domenica 11 gennaio 2009

Israele può vincere la guerra di Gaza

Palestinesi contro Hamas

di Edward N. Luttwak
10 Gennaio 2009

da www.loccidentale.it


Tutto lascia pensare che la maggior parte dei reporter e dei sapientoni occidentali sia d’accordo con gli islamici d’ogni provenienza nel definire impossibile una vittoria israeliana a Gaza. Costoro sminuiscono e screditano l’attacco difensivo di Israele contro Hamas profetizzando un inevitabile rafforzamento dell’islamismo tra i palestinesi e un nero futuro per lo Stato ebraico.

Come hanno fatto i nostri opinionisti a giungere a questa conclusione? Quel che fanno con maggior frequenza è far riferimento al conflitto del 2006 in Libano tra Israele ed Hezbollah e riecheggiare la rivendicazione di una grande vittoria di Hezbollah. Stando a questa versione, la verità è che i leader di Hamas, nel lanciare i propri missili contro Israele, non hanno fatto altro che imitare la strategia vincente di Hezbollah.

In realtà Hezbollah ha subito un profondo shock dai bombardamenti israeliani, ed è probabile che i suoi supporters, la maggior parte dei quali vive nel Libano meridionale, non tollereranno un’ulteriore ondata di distruzione causata da un altro attacco di Hezbollah. In Libano anche le inconcludenti azioni israeliane sul campo, che non hanno mai coinvolto più di sei squadre (all’incirca seicento uomini), hanno avuto come risultato la morte di qualcosa come quattrocento miliziani di Hezbollah nel combattimento diretto, faccia a faccia, mentre Israele ha subito soltanto trenta perdite.

Ovviamente nulla di tutto ciò ha impedito al capo di Hezbollah Hassan Nasrallah di sbandierare la sua grande vittoria nel nome di Dio. Se le sue vittoriose dichiarazioni fossero state seriamente veritiere, Israele avrebbe dovuto rinunciare ad attaccare Hamas. Sempre stando a questa logica, Israele avrebbe chinato il capo per paura di altri missili lanciati da Hamas e di quelli, ancor più potenti, lanciati in tandem da Hezbollah. Di certo Nasrallah ha provveduto a incoraggiare Hamas ad attaccare Israele con un linguaggio che implicava un suo intervento, una promessa credibile se davvero ce l’avesse fatta a ottenere una vittoria nel 2006.

Ma non appena a Gaza ebbe inizio la battaglia, Nasrallah invertì i termini delle proprie dichiarazioni minacciando Israele se avesse attaccato il Libano. Cosa che ovviamente in Israele nessuno aveva intenzione di fare. Quando giovedì dal Libano sono stati lanciati tre missili, Hezbollah non ha indugiato ad assicurare agli israeliani che non aveva nulla a che fare con l’episodio, e che anzi quel tipo di missili non fa neanche parte delle sue scorte. Si tratta di un familiare luogo comune dell’esperienza palestinese. C’è sempre qualche leader estremista pronto a istigare i palestinesi alla lotta con la promessa implicita di parteciparvi valorosamente. Fino a quando la lotta non comincia davvero e le promesse vengono dimenticate per paura della rappresaglia israeliana.

Un altro familiare luogo comune dell’esperienza palestinese insegna che gli estremisti possono sempre finire per prevalere politicamente sui moderati, ma anche che, così facendo, non fanno che dividere la società palestinese. Una valida scala di misurazione di tale dissonanza è, di fatto, il successo dell’attuale guerra d’Israele contro Hamas.

È il caso di rifletterci: stando alle fonti da Gaza, dall’inizio dell’offensiva di terra circa il 25 per cento dei cinquecento morti erano civili innocenti. Gli israeliani sostenevano che il venti per cento delle vittime dell’attacco aereo fossero civili. In un modo o nell’altro, è stata una campagna di bombardamenti estremamente accurata. (Anche nel 1991 e nel 2003, nelle campagne aeree statunitensi contro l’Iraq, quando la maggior parte delle bombe era già ad alta precisione, grossolani errori di mira uccisero un gran numero di civili).

Non sarebbe stato minimamente possibile ottenere una precisione di targeting del 75 per cento (secondo la stima più bassa) in base a fotografie effettuate dal satellite o da una aereo da ricognizione. Non foss’altro perché ben pochi degli obiettivi di Hamas erano i classici bersagli “ad elevato contrasto” come può esserlo un bunker o un quartier generale. La gran parte dei bersagli era costituita da piccoli gruppi di persone a bordo di veicoli anonimi che si nascondevano confondendosi in mezzo al traffico o all’interno di normali edifici. E neanche le intercettazioni telefoniche potevano fornire molte informazioni perché tutti i palestinesi sanno bene che gli israeliani hanno da molto tempo imparato a coniugare i sistemi di riconoscimento vocale con la localizzazione dei telefoni cellulari per poter puntare accuratamente i missili contro singoli veicoli in mezzo al traffico o persino contro singoli individui con il telefono cellulare spento.

Ma allora Israele come ha fatto? L’unica possibile spiegazione è che la gente di Gaza abbia informato gli israeliani su dove esattamente si nascondono i militanti e i leader di Hamas e su dove le armi vengono tenute. Non c’è alcun dubbio sul fatto che alcuni informatori siano nient’altro che degli agenti prezzolati e corrotti che cercano di guadagnarsi da vivere. Ma qualcun altro deve aver deciso di fornire informazioni perché si oppone ad Hamas, il cui estremismo infligge povertà, sofferenza, e adesso anche morte, alla popolazione civile per darsi al lancio di missili, nella gran parte dei casi inutili, su Israele. Hamas manca della benché minima considerazione per il benessere quotidiano di tutta la gente di Gaza al solo scopo di perseguire la propria millenaria visione di una Palestina islamica.

Qualcuno a Gaza potrebbe poi anche risentirsi per il ruolo rivestito dall’Iran nell’istigare le raffiche di missili contro Israele. E tutti dovrebbero sapere che gli ordigni a più lungo raggio sono forniti proprio dall’Iran insieme al denaro per i leader di Hamas, mentre la gente comune tra i palestinesi languisce nella miseria. Il leader di Hamas Nizar Rayan, ucciso il primo giorno di gennaio, era un accademico dallo stipendio piuttosto modesto ma è morto in un arioso quartiere con le sue quattro mogli e con dieci figli. Egli ovviamente aveva abbastanza denaro per seguire l’imposizione coranica che vieta di sposare più mogli di quante non ci si possa permettere di mantenere. Anche questo dovrebbe contribuire a far montare un’aspra opposizione fra i poveri civili palestinesi, inducendo magari qualcuno a dare una mano a Israele nel colpire Hamas. E forse tra questi informatori c’è anche qualche membro di Fatah ulteriormente ostile a causa della persecuzione. Sembra che solo la scorsa settimana circa cinquanta persone siano state torturate da Hamas.

Hamas ha vinto le elezioni del 2006 perché rappresentava l’unica alternativa a disposizione in un momento in cui una maggioranza degli elettori era disgustata dalla smaccata corruzione di Fatah. Da allora in poi un gran numero di palestinesi non fondamentalisti è stato oppresso dalle puritane proibizioni imposte da Hamas, mentre tutti i cittadini di Gaza ne sono rimasti estremamente impoveriti.

D’altra parte, non c’è alcuna prova che il supporto per Fatah sia per questo motivo cresciuto, né che i sopravvissuti tra i suoi leader possano ancora radunare i propri sostenitori. Una realtà del genere segna un limite massimo a ciò che di fatto Israele può ottenere sul campo. Non può cambiare il regime.

Quel che Israele può fare è indebolire ulteriormente Hamas con le sue attuali operazioni di terra, concentrandosi su bersagli che non è possibile colpire per via aerea (perché generalmente situati in seminterrati di palazzi estremamente affollati) e impegnando in combattimento ravvicinato gli uomini armati di Hamas. Anche la semplice riduzione della forza di combattimento di Hamas è cruciale, come lo è stata nel 2006 contro Hezbollah. Perché se pure molti amano far parata ammantati delle vesti del martire, quando c’è il combattimento vero l’entusiasmo svanisce velocemente.

Con poche eccezioni, le forze di terra israeliane non stanno avanzando frontalmente ma, al contrario, stanno effettuando un gran numero di incursioni. Se le informazioni sugli obiettivi a loro disposizione resteranno buone come lo erano state durante gli attacchi aerei, rimarranno a corto di bersagli nel giro di pochi giorni. Quando cioè un cessate il fuoco con un monitoraggio di una certa credibilità sarà possibile e desiderabile per entrambe le parti come unica alternativa a una rinnovata occupazione.

Hamas dichiarerà vittoria a prescindere da quel che accadrà, ma fece così anche Hezbollah nel 2006. E ancora, almeno in gran parte, Hezbollah resta immobile e il confine settentrionale israeliano con il Libano rimane tranquillo. Allo stesso modo, se Israele riuscirà a ottenere lo stesso con Hamas a Gaza avrà ottenuto una vittoria significativa.

© The Wall Strett Journal
Traduzione Andrea Di Nino

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