venerdì 8 luglio 2005

Una ricetta per rilanciare l'agricoltura piacentina

Intervista di Mario Spezia, assessore provinciale di Piacenza all'agricoltura, su le prospettive dell'agricoltura piacentina

«Orgogliosi dei prodotti piacentini»
La “ricetta” dell’assessore provinciale Mario Spezia per rilanciare l’agricoltura piacentina, settore in crisi già da qualche anno
Che quella piacentina sia un’economia ancora fortemente legata all’agricoltura è un dato di fatto e non certo un’opinione. Un altro dato di fatto è che l’agricoltura del nostro territorio non sta certo vivendo un momento particolarmente felice. Produzioni ridimensionate, soprattutto nelle zone collinari e montane, costi di gestione sempre più alti, industrie di trasformazione in crisi (leggi Parmalat e Cirio) e concorrenza agguerrita dei prodotti asiatici che sempre più spesso finiscono sulle nostre tavole.
Quale può essere, allora, la cura giusta per impedire che questa lieve patologia si trasformi in una malattia cronica e in forma acuta?
“E’ necessario – puntualizza l’assessore provinciale all’Agricoltura, Mario Spezia – rendersi conto una volta per tutte che l’agricoltura è la base del nostro sistema territoriale: il turismo, la cultura, l’enogastronomia sono tutte legate all’agricoltura. E’ necessario, inoltre, cambiare mentalità; gli agricoltori dovrebbero essere orgogliosi dei propri prodotti”.
Cosa intende dire?
“In tutta la provincia esistono pochissimi ristoranti con la carta dei vini piacentini; eppure abbiamo diciotto vini doc, un primato che tutti ci invidiano. E i salumi? Avete mai visto scritto su un qualsiasi menu la dicitura “Coppa Piacentina Dop”? Persino negli agriturismi è difficile mangiare i prodotti tipici del nostro territorio. Ecco perché, ad esempio, il turismo enogastronomico può essere sviluppato soltanto attraverso una corretta promozione dei nostri prodotti della filiera agroalimentare. E’assurdo accogliere turisti di altre province, o addirittura stranieri, ed offrire loro vini toscani o salumi piemontesi”.
Altre ricette per uscire da questo stato di stagnazione?
“Serve un sistema territoriale di crescita, obiettivo perfettamente rappresentato dal Patto per Piacenza. Bisogna ripartire dalle imprese agricole presenti sul territorio facendole produrre, sapendo prima, però, in che modo e dove produrre e soprattutto dove e a chi vendere i prodotti. Un indirizzo perfettamente in linea con il Piano di Sviluppo Rurale 2007-20013”.
E l’Ente Provincia cosa può fare per dare nuova linfa all’agricoltura piacentina?
“Stiamo predisponendo un Consorzio di commercializzazione delle produzioni. Ne esistono già sul territorio ma nessuno ha le dimensioni giuste, e le professionalità necessarie, per affrontare le nuove sfide del mercato globale. Il Consorzio dovrebbe iniziare ad operare già a partire da settembre-ottobre e servirà ad accorciare la filiera agricola in modo da ridurre i passaggi esistenti attualmente dal produttore al consumatore. Il Consorzio dovrà, ovviamente, individuare ed organizzare le produzioni, gestirle e, soprattutto, individuare i canali necessari per far arrivare sul mercato i frutti della nostra terra. Solo così si può dare speranza all’agricoltura del domani e convincere i giovani a continuare l’attività d’impresa in questo settore così importante per la nostra economia”.
Altro capitolo: il Trebbia. Quali sono gli scenari futuri per la vita del fiume?
“E’già al lavoro una commissione formata da Regione, Provincia e da quei soggetti, come i Consorzi di Bonifica, che si occupano di gestione dell’acqua. C’è allo studio una legge che prevede, entro il 20016, il deflusso minimo vitale continuo dei fiumi. Si stanno facendo diverse verifiche proprio per cercare di risolvere questa problematica. Non dimentichiamoci che ci sono tanti interessi, tutti ugualmente importanti, legati alle acque fluviali: acquedotti, acque per irrigazione, fauna ittica, sicurezza idraulica. L’importante è che ogni attore coinvolto in questo progetto faccia la propria parte interagendo sempre con tutti gli altri

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