Copia integrale dell'intervento svolto da Mario Spezia in consiglio provinciale in occasione del dibattito sul "Sistema agroalimentare piacentino : prospettive e problematiche"
Signor Presidente del Consiglio, Signori Consiglieri,
le motivazioni che ci hanno spinto a portare in Consiglio il dibattito sulle problematiche e prospettive del nostro sistema agroalimentare sono sostanzialmente due.
La prima riguarda l’importanza che l’agricoltura riveste ancora oggi nel panorama economico locale dove i 173 milioni di Euro di valore aggiunto rappresentano circa il 5,7% del complessivo provinciale, un dato decisamente superiore sia a quello regionale 3,7% che a quello nazionale 2,8%. Un dato al 2001 (ultimo dato Istat provinciale disponibile) fra l’altro in crescita visto che nel 1995 era il 5,2% ed anche in controtendenza rispetto ai dati regionali e nazionali che nello stesso arco temporale segnalavano una consistente diminuzione.
La seconda motivazione, come dicevo, riguarda invece i nuovi e diversi orizzonti determinati dalla nuova PAC (Politica Agricola Comune) e dalla necessità di adeguare tutti gli strumenti di programmazione territoriale, fino ad oggi utilizzati, a cominciare dal nuovo Programma di Sviluppo Rurale.
E’ quest’ultimo uno scenario che ci accingiamo ad esplorare, oltre che ai vari livelli Istituzionali, assieme a tutte le componenti di questo settore, dalle professionali agricole al movimento cooperativo, dalle organizzazioni di prodotto alle associazioni dei consumatori,ai consorzi di tutela, dai trasformatori agroalimentari ai sindacati dei lavoratori.
E’ questa una nuova e più ampia scommessa che non può solo coinvolgere gli addetti ai lavori, ma deve aprire lo scenario a tutti gli attori che gestiscono ed utilizzano il territorio e le sue produzioni perché l’agricoltura del domani deve, gioco forza, rappresentare le istanze di una crescita più complessiva, dal punto di vista economico ma anche sociale e ambientale, dell’intera nostra provincia.
E’ per questo che il nuovo Programma di Sviluppo Rurale, per lo studio del quale è stato costituito un tavolo tecnico regionale al quale, a breve, seguirà uno simile a carattere provinciale, dovrà armonizzarsi con tutti gli altri strumenti di programmazione territoriale, dal PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) provinciale ai PSC (Piano Strutturale Comunale) comunali ma anche con le Intese Istituzionali per la Montagna, il Piano di tutela delle acque e i relativi studi per l’adeguamento alla Legge sul Deflusso Minimo Vitale per i corsi d’acqua, con i programmi d’area ed i programmi speciali del nostro territorio e con il prossimo Piano Faunistico.
E’ questo un nuovo e grande sforzo attraverso il quale la comunità piacentina andrà a costruire e determinare il proprio futuro; da questa capacità complessiva di programmazione andremo a determinarci ed a giocarci il domani secondo regole comunitarie non più differibili.
Regole queste che vedono complessivamente una diminuzione degli aiuti finanziari in particolare proprio al settore agricolo che dovrà sempre più giocarsi il proprio ruolo accettando maggiormente le regole del mercato.
Un mercato nei confronti del quale la nostra agricoltura ed il nostro sistema agroalimentare, possiamo dire, hanno le condizioni di base per essere pronti.
La nostra agricoltura, infatti, gestita da imprenditori competenti e qualificati ricettivi nei confronti dell’innovazione tecnologica è forte di imprese in buona parte ben strutturate ed efficienti in possesso dei requisiti più moderni richiesti che vanno dalla multifunzionalità alla corretta gestione agronomica dei terreni, dalla salvaguardia dell’ambiente al rispetto della salute pubblica.
Peraltro, nel complesso, il nostro sistema agroalimentare ha da tempo recepito le produzioni di qualità e di quelle a denominazione di origine controllata.
Un sistema quindi il nostro in grado di reggere l’urto con la nuova programmazione dei finanziamenti che sostituirà l’aiuto alle produzioni con il sostegno alle imprese.
E’ in tale logica che dovrà farsi valere la capacità dell’impresa agricola di spostare la propria filosofia aziendale da produzioni assistite nel prezzo ad una logica competitiva più complessiva.
Si passerà quindi da un sistema assistito in partenza, al sostegno di quelle imprese agricole che saranno capaci di progettare, di confrontarsi e, soprattutto, di stare assieme alle altre imprese sia in senso orizzontale che verticale rispetto alla filiera in modo da accorciarla ed avvicinare maggiormente il consumatore.
Credo che in questi concetti così semplici, così reclamizzati e tante volte enunciati, ma quasi per nulla messi in pratica, stia la vera scommessa dell’agricoltura italiana ed anche di quella locale.
Credo peraltro che sia arrivato il momento, le condizioni esterne comunque ce lo impongono, di riprendere tutte le analisi, anche quelle responsabili degli errori del passato, per rilanciare il futuro.
Infatti, come abbiamo già detto con la nuova PAC il prezzo dei prodotti agricoli non gode più di un sostegno diretto e la stessa protezione accordata dai sussidi all’esportazione e dai limiti all’accesso al mercato è destinata a ridursi drasticamente.
Il prezzo è destinato pertanto a dipendere in misura determinante dal mercato, un mercato nel quale i nostri agricoltori operano troppo spesso in situazioni caratterizzate da una forte debolezza strutturale .
La verità è che la nostra agricoltura soffre di un grave ritardo nell’affrontare con strumenti organizzativi adeguati il mercato. Già nel 1978 la Comunità Europea, per giustificare il regolamento 1360 teso a promuovere in Italia la costituzione delle associazioni di produttori e delle relative unioni, affermava “che in Italia l’offerta dei prodotti agricoli presenta carenze strutturali di estrema gravità”.
Oggi la situazione è ulteriormente peggiorata e non solo in termini relativi. Tranne poche eccezioni, le quote di mercato della produzione agro-alimentare italiana sui principali mercati internazionali e nello stesso mercato interno mostrano una continua tendenza alla riduzione.
Nella maggior parte dei casi le associazioni dei produttori che sono state costituite si sono limitate a gestire le pratiche di aiuto comunitario per conto dei soci; l’eccellenza dei risultati ottenuti dalle poche associazioni che si sono effettivamente impegnate nel gestire il mercato è una chiara testimonianza dell’errore che è stato commesso da chi ha invece sprecato l’occasione preziosissima che il regolamento comunitario prima ricordato aveva offerto alla nostra agricoltura.
Per evitare passi falsi e disillusioni è necessario avere ben chiaro che la forma di mercato tipica dei prodotti agricoli non è quella della pura concorrenza, questo mercato infatti soffre della presenza di posizioni di natura monopolistica.
Da una parte vi è un gran numero di produttori agricoli, ognuno dei quali vende singolarmente i propri prodotti mentre, dall’altra parte, vi sono pochi privilegiati acquirenti, spesso legati tra di loro da accordi taciti o espliciti, o addirittura vi è un solo acquirente.
In queste condizioni gli agricoltori sono dei classici “price taker” (prendono il prezzo); o accettano infatti il prezzo che viene loro offerto, o non vendono il loro prodotto.
Per porre fine a questo stato di cose, non solo la teoria economica ma, fatto certamente più importante, la stessa esperienza di ogni agricoltura sviluppata – da quella nord americana a quella centro e nord europea – insegnano che per i produttori agricoli la sola strategia capace di conferire loro un effettivo potere contrattuale sul mercato è quella di cessare di vendere individualmente i propri prodotti per concentrare, all’opposto, la loro offerta in poche mani.
Da ciò la necessità indilazionabile e strategica di dare vita a delle organizzazioni di produttori che, come è richiesto tassativamente, tra l’altro, da tutta una serie di regolamenti comunitari, siano capaci di realizzare un’effettiva concentrazione dell’offerta, e di assicurare in tal modo agli agricoltori la possibilità di avere concretamente voce in capitolo nella determinazione del prezzo dei loro prodotti e delle altre condizioni di vendita.
Senza organizzazioni di questo tipo i vantaggi che derivano dal continuo impegno a ridurre i costi di produzione e migliorare la qualità dei prodotti, dalla valorizzazione della tipicità e delle denominazioni di origine, dal sostegno al made in Italy, della rintracciabilità, vanno, alla prova dei fatti, solo in minima parte agli agricoltori perché essi sono catturati in misura nettamente prevalente dagli acquirenti dei loro prodotti grazie al maggior potere contrattuale di cui questi ultimi dispongono.
Organizzazioni dei produttori di questo tipo sono inoltre indispensabili, sia per dare vita a effettivi accordi interprofessionali – è da ricordare che secondo l’impostazione italiana questi accordi lasciano irrisolto il problema della determinazione del prezzo – sia per dare una risposta adeguata alla crescente concentrazione della domanda in atto negli ultimi stadi della filiera alimentare e per assicurare in questo modo un effettivo sbocco di mercato alla produzione agricola.
Ma ancor più importante ed urgente è l’esigenza di dare vita a cooperative agricole di trasformazione e/o di commercializzazione che siano effettivamente orientate al mercato.
Tra le numerose ragioni che militano a favore di queste cooperative si possono citare, oltre al potere di mercato che esse conferiscono ai produttori agricoli:
1°- la circostanza che la creazione di valore tende ad essere progressivamente più alta negli stadi della catena dell’offerta che sono più vicini al consumatore;
2°- la crescente importanza nella commercializzazione dei prodotti agro-alimentari dei servizi post-vendita prestati al cliente come fattore di vantaggio competitivo;
3°- il fatto che l’impresa cooperativa permette, a differenza di quanto accade per le società di capitali, che tutto il reddito che essa produce resti nel territorio dove essa opera , e che per la sua natura questa impresa non pone i problemi della deindustrializzazione e della delocalizzazione;
4°- l’idoneità della cooperazione agro-alimentare a ridurre sensibilmente la variabilità dei prezzi percepiti dagli agricoltori: in particolar modo la sua capacità di impedire le cadute dei prezzi.
Si può inoltre ricordare che la cooperazione agricola di mercato permette al consumatore, grazie alla concorrenza che determina, di potere acquistare i prodotti alimentari a condizioni di prezzo più favorevoli. In pratica, la cooperazione agro-alimentare è oggi lo strumento più efficace ed efficiente per realizzare un più diretto rapporto tra i produttori agricoli ed i consumatori finali raggiungendo così un vero e proprio “patto” con i consumatori stessi.
E’ quindi attraverso la implementazione di questi strumenti che possiamo dare risposte adeguate e lungimiranti alle nostre imprese agricole che hanno bisogno di incrementare il reddito soprattutto attraverso l’adozione di azioni strutturali e non di pure e semplici sovvenzioni.
Tutto questo si impone maggiormente là dove l’impresa agricola è più in difficoltà, più in crisi e sull’orlo del fallimento come si verifica nella nostra montagna.
Lì, fra l’altro, la sopravvivenza dell’impresa agricola è il vero punto di ripartenza per un’azione territoriale che, prima di tutto, ha bisogno di presidio costante e quindi di residenzialità.
Ma proprio in quelle zone abbiamo visto come le azioni di sostegno economico finalizzate alla pura sussistenza non siano più in grado di produrre effetti positivi.
E’ in montagna dove maggiormente si può riscontrare l’inefficacia delle misure e degli stanziamenti degli ultimi 15/20 anni rispetto ai risultati ottenuti.
Quindi non si pone solo un problema di finanziamenti ma, ripeto, risulta evidente la necessità di azioni strutturali mirate al sostegno di concreti e fattibili progetti di sviluppo che devono essere concertati alla luce dell’esperienza fino ad oggi maturata e non delle suggestioni o dei luoghi comuni.
E’ alla luce di questo che bisogna ripartire, come si sta facendo, da una nuova logica di programmazione territoriale articolata e complessiva; ed è con questo spirito che abbiamo sottoscritto un protocollo d’intesa, sulla valorizzazione e sviluppo dei prodotti tipici di crinale, con l’Assessorato all’Agricoltura della Provincia di Parma; negli stessi cinque punti sulle comuni priorità di sviluppo espressi nell’accordo con le province di Parma e di Reggio uno riguarda la montagna.
E’ su queste basi che l’impegno della nostra Amministrazione vuole essere nuovo e significativamente diverso dal passato.
Un impegno il nostro diretto, non solo a garantire un processo di concertazione fra le parti, ma teso a sostenere, con tutta la forza e la capacità istituzionale, i nuovi processi di crescita e di efficaci percorsi di aggregazione delle imprese agricole e di creazione di servizi innovativi.
Troppe volte negli ultimi 15/20 anni le Istituzioni locali hanno assistito in silenzio al disgregarsi di importanti strutture, parti integranti dello stesso mondo agricolo locale, basterà ricordare la chiusura del Caseificio Sociale Le Moline, per proseguire con la Latteria Sociale Aurora fino ad arrivare, due anni fa al doloroso caso della Cooperativa Agridoro.
Chiusure e fallimenti questi sicuramente evitabili, attraverso un più attento presidio Istituzionale, che hanno determinato un profondo cambiamento, in negativo, degli assetti della nostra agricoltura.
Ebbene vogliamo oggi, da questo Consiglio provinciale, affermare che vi è da parte di questa Amministrazione una nuova volontà di sostegno vero e reale alle strutture del territorio rappresentative delle imprese agricole.
A partire dal Consorzio Agrario che pensiamo ancora possa e debba essere la casa comune a servizio dell’agricoltura piacentina.
E’ un impegno questo che ci prendiamo nella consapevolezza del momento delicato in cui versa il settore ed, in particolare, questa importante struttura.
E’ un impegno sul quale abbiamo già lavorato in questi mesi, e sul quale stiamo continuamente lavorando con il sostegno e la partecipazione del Presidente e dell’intera Giunta provinciale.
E’ in questa logica che abbiamo continuato a sostenere le politiche di settore già intraprese implementandole peraltro con nuove e più cogenti modalità d’azione.
Ne è testimonianza la diretta partecipazione del servizio agricoltura nel processo di progressiva introduzione dei prodotti della nostra agricoltura e del nostro territorio all’interno delle mense scolastiche e di alcuni punti vendita della grande distribuzione.
E’ anche da queste recenti esperienze che hanno dato, anche velocemente, dei buoni risultati che ci siamo resi conto della effettiva possibilità di realizzazione di un più ambizioso progetto.
Un progetto, cioè, più articolato di commercializzazione dei prodotti e di organizzazione delle produzioni da parte di una struttura di proprietà delle imprese agricole, che possa diventare un vero punto di riferimento per le nostre produzioni locali e che possa interloquire direttamente con i consumatori attraverso le mense scolastiche, gli agriturismi, i centri di acquisto, le case di riposo, gli ospedali e la stessa grande distribuzione.
Un progetto che vedrà coinvolte strutture che già, anche se in modo parziale, sono state messe in campo in questi anni, come i Consorzi Bio-Piace e Bio-Valtrebbia ma anche Piacenza Alimentare o le significative esperienze come Campagna Amica, progetto che dovrà porsi obiettivi e strutture di più larga scala in grado, dopo la fase di avviamento, di stare sul mercato e compiere scelte imprenditorialmente mature rispetto alle esigenze.
Tutto questo perché crediamo nella nostra agricoltura e nel nostro sistema agro-alimentare, perché crediamo che in questo settore possano ancora essere spese le energie e gli entusiasmi oggi, molto sopiti, dei nostri giovani, perché crediamo che oggi il ruolo dell’Istituzione sia quello di aiutare e favorire lo svilupparsi di un territorio orgoglioso delle proprie tradizioni e dei propri prodotti che non abbia paura di confrontarsi con le sfide del futuro ma che con volontà e lungimiranza, senza eccessivi proclami, attraverso il costante lavoro di tutti i giorni possa iniziare a gettare nuove basi per il domani.
Ho evitato di portare in questa mia presentazione eccessivi dati e cifre che per comodità e maggiore comprensione sono copiosamente presenti negli allegati in vostro possesso e dai quali trarrete un quadro ben preciso della nostra agricoltura.
Il primo allegato è la copia dell’Osservatorio del Sistema Agroalimentare, realizzato dal Servizio Agricoltura in collaborazione con l’Università Cattolica, presente sul sito della Provincia ed aggiornato al 2003.
L’altro è il documento rapido e sintetico, con schede divise per titoli e macro-argomenti per facilitarne la lettura, che testimonia delle problematiche e delle prospettive del sistema agroalimentare piacentino; i dati in esso contenuti sono aggiornati al 2004.
Potete vedere che l’ultima pagina dal titolo “Il futuro è da disegnare“ è, volutamente, bianca.
E’ stata lasciata bianca perché lo scenario che si prospetta, come abbiamo visto, è talmente innovativo rispetto al passato che, comunque, le azioni da intraprendere sono ancora allo studio dei vari tavoli di lavoro e poi perché anche il dibattito che scaturirà oggi in Consiglio sarà senz’altro utile per scriverla assieme.
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