domenica 26 luglio 2009

Le sorti di un partito e della democrazia

Ostellino Piero
Corriere della Sera, 25 luglio 2009

Mi spiace, ma proprio non riesco a essere d' accordo con i miei due stimabili colleghi e amici, Sergio Romano e Michele Salvati, per i quali «la sorte del Pd riguarda tutti». (Corriere 16 e 20 luglio). I partiti sono associazioni alle quali i cittadini danno il proprio consenso, votando l' uno o l' altro, in base a una soggettiva idea di Bene comune e nella convinzione che le politiche dell' uno siano giuste e quelle dell' altro sbagliate. La competizione democratica si sostanzia nella presenza di identità culturalmente e politicamente chiare e distinte perché la democrazia liberale è diversità, dissomiglianza. Così è nella vita. Io mi iscrivo al circolo del golf, piuttosto che a quello del tennis, perché mi piace più il golf del tennis, e perché sono convinto che, praticarlo, faccia più bene alla salute del tennis; mentre, per parte loro, i tennisti pensano faccia più bene il tennis. Il pregio della democrazia liberale - che è cosa più importante del golf o del tennis - sta nel principio di maggioranza come gestione delle diversità e dei conflitti: vince chi ha ottenuto più voti, non perché ha eliminato con la violenza, o l' omologazione, l' avversario. Il quale, da quel momento, si ingegnerà, dall' opposizione, di rovescå chi lo ha votato; se non si darà da fare, un altro prenderà il suo posto nella competizione. La democrazia non è «vogliamoci bene», bensì «pur non amandoci, cerchiamo di non scannarci». L' idea che «la sorte del Pd» riguardi «tutti» è contraddittoria: se fossimo tutti convinti che anche «la sorte del Pdl riguarda tutti», i due partiti sarebbero, allora, intercambiabili, votare per l' uno o per l' altro sarebbe del tutto indifferente, oltre che superfluo, quindi tanto varrebbe decidere l' esito delle elezioni buttando in aria una monetina. L' idea che «solo» la sorte del proprio partito riguardi «tutti» o è irragionevolmente buonista, per non dire pericolosamente unanimista, o è sbagliata perché lascia le cose come stanno: ciascuno vota come gli pare e non cambia se non perché crede che le politiche dell' uno siano ora giuste e quelle dell' altro, per il quale aveva votato fino a quel momento, sbagliate. Non penso che la sorte del Pd, o del Pdl, riguardi anche me, che non li voto. Anzi, è proprio per questo che non li voto. Amici miei, non confondiamo le sorti della democrazia, e dell' opposizione, con quelle di un partito, quale che sia. Queste ultime non riguardano «tutti», bensì solo i suoi iscritti e i suoi elettori.

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