprattutto in sede tecnica di tutte quelle varianti di progetto che possano essere utili alla migliore tutela del paesaggio e dei beni storici ed artistici
La querelle su villa Serena e la nuova tangenziale sud della città è significativa della crisi della politica e dell'amministrazione locale. Una scelta di tracciato per una nuova strada di così rilevate dimensione è prima di tutto una questione tecnica, che un'amministrazione moderna avrebbe dovuto discutere e risolvere sulla base di approfondimenti tecnico-scientifici, dando ampia possibilità di partecipazione e di intervento a tutti i soggetti, pubblici e privati, portatori di interessi.
La democrazia amministrativa si regge infatti, da un lato, sul principio della separazione tra sfera propriamente politica e sfera tecnica e gestionale e, dall'altro, dalla garanzia della più ampia partecipazione.
Nel caso della tangenziale sud di Piacenza non possono sfuggire le varie anomalie rappresentate della mancanza di una progettazione unitaria, dall'utilizzo strumentale di soggetti e procedure d'urgenza relative ad opere diverse (Colombiadi, alta velocità ferroviaria, ecc.) ed in modo particolare dalla sottrazione ad una procedura conforme alle norme europee di valutazione preventiva dell'impatto ambientale. Procedura, quest'ultima, che solo se riferita all'intera opera è in grado di evidenziare effettivamente tutte le problematiche di inserimento nel tessuto del territorio e di minimizzare gli effetti negativi rispetto alle componenti ambientali e storiche di maggior pregio, oltrechè di ottimizzare i vantaggi viabilistici connessi all'opera viaria.
Tanto per fare un esempio se non si persegue questa visione organica si possono creare situazioni di cattiva esecuzione come quella che da qualche mese, quotidianamente, vivono gli automobilisti che provengono o si immettono sulla Statale 45 alla Galleana, stante che il tempo di attraversamento della nuova rodonda è pari o superiore a quanto si potrà guadagnare con il tanto invocato “ammodernamento” della stessa strada tra Perino e Rivergaro.
Tornando alla tangenziale sud, il suo tracciato ha un andamento del tutto anomalo (per una parte “stretto” e poi inspiegabilmente “largo” rispetto al perimetro cittadino): con ciò la quota di territorio sacrificata e coinvolta è ben più ampia di quanto suggerivano i migliori studi a suo tempo effettuati per conto degli enti da urbanisti (Campos Venuti) e da Società specializzate (Sisplan).
La strana curva che all'altezza della strada Gragnana trasforma improvvisamente la tangenziale in una “perpendicolare” (rispetto alla città) non risponde infatti a ragioni viabilistiche, ma puramente e semplicemente alla disponibilità delle società concessionarie della Tav di farsi carico di una parte dei costi (disponibilità non comunque sufficiente a rendere la “pista” camionale una tangenziale).
Il percorso di questa tratta potrebbe comunque ancora essere adeguato all'esigenza di migliore tutela dei beni di interesse storico e ambientale che incontra o lambisce. Ma fino ad ora, inspiegabilmente, a livello sia di amministrazione comunale sia provinciale, tutte le istanze orientate ad ottenere tale adattamento ed anche gli interventi di tutela della Soprintendenza vengono disattesi od ostacolati dagli amministratori, che sembrano voler rivendicare un potere autonomo ed insindacabile di far “passare” le strade ovunque, anche al fine di assicurare al “popolo” una migliore “visibilità”, di beni di interesse culturale fino ad ora sottratti dai proprietari ad una più ampia e “democratica” fruizione.
Strana e pericolosa impostazione, quest'ultima, che se trovasse seguito potrebbe condurre ad invocare viadotti e raccordi stradali ed autostradali nella immediate vicinanze di castelli, chiese, parchi e giardini e, perché no, anche nei centri storici.
Così la “politica” entra in gioco fuori campo e fa confusione “spettacolare”, allontanando però soluzioni tecniche che sembrano comunque a portata di mano e che potrebbero rappresentare la sintesi tra due interessi pubblici (quello alla tutela dei beni di interesse culturale ed ambientale e quello alla mobilità) alla cura dei quali deve essere in primo luogo preposto un apparato amministrativo imparziale, autonomo e rispettoso delle norme, nazionali e comunitarie.
Non resta quindi che ribadire quell'invito ad una pausa di riflessione che sullo stesso tema, sulle colonne di questo giornale, l'architetto Marcello Spigaroli aveva lanciato, del tutto inascoltato, in epoca non sospetta (4 maggio 2003). Pausa, peraltro, non inoperosa né dedicata a divagazioni sulla “democrazia violata”, ma impegnata nella ricerca, soprattutto in sede tecnica e a livello provinciale, di tutte quelle varianti di progetto e di tracciato che possano risultare utili alla migliore tutela del paesaggio piacentino e dei beni storici ed artistici che esso conserva, come, del resto, impongono la nostra carta costituzionale (articolo 9) e gli statuti comunali e provinciali.

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