sabato 3 gennaio 2009

ALITALIA/ Con Air France un costoso “ritorno al passato”

Juanfran Valerón
sabato 3 gennaio 2009

da ilsussidiario.net

La notizia è arrivata dalla Francia il giorno di San Silvestro, ed è rimbalzata fino a ieri sui media italiani: è ormai certo che Air France-Klm rileverà il 25% della Compagnia Aerea Italiana, che nel frattempo ha cambiato il suo nome in Alitalia.

In verità questa notizia è una “non notizia”: da tempo infatti i rumors e le voci autorevoli (su questo quotidiano per esempio, quella di Ugo Arrigo) parlavano di un accordo con i francesi, piuttosto che con Lufthansa, mentre British Airways è sempre rimasto un nome sulla carta. Tuttavia manca ancora l’ufficialità dell’accordo, che in ogni caso, dopo tanti rinvii sulla scelta del partner internazionale, dovrebbe arrivare entro il 13 gennaio, data del decollo della nuova Alitalia.

Non si tratta di una decisione di poco conto: il 25% che passerà in mano francese conterà molto, vanificando di fatto l’intento di mantenere “italiana” la compagnia. Infatti, dato che Colaninno e soci non sono molto esperti del ramo, saranno sicuramente i cugini d’oltrealpe a dettar legge in azienda. Per rendere la situazione con un esempio, è un po’ come se degli imprenditori del settore tessile acquisissero il ramo auto di Fiat e facessero entrare come socio il gruppo Psa (Citroen e Peugeot): chi credete che prenderà le decisioni relative ai modelli da produrre, agli stabilimenti in cui investire, alle strategie di marketing e ai prezzi da proporre?

Dunque il futuro della compagnia di bandiera sembra assomigliare a un “ritorno al passato”, giacché meno di un anno fa Spinetta e soci trattavano con il Governo Prodi e i sindacati l’acquisto in blocco della compagnia della Magliana. Fu proprio allora che l’attuale Premier Berlusconi lanciò il suo “guanto di sfida” ai francesi: giù le mani da Alitalia; resterà italiana perché conosco degli imprenditori italiani che sono pronti ad acquistarla.

Inutile ripercorrere tutte le tortuose tappe che ci hanno portato fin qua, forse è più utile una riflessione sulle differenze di uno stesso risultato, ovvero pensare a cosa cambia oggi rispetto all’ipotesi di scuola di aver venduto Alitalia ai francesi all’inizio del 2008. Purtroppo le differenze esistenti sono praticamente tutte negative.

Si potrebbe cominciare dal prezzo incassato dal Tesoro per la vendita della compagnia. Può sembrare semplice paragonare il miliardo di euro offerto un anno fa da Spinetta, con quello offerto recentemente da Colaninno e soci. Tuttavia, al di là del diverso contesto economico (allora il prezzo del petrolio era in forte ascesa e ancora non si parlava di recessione), non va dimenticato che l’offerta francese comprendeva tutte le attività e tutti i debiti, mentre Cai ha acquistato la “polpa buona” delle attività (gli aerei migliori della flotta e i relativi slot), lasciando i debiti sul groppone dello Stato.

Va inoltre ricordato che in quest’anno Alitalia ha continuato a volare (e come ben sappiamo ogni volta che decolla un aereo aumentano i debiti della compagnia nella misura di un milione di euro al giorno) e ha goduto di 300 milioni di euro quale prestito ponte dal Governo, che non verranno restituiti dalla nuova Alitalia. Dunque è facile rendersi conto che l’offerta francese era economicamente migliore, oltre che per i contribuenti italiani, anche per gli azionisti e gli obbligazionisti della compagnia, che ancora non conoscono l’entità del risarcimento che riceveranno dal Governo (non da Colaninno e soci).

Un’altra differenza rilevante riguarda il numero di dipendenti: gli esuberi attuali sono circa 8.000, allora si fece saltare il tavolo delle trattative per circa 2.000 lavoratori in meno. Va detto, a onor del vero, che i 2.000 del marzo 2008 sarebbero rimasti a casa senza lavoro, mentre degli 8.000 di oggi, circa 7.000 staranno anch’essi a casa senza lavoro, ma percepiranno comunque per sette anni uno stipendio come cassa integrati.

Si potrà dire, per consolarsi un po’, che un anno fa si era molto preoccupati per Malpensa: Spinetta l’avrebbe snobbata tagliando i voli e portandoli a Roma, oggi invece Colaninno lavora con Lufthansa per non lasciare solo lo scalo lombardo. Pura “apparenza”, purtroppo: Alitalia ha comunque tagliato i voli da Malpensa, spostandoli a Fiumicino, e Lufthansa ha da tempo deciso di investire nel Nord Italia collaborando con Sea. Probabilmente i tedeschi sarebbero arrivati anche se si fosse ceduta la compagnia ai francesi. L’unica differenza potrà essere fatta per il settore cargo di Malpensa: con Spinetta era spacciato, ora come ora è ancora nelle mani di Fantozzi e qualche speranza di sopravvivere (soprattutto per i circa 2.000 lavoratori che impiega) ce l’ha.

Inutile anche ripetersi che i francesi avrebbero ucciso la concorrenza nella Penisola. Perlomeno avrebbero dovuto fare i conti con AirOne, che invece ora è stata acquistata a caro prezzo dai “capitani coraggiosi”.

Questa, badate bene, è la grande differenza: la compagnia di Toto. Chissà che fine avrebbe fatto senza la cessione a Cai, chissà cosa ne avrebbe fatto di tutti i nuovi aerei acquistati, chissà che ne sarebbe stato dei suoi debiti.

Ma queste sono riflessioni che valgono poco: i “chissà” non tengono conto della realtà dei fatti. Per restare terra a terra basta pensare a quali saranno le tariffe da monopolista della nuova Alitalia. C’è da fidarsi di Catricalà quando dice che l’Authority italiana vigilerà? E che ne sarà della nuova compagnia quando sulla sua tratta più redditizia (Milano-Roma) saranno operative due compagnie (Trenitalia e Ntv) ferroviarie ad alta velocità? Chi salverà i salvatori tricolore?

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