Commenti , riflessioni e proposte di Silvio Bisotti, Mario Angellillo e Dario Squeri
Reazioni piacentine alle decisioni assunte l'altro ieri dal vertice nazionale della Margherita. Il “no” dell'assemblea federale alla lista unica dell'Ulivo alle politiche dell'anno prossimo rappresenta una battuta d'arresto per il progetto di Federazione riformista del leader dell'Unione di centrosinistra Romano Prodi. Ma si tratta solo di un «rallentamento», secondo il segretario provinciale della Margherita, Silvio Bisotti, che si dice «ottimista» sul proseguimento del percorso visto che, sottolinea in una nota, a Roma il partito ha anzitutto «confermato due scelte fondamentali, l'appartenenza all'Unione di centro-sinistra e la costruzione della Federazione, per la quale a Piacenza si stanno ponendo le basi» (giovedì prossimo è fissato, a tale scopo, un incontro tra gli organismi di Ds, Sdi e Margherita). Certo la bocciatura della lista unitaria «lascia perplesso» Bisotti per «la tempistica con cui è stata assunta», meglio se si fosse «approfondito il confronto interno» anche cercando «un doveroso chiarimento» con i Ds e Prodi. Ora «elemento decisivo» sarà «non mettere in discussione la strategia di fondo, l'unità del partito e la fiducia in Prodi leader della coalizione», visto che, si dice convinto Bisotti, «la base del partito» e «un elettorato che attende con speranza una svolta per il futuro del paese chiedono un di più di unità interpretata da una forza riformista vera che sappia trainare l'intera coalizione». E questo vale «in particolare a Piacenza e in Emilia-Romagna (diversamente forse che in altre aree del paese specie del sud)» dove non manca «la disponibilità» delle forze della Fed ad attivare concrete iniziative di collaborazione e coordinamento superando con slancio alcune evidenti contraddizioni ancora presenti anche nella nostra realtà (pensiamo alle rappresentanze nel governo regionale o ad alcuni contrasti in quelli locali)». Canta vittoria per la votazione romana Mario Angelillo, ex segretario provinciale della Margherita, sconfitto da Bisotti al congresso di dicembre ma forte comunque di un seguito pari al 42% del partito: «Le nostre perplessità già espresse e a livello congressuale e poi all'interno del partito hanno trovato conferma a livello nazionale». La linea vincente, quella di Francesco Rutelli, Dario Francheschini, Franco Marini la «portiamo avanti non tanto in termini di contrapposizione quanto nell'ottica di salvaguardare l'identità della Margherita in modo che possa riprendersi all'interno del centrosinistra quel ruolo di riferimento per i cittadini delusi dal centrodestra». Il problema non è l'Ulivo né la Fed, chiarisce Angelillo, ma il fatto che le iniziative di aggregazione abbiano «nascosto una non chiarezza, senza quelle condizioni di parità che evitino la “devoluzione” della Margherita nella lista unica». Oltretutto, secondo l'ex segretario, «in questi mesi abbiamo potuto constatare come la Fed non abbia fatto passi avanti», e cita la vicenda della costituzione della giunta regionale come esempio di deficit di parità tra alleati: «Non ci sentiamo soltanto portatori di voti ma di una tradizione e di un modo di essere nella politica cui non appartiene la prospettiva di confluire nel partito socialista europeo». A intervenire è anche Dario Squeri, presidente del Centro popolare europeo (Cpe) dopo aver chiuso con la Margherita lo scorso giugno. «Ciò che oggi dice Rutelli e la maggioranza del suo partito, e cioè l'insoddisfazione per l'egemonia della sinistra e specie di Rifondazione, sono le stesse cose che dicevo io un anno fa. Allora fui deferito ai probi viri e lasciai la Margherita, ma oggi posso dire di essere stato buon profeta, è diventato il disagio di tutto il partito». Squeri riconosce a Rutelli «coraggio seppur tardivo perché la posizione di debolezza della Margherita è ormai assodata» e lo invita a «essere coerente» e «andare fino in fondo», verso cioè «la vera casa dei moderati che si sta creando da un'altra parte». Evidente riferimento al progetto di riorganizzazione nella Casa delle Libertà dove «c'è un cantiere per ricostruire l'area moderata per un bipolarismo più maturo». Un appello che Squeri rivolge anche ai “margheriti” piacentini. gu.ro.
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