domenica 2 agosto 2009

Perchè come lib appoggio Franceschini

Carlo Annoni in merito alla competizione per la Segreteria nazionale del PD

La competizione per la segreteria del PD è una questione interna al PD?
Messa così, la domanda sembra avere una risposta scontata: "certo, l'elezione del segretario compete agli iscritti del Partito".
Ma il PD ha in realtà introdotto, ispirato dalla tradizione delle primarie USA, una sorta di elezione generale aperta a chiunque. Piu' che delle elezioni primarie, si tratta di una elezione a suffragio universale, dove agli iscritti al PD compete solo il privilegio dell'elettorato passivo.

La domanda posta all'inizio è quella che mi sono posto nel momento in cui alcuni amici del PD mi hanno chiesto cosa ne pensassi dell'imminente congresso e della prossima scelta del Segretario PD. Come liberale, indipendente e non iscritto al PD, sono stato molto incerto sulla risposta da dare.

Vedete, il PD, cui inizialmente avevo dato la mia adesione (seppur fortemente condizionata), da oltre un anno non è il "mio" Partito: manifesto dei valori, prassi politica, scelta degli interessi da rappresentare, scelta dei dirigenti, .. tutto mi ha portato a comprendere che, come liberale, il PD non potesse essere la mia casa.
Ma... penso di non dire una cosa folle affermando che la politica italiana si stia muovendo, e dal 1948, in uno scenario di tipo bipolare.
Così fu nella cosi detta prima repubblica, pur con regole proporzionali pure, e così è stato dal primo referendum Segni in poi.
A differenza di quanto sostenuto da molti, ritengo che il bipolarismo sia una realtà di fatto, sentita profondamente dagli Italiani.
Ovviamente bipolarismo.. e non certo bipartitismo, la cui bocciatura all'ultimo referendum è stata totale e completa, come sarebbe stata scontata per chiunque avesse conosciuto storia e carattere degli Italiani.

Come liberale, mi si pone (o si porrà comunque domani) il problema di pensarsi, collocarsi e agire in uno scenario bipolare.
Alcuni amici si sono collocati a destra, altri vivono con difficoltà e grandi dubbi un tentativo di terzismo, altri ritengono che i liberali siano costitutivi del centro-sinistra, anzi ne siano l'unico futuro possibile.
Personalmente ritengo che, al di là di un rispettabilissimo e, spesso giustamente rimpianto, liberalismo di stampo conservatore, i liberali si collochino oggettivamente tra coloro che da sempre operano per promuovere la massima libertà dell'individuo (nei comportamenti economici, politici e civili) nella piena responsabilità delle proprie scelte, nel rispetto di una uguaglianza di doveri e diritti, e con una forte attenzione alla ricerca della coesione sociale.
Il manifesto di Oxford del lontano 1947 è un manifesto "borghese" che indica le linee guida per una politica di sinistra, se realmente la sinistra si occupa di emancipazione degli individui.
A differenza dei manifesti di tanta sinistra, il manifesto dei Liberali mantiene ancora oggi tutto il proprio valore.
Non è quindi così strano che noi liberali si guardi a sinistra, anzi, se un rimprovero ci deve essere fatto, è nella inefficacia della nostra azione politica volta a creare e rendere vincente la sinistra nel segno delle idee e degli uomini liberali.
Molti sorrideranno alla luce dell'oggi, ma solo una futura guida liberale della sinistra renderà possibile, e vincente per il Paese, una alternanza dei governi nazionali.
Penso sia ora piu' chiaro il motivo dell'attenzione di un liberale nelle contese "interne" al PD.
In questa prospettiva preferirei avere come interlocutore politico un PD impegnato a trovare una originale via di uscita dall'attuale crisi della sinistra, che trovarsi un interlocutore politico rivolto ad un passato perdente e irrecuperabile.
Per questo mi auspico una segreteria Franceschini che ritengo, tra i 3 candidati, quello che dia maggiori possibilità alla costruzione di una sinistra moderna e vincente.
Non che la sua eventuale elezione risolva magicamente i problemi del PD e della sinistra, ma sicuramente Franceschini potrà meglio e piu' decisamente operare alla drastica riduzione del peso politico del piccolo esercito di funzionari di partito ereditati al PD dalla tradizione comunista.
Così come ritengo piu' credibile Franceschini nel riportare il sindacato (e altri corpi intermedi) al proprio ruolo di difesa degli interessi dei lavoratori piuttosto che burocrazia tesa ad allargare il proprio potere ed i propri privilegi, in questo impegnata nella ingerenza (e supplenza) politica.
Non ultimo Franceschini arriva da una cultura che ha saputo dimostrarsi di governo e di riforma, e, diversamente dagli ex-comunisti, si è trovato tendenzialmente a non dovere rinnegare quanto detto e sostenuto nella propria storia.
Franceschini ha quindi davanti molte e difficili sfide, cui non so se riuscirà vincente.
Ma dei 3 candidati è l'unico che può farcela a riuscire a consegnare al Paese un partito attorno al quale si possa formare una alleanza vincente di una sinistra finalmente e modernamente riformatrice e liberale.
Bersani, pur persona degna e capace, è figlio di una storia che il PD deve sapere superare per divenire credibile e vincente.
Questa storia, fatta anche di amicizie, frequentazioni, relazioni, non rende credibile la persona al ruolo di colui che proprio quel nodo di relazioni ed interessi deve sciogliere.
Come D'Alema, Visco e tanti altri ex-comunisti, anche Bersani si porta dietro una storia in cui politicamente non ci ha molto azzeccato.
E' inoltre parte ed espressione (sicuramente la migliore) di quella storia fatta di apparati e obbedienze, che è risultata condannata dalla Storia.
Le stesse proposte che, al di là delle ovvietà e generalità, traspaiono dai suoi interventi prefigurano un PD post-comunista alla guida di una coalizione di (vetero) sinistra, che punta tatticamente ad una alleanza con l'UDC.
L'UDC, forse (?!) sarà felicissima di praticare la politica dei 2 forni; ma l'UDC è un partito costituzionalmente tradizionalista, intrinsecamente di destra secondo lo schema bipolare, e per questo le eventuali alleanze non potranno che essere confinate alle amministrazioni locali.
In questo scenario il PD assumerebbe senza ambiguità la "vocazione minoritaria" come costitutiva del partito stesso, preparandosi così a godere a vita di una rendita di opposizione.
Ma questa rendita, non piu' fondata su una rendita ideologica (quella comunista) difficilmente porterebbe a risultati positivi.
In pratica riavremmo la storia del PCI, ma senza l'ideologia comunista che, forse ci dimentichiamo, ne è stata il collante ed il motore immobile.
Questo ritorno al passato, che di fatto è la proposta strategica di Bersani, non potendo piu' contare sulla fede nel comunismo prossimo venturo da parte dei propri aderenti, nascerebbe senza basi, senza prospettiva.. riducendosi e mostrandosi da subito come pura e semplice assemblaggio di persone interessate al potere ma senza una visione per il futuro.
Sinceramente, da liberale che guarda a sinistra, questo è l'ultimo degli scenari che vorrei vedere, e per questo non posso che appoggiare, pur dall'esterno, la candidatura di Franceschini.

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