martedì 30 giugno 2009

la "questione morale" e i risultati elettorali

Commento di Pino Moruzzi (aderente al Partito Democratico – Fiorenzuola) all'editoriale a firma Pierluigi Magnaschi pubblicato su Libertà il 29/06/2009


E’ quantomeno bizzarro che all’indomani dell’arresto del direttore dell’Ispettorato del lavoro che è solo l’ultimo, in ordine di tempo, di una serie di gravissimi “casi” piacentini di “presunto” malaffare e che possono essere il segno del decadimento etico e morale di un sistema sociale nel suo complesso, un affermato opinionista come Pierluigi Magnaschi invece di approfondire i temi e gli aspetti legati a queste inaccettabili situazioni (che, al di là degli aspetti di carattere personale, sono tanto più deprecabili in quanto vanno a creare gravi problematiche anche dal punto di vista della sleale concorrenza fra le imprese), sposti il dibattito e l’attenzione dell’opinione pubblica sulla sconfitta del Partito Democratico in Italia.
Non potendo supporre, per la provata esperienza del Magnaschi, che si sia trattato di una disattenzione, si deve pensare che egli non voglia, almeno in questo momento (similmente a ciò che accade in sede Parlamentare ove la maggioranza ha rinviato la discussione sul DDL “prostituzione”), porre proprio l’accento sulla deriva morale di cui è vittima il nostro Paese nel suo complesso.
Comprendiamo l’imbarazzo poiché a iniziare una tale analisi, occorrerebbe subito sottolineare il cattivo esempio, ad essere generosi, del nostro Presidente del Consiglio, sia sul piano strettamente giuridico (vedi le varie leggi a modifica di comodo del codice penale come il “lodo Alfano” ancora all’attenzione della Consulta), sia su un piano che riguarda più direttamente la moralità personale e quella collettiva; quel cattivo esempio che, come noto, viene ormai gravemente stigmatizzato anche da gran parte del mondo cattolico (dentro il quale vé chi sostiene, come il settimanale Famiglia Cristiana, l’opportunità che il Presidente del Consiglio si dimetta dalla Sua carica Istituzionale), è il peggiore viatico possibile al ritorno ad una epoca fatta di serietà, di rigore e di senso di responsabilità che anche la grave crisi economica consiglia prima di tutto a chi si occupa di questioni pubbliche.
Comunque non mi voglio sottrarre dall’esprimere il mio disappunto a quanto argomentato dal Magnaschi sul giudizio espresso da Franceschini circa l’ultima tornata elettorale. Come spesso accade nel campo di “Destra” l’autore ha dimenticato, si fa per dire, di premettere nel suo articolo che l’espressione del segretario del PD aveva come riferimento un clima pre-elettorale, creato e sostenuto dal monopolio televisivo del presidente del Consiglio, assolutamente nemico del PD ed un Leader dello schieramento di Centro Destra che magnificava ad oltranza la performance del PdL pronosticando ripetutamente un risultato ben al di sopra del 40%. In sostanza la situazione era tale da far credere all’opinione pubblica addirittura un ridimensionamento così forte del PD da temerne la scomparsa ed un livello di voti alla Destra da far pensare che in Italia il sistema dell’alternanza democratica non avesse quasi più ragione d’essere. Franceschini ha preso atto che il PD c’è, che il suo inserimento, insieme agli alleati, nel corpo della Nazione vale quello dei suoi opposti nemici e che, per fortuna di tutti., anziché un aumento del PdL si è assistito ad un suo ridimensionamento.
A questo punto ognuno faccia i suoi conti elettorali e le proprie analisi del voto e Magnaschi, anche se chiaramente sostenitore (come si può evincere dai suoi articoli) della Destra, se mi è permesso suggerirlo, cerchi in futuro di essere più completo nella cronaca dei fatti.

Piacenza 29 giugno 2009

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