E' stata la realtà, sentita dalla pancia e non dal cervello ottenebrato da media e istituti compiacenti, a determinare l'esito del voto.
Dopo aver sentito per anni parlare di successi, di crescita della ricchezza, di occupazione a livelli mai visti, è stata la constatazione della consistenza di portafogli e conti a dare a ciascuno la misura del disastro.
Ora dobbiamo prepararci a farci carico di questa crisi e di guidare il Paese a superarla.
Le Regionali 2005 segnano uno spartiacque tra l'era Berlusconi e un nuovo periodo della politica italiana: l'era delle disillusioni.
Berlusconi nel 2000 e 2001 era riuscito a vendere un sogno agli italiani: quello di un futuro radioso e pieno di opportunità, ma il 2005 consegna l'immagine di un Paese in crisi profonda, in preda ad un pessimismo "cosmico" e con i portafogli che tendono al verde.
Questo è il Paese che ha umiliato la destra italiana.
Ma una cosa dovrebbe farci riflettere: quanti hanno saputo prevedere questo collasso?
Dovrebbe far riflettere l'incapacità di tutti a prevedere le dimensioni della disfatta: sembra quasi che l'immagine del Paese trasmessa e diffusa in questi ultimi anni da parte di media e istituti di statistica non corrisponda al Paese reale.
Sembra che il lavoro di mistificazione (cosciente o meno) operata in questi anni da media e organismi soggetti all'influenza dell'esecutivo sia stata tanto efficace da non fare percepire "coscientemente" agli italiani la assoluta gravità della situazione economica.
Abbiamo sentito parlare di inflazione sotto controllo, di occupazione in aumento, di Pil in crescita, di rispetto dei parametri di Maastrict e ci abbiamo comunque creduto anche se con molti dubbi.
Il voto ha messo in evidenza il silenzioso disagio di milioni di italiani che nel paese del bengodi (così ci veniva da pensare vedendo i numeri dell'Istat e del governo) si trovavano invece col culo per terra.
Non siamo stati capaci di prevedere perche la nostra infosfera è tanto controllata e mistificata dall'esecutivo da non farci sentire il clima che si andava determinando.
Sono i numeri, quelli veri, non quelli addomesticati da istituti ed esecutivo e che ora Bruxelles ci contesta, che hanno seppellito Berlusconi (a proposito consiglio di leggere questo articolo).
Il voto non ideologico a Berlusconi del 2001 era un voto per "il nuovo miracolo italiano"; degli affari di giustizia e del conflitto di interessi agli elettori di FI non gliene fregava niente, così come dei suoi progetti costituzionalistici e delle faide con la giustizia.
Quello che vedevano in Berlusconi era la possibilità di vivere in piccolo il successo del grande imprenditore.
Trovarsi ormai a fine mandato con il problema di arrivare alla fine del mese ha messo a nudo le illusioni e l'illusionista.
Forse aveva ragione Montanelli a dirci che solo 5 anni di Berlusconi al potere ci avrebbero guarito dal berlusconismo, .... ma a quale costo?
Nel 2006 chi prenderà in mano la guida del Paese, dopo 5 anni di illusionismo al potere, si troverà a fare i conti con una situazione che tutti temiamo gravissima.
Su questo come centrosinistra dobbiamo iniziare a concentrare le nostre energie: la priorità dello sviluppo e del lavoro.
Dovremo essere capaci di scelte dure e rigorose, di SACRIFICI e di scelte coraggiose, e dovremo essere capace di spiegare queste scelte agli italiani.
Tuttavia sono fiducioso che l'amaro finale di questa avventura, nata sotto il segno dell'albero della cuccagna e in via di conclusione sotto il segno della crisi e della insicurezza, ci ha aiutato tutti a maturare.
Mentre 4 anni fa una maggioranza della popolazione era disposta a credere nelle favole ora siamo sicuri che la maggioranza degli italiani sappia distinguere tra favole e realtà.
Quest'anno sarà utilmente speso se sapremo raccontare la realtà e spiegare come cambiarla, realisticamente e senza bacchette magiche.
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