lunedì 20 luglio 2009

BIANCO, MACCANICO, ZANONE: NON DIMENTICATE I LIBERAL

Da (18 luglio 2009) - Corriere della Sera risponde Sergio Romano

Abbiamo letto il suo editoriale sulle prospettive del Partito democratico. Lei arriva al punto politico essenziale: per realizzare in Italia un bipolarismo vero e duraturo, per intavolare finalmente una dialettica «normale» fra maggioranza e opposizione, il Pd è semplicemente indispensabile, purché si convinca delle sue grandi potenzialità; lo spazio politico da coprire è enorme, perché risponde alle esigenze profonde che esistono nel Paese, e certo sono lontane dal centrodestra berlusconiano di oggi. Per noi, che abbiano creduto e lavorato per il bipolarismo sin dalla scelta del sistema elettorale maggioritario, agli inizi degli anni Novanta, lei non avrebbe potuto dire di meglio. Solo un passaggio ci lascia perplessi: quando dimentica di includere nelle «famiglie politiche» riunite nel Pd, e dal Pd, quelle che si richiamano alla tradizione repubblicana, liberale, azionista e laica senza aggettivi. Questa famiglia - a volersi limitare al dopoguerra - ha contribuito in maniera importante alla costruzione dell' Italia repubblicana, e in più (non lo «scopriamo» certo qui e oggi) ha spesso stimolato riflessioni e fatto avanzare su posizioni più moderne, più europeiste, più laiche se vuole, proprio quelle forze che lei richiama nell' editoriale, «i nipoti del marxismo e quella dei cristiano-sociali». Nel progetto del Pd ci siamo da subito e a pieno titolo, proprio perché esso punta a valorizzare il contributo di tutte le culture democratiche e progressiste. Abbiamo dato vita ad un' area («LiberalPd») che si richiama alle nostre esperienze e tradizioni, a partire dalla difesa della laicità dello Stato, ma non viaggia con la testa rivolta all' indietro: lo provano le tantissime adesioni che riceviamo di professionisti, di donne e di giovani rimasti sinora estranei alla politica. La società e la politica sono bloccate, piene delle incrostazioni del passato. C' è necessità di superare tutto questo, rapidamente: noi pensiamo di farlo attraverso il consolidamento del progetto del Pd.

Enzo Bianco Antonio Maccanico Valerio Zanone

Grazie per la vostra lettera. Esiste effettivamente in Italia una famiglia liberale che ha avuto il merito di richiamare altre forze politiche al rispetto dei suoi obiettivi. Eppure occorre ricordare al tempo stesso con rammarico che non ebbe mai un peso corrispondente all' importanza della sua cultura. Probabilmente questo accadde perché i suoi membri non riuscirono ad accettare la convivenza di sensibilità diverse e a conservare la loro unità. La parola «famiglia», in questo caso, non è soltanto una metafora. Penso alla famiglia Croce, quando il filosofo condannò criticamente le scelte liberal-socialiste e azioniste della figlia Elena, del genero Raimondo Craveri e di altri che si erano formati intellettualmente alla sua scuola. Comincia da quel momento una lunga serie di fratture e di diaspore. L' unità degli azionisti dura appena un anno dopo la fine del conflitto e i suoi membri si disperdono fra altri partiti politici. La stessa sorte tocca pochi anni dopo ai liberali del Pli, quando dalla sinistra del partito nasce il movimento radicale. (Mi chiedo, incidentalmente, dove sarebbe oggi Giovanni Malagodi). Anche la sorte dei liberali europei non è stata brillante. Ma in Germania potrebbero andare al governo, nella prossima legislatura, con la signora Merkel. In Francia hanno avuto una considerevole influenza durante la presidenza Giscard e i governi di Raymond Barre e Edouard Balladur. In Gran Bretagna sono sfavoriti dalla legge elettorale, ma hanno conquistato 62 seggi nelle elezioni del 2005, con un aumento di 10 seggi rispetto alle elezioni precedenti. E a Strasburgo, infine, il gruppo parlamentare dei liberali e dei democratici conta 84 deputati. I liberali italiani, invece, sono condannati a essere lievito di torte fabbricate da altri cuochi.

Sergio Romano

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