Scritto da Gerardo Coco
lunedì 16 marzo 2009
da www.legnostorto.com
Peter Schiff il noto commentatore economico e finanziario, autore del best seller Crash Proof, in recente articolo riporta una dichiarazione del Presidente Obama così sintetizzabile: "Poichè il credito è la linfa vitale di una economia, la sua ricostituzione è la priorità assoluta della politica economica". “Ma, scrive Schiff, il Presidente ha mal diagnosticato il problema. E’ il risparmio, non il credito, la linfa dell’economia. “Se il credito non è usato con giudizio può trasformarsi in cancro per l’economia (usando questo termine con riferimento al dissennato uso delle carte di credito, fenomeno senza precedenti che ha sostituito la cultura del risparmio). “Ciò che tutti hanno dimenticato, continua il commentatore, è che il credito non si crea dal nulla. Anche in un sistema bancario basato su un elevato rapporto tra riserve e credito concesso (leverage), qualcuno in banca i risparmi deve metterli in modo da permettere alla banca di prestarlo a chi ne ha bisogno. Quindi la pietra angolare del sistema non è il credito ma il risparmio che permette la circolazione del credito. Espandere il credito senza la copertura di adeguato risparmio porta inevitabilmente al disastro”.
Già Ludwig Von Mises, fin dal 1912 aveva sviluppato la teoria che i cicli e fluttuazioni economiche sono causati dalla abnorme espansione del credito come sostitutivo del risparmio e previde la crisi del 29. Successivamente, Friedrich von Hayek basandosi sulle tesi di Mises, approfondiva gli effetti delle fluttuazioni cicliche sulle strutture produttive di un paese. Ma questi due grandi economisti fu come non fossero mai esistiti. Il keynesianesimo con i suoi dettami (non risparmiate! indebitatevi! spendete!) doveva prevalere portando alla devastazione delle economie.
L’opinione pubblica predominante crede che il ciclo economico sia una caratteristica inerente al capitalismo. Noi invece ribadiamo che l’instabilità delle economie sono determinate dal dirigismo dei sistemi bancari e dei governi.
Non solo: essi sono una delle principali cause delle diseguaglianze sociali.
Il capitale, a livello di unità familiare e di impresa è quella “forma di credito” che proviene dal risparmio accumulato in precedenza nei processi produttivi di questi soggetti. Esso è in netto contrasto con il credito creato dal nulla dai sistemi bancari ed erogato ai soggetti economici come se provenisse da fondi di “capitale reale” cioè dal risparmio accumulato che, per i sistemi economici, è la fonte della liquidità. L’espansione del credito oltre il risparmio reale serve ad abbassare i tassi di interesse per permettere un indebitamento che, in assenza di espansione artificiale del credito non ci si accollerebbe.
I tassi irrealisticamente bassi per “stimolare” l’economia propagano un falso segnale nel mercato, come se esistesse più risparmio e quindi più capitale nel sistema economico. Ne consegue che nessuno è più incentivato a risparmiare, ci si indebita oltre le proprie capacità, aumenta il moral hazard intraprendendo, a basso costo, progetti folli che crolleranno quando il sistema bancario rialzerà i tassi, limiterà il credito e tutti allora si accorgeranno che nella economia mancava il “capitale vero”.
Ma come già spiegato in altra occasione, l’espansione del credito non si distribuisce uniformemente nelle economie. Essa va subito a beneficiare segmenti del mercato che speculano sui titoli di borsa, nei mercati delle materie prime, nei mercati immobiliari i cui valori crescono in modo fittizio. Sono questi periodi che preparano le condizioni in cui i ricchi diventeranno sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri. Ciò accade negli anni 20 e il fenomeno si ripeté verso la fine degli anni ‘90 del secolo scorso. Ci si è dimenticati della bolla delle cosiddette Dot. Com causata dalla New Economy? Ci si è dimenticati che la alcune aziende dai modesti fatturati venivano capitalizzate in borsa per miliardi di dollari? Ciò fu proprio determinato da un’espansione del credito senza limiti.
Quando la festa del credito volge al termine e lo stimolo che ha fatto crescere borse e profitti viene arrestato, i capital gains si trasformano in capital losses. Inizia la contrazione monetaria, le aziende falliscono, il risparmio si azzera, aumenta la disoccupazione e si propaga un senso di sfiducia generale. A questo punto i nemici del capitalismo saltano alla ribalta condannando, naturalmente il capitalismo come causa delle depressioni. Si chiede aiuto ai sistemi bancari e ai governi cioè ai veri responsabili dei disastri economici. E così alla fine degli olocausti finanziari iniziano nuovi cicli avendo come protagonisti sempre le banche e governi i quali, a differenza dell’economie di impresa, non devono sottostare al test del conto profitti e perdite perché tanto le perdite saranno socializzate, ricadendo il costo della socializzazione sulle fasce dei soggetti più deboli.
La teoria economica e l’esperienza millenaria ci hanno insegnato che il monopolio di qualsiasi bene economico distorce le economie. Il denaro, la merce universale, è monopolio delle Banche Centrali, emanazione dei governi i quali si avvantaggiano di questo monopolio attraverso l’espansione della spesa pubblica. Con la danza dei tassi di interesse e le politiche monetarie ed economiche stabilizzatrici(!!) essi pretendendo di dirigere le economie rendendo una risorsa economica scarsa (il risparmio), illimitata, ma limitando poi il credito quando è veramente necessario. L’economia delle banche centrali funziona come l’economia del Politburo.
Essa inganna l’economia tutta, senza riguardo alla formazione del risparmio reale, alle vere necessità delle strutture produttive e alle condizioni dei lavoratori. Nessun altro fenomeno dell’economia si confronta con situazioni simili.
Chi, noiosamente continua a moralizzare sul capitalismo ben rifletta sulle vere cause delle crisi e sul finto capitale che viene sparso come letame nei sistemi economici da istituzioni non capitalistiche.
gerardococo@gmail.com
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