Dalla Repubblica del 29/9 un interessante riflessione sulle prospettive della sinistra riformista europea
La Germania prende tempo mentre l´Europa brucia! Ovvero, forse la situazione non è così drammatica. Ma lo stallo generato dalle elezioni tedesche ha conseguenze che vanno ben oltre i confini di questo paese. La Germania è l´economia più grande di Europa e un tempo è stata la locomotiva della prosperità di tutto il continente. Oggi invece, assieme a Francia e Italia, agisce da zavorra per il resto dei paesi europei. Il sistema tedesco ha molte virtù, per esempio, esporta più prodotti degli Stati Uniti. Ma la sua economia e il suo sistema di welfare attraversano ora veramente una grave crisi. Il tasso di crescita dell´economia tedesca per quest´anno è vicino allo zero. La disoccupazione supera l´11 per cento. Un consistente numero dei disoccupati tedeschi è un disoccupato di lungo periodo. La Germania ha sforato il tetto del deficit che essa stessa aveva contribuito a fissare nel Patti di stabilità e di crescita. Il suo welfare state è semplicemente insostenibile, anche a breve termine. I problemi tedeschi sono molto più acuti nelle regioni appartenenti all´ex Germania dell´Est. Nell´Est del paese, il 20 per cento della forza lavoro è disoccupato. Tuttavia, le difficoltà del paese non possono essere attribuite soltanto allo stress e allo sforzo della riunificazione. Anche togliendo da questo quadro l´Est, restano i gravi problemi della disoccupazione e di istituzioni del welfare sfruttate a dismisura. Cosa implica tutto ciò per la socialdemocrazia? Schroeder e la Spd, alla fine, sono usciti da queste elezioni con un risultato rispettabile.sebbene esso debba essere spiegato in parte con l´alquanto sfortunata performance della sua rivale, Angela Merkel, che ha sprecato in poche settimane un vantaggio di venti punti. Dovremmo concludere che la socialdemocrazia in Europa ha perso la sua rilevanza per il futuro del continente? Dopotutto, soltanto pochi anni fa, i governi del centrosinistra erano al potere in buona parte dei paesi della Ue. I numeri ora sono più sfumati. Schroeder potrebbe ancora accedere al potere, ma lo farebbe in una posizione molto più debole di qualche anno fa. La coalizione della Spd era arrivata al governo nel 1998, non molto tempo dopo il successo del new labour di Blair in Gran Bretagna. A quel tempo, si parlò di un "secolo progressista". Tutto per la sinistra appariva roseo. Cosa è andato storto? Si potrebbe partire guardando indietro al 1999. In quel anno, Schroeder e Blair avevano lavorato ad una dichiarazione politica congiunta. In Germania la si conosceva come il "manifesto Schroeder-Blair", nel Regno Unito come il "manifesto Blair-Schroeder". Era inteso come un documento rivolto ai modernizzatori del centrosinistra di tutta l´Europa. Affermava che il futuro stava in un´Europa più dinamica rispetto a quella esistente fino a quel momento. All´Europa occorreva più imprenditoria, un uso più attivo del venture capital e un mercato del lavoro più flessibile, cosa che fu vista da molti della sinistra come la mantella rossa dal toro. Anche il welfare state doveva essere riformato radicalmente. Per esempio, la disoccupazione era in molti paesi molto più alta dell´accettabile perché i benefit del welfare state erano troppo alti. La riforma del sistema pensionistico doveva essere portata a termine semplicemente perché erano troppo pochi i giovani cui toccava provvedere a un alto numero di persone anziane. Questo manifesto non era certamente un´opera d´arte e probabilmente era stato scritto in un tono che non prevedeva tanti giri di parole. Con il senno di poi, tuttavia, può essere considerato uno spartiacque per la sinistra europea. In Gran Bretagna non aveva suscitato particolari prese di posizione. In Germania, nonché in altri paesi europei, era stato accolto con ostilità. I critici della sinistra vi avevano letto il pauroso termine - che potrebbe anche essere espresso con un "vade retro, appestati!" - di "neoliberale". Il governo di Schroeder ritornò alle posizione della sinistra tradizionale. Furono sì messi in atto cambiamenti e innovazioni, che non arrivarono purtroppo, per poco, a un´attuazione di quelle riforme che occorrevano alla Germania per rimettersi in pista. Nel frattempo, sembrava che il più tradizionale modello francese, nella forma di una coalizione di sinistra guidata da Lionel Jospin, stesse producendo dei risultati. Solo qualche anno più tardi è diventato chiaro che l´esperimento Jospin era stato sostanzialmente un fallimento. La Francia ha ancora una tasso di disoccupazione che sfida quello tedesco e che è altissimo soprattutto tra i giovani. A molti non piace il termine "terza via". Ma che lo si voglia impiegare o meno, resta oggi l´unica forma di governo della sinistra. Lo si può vedere in Gran Bretagna. Negli ultimi anni il Regno Unito è stato il paese a più rapida crescita dopo l´Irlanda; ha un tasso di disoccupazione che non supera il 4 per cento; il 75 per cento della sua forza lavoro è impiegata, uno dei livelli più alti dell´Europa; e nei pubblici servizi sono state investite consistenti risorse economiche. Pur lungi dall´essere una economia "neoliberale", la percentuale delle entrate fiscali destinata a finanziare il settore pubblico tocca circa il 42 per cento, quasi quella della Germania. Può essere utile osservare in particolare i paesi scandinavi, il luogo dove è nata la terza via. Negli anni ‘90, sotto la pressione della crisi economica, la Svezia, la Danimarca e la Finlandia misero in atto delle riforme radicali. Tagliarono le spese del welfare cresciute a dismisura, decentrarono la sanità e l´istruzione e investirono massicciamente nell´istruzione e nella tecnologia, avviando altresì la riforma pensionistica. Il risultato è stata una combinazione efficace di competitività economica e giustizia sociale. Possono copiarli altri paesi? Sì, possono! Le riforme accennate precedentemente sono proprio quelle di hanno bisogno la Germania, la Francia e l´Italia. Il problema non sono le politiche in quanto tali, ma il fatto che i governi non siano stati in grado di attuarle. Il piano di Schroeder per le riforme in Germania, conosciuto come Agenda 2010, è stato avviato soltanto circa due anni fa. Esso è in sostanza una versione dettagliata del manifesto Schroeder-Blair di cinque anni prima, che però era stato lasciato cadere lungo la strada. Nei paesi democratici, si tende a realizzare le riforme soltanto di fronte a una vera crisi. Alla Germania occorre un cambiamento. All´Europa occorre un cambiamento. Se avverrà o meno, dipenderà in buona misura da come si risolveranno queste elezioni. L´esito potrebbe portare a una situazione di stallo, come è accaduto in Giappone, ma potrebbe anche verificarsi l´opposto. Forse la percezione della crisi sarà tale da spingere i leader politici e la popolazione ad accettare infine delle riforme di ampia portata. Molto dipende da quale di queste due situazioni si avvererà.
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