martedì 29 aprile 2008

POLITO SUL RIFORMISTA DURO SCONTRO CON VELTRONI

Antonio Polito
Il Riformista
28/4/09

Noi vogliamo bene a Walter Veltroni. Ne abbiamo apertamente sostenuto il tentativo di rimonta anche se sapevamo, e scrivevamo, che la rimonta la stava facendo Berlusconi, incurante di Clooney, di Jovanotti, e perfino della Madia.
Pubblichiamo di tanto in tanto i pregevoli articoli che ci invia. E se dovessimo scrivere un libro affideremmo certamente a lui la prefazione: è uno specialista del genere. Però ci aspettavamo che la prima uscita dopo il 25 aprile l'avrebbe dedicata a difendere Giorgio Napolitano dagli insulti di Grillo, o il deportato Pietro Terracina dai fischi di Roma, o almeno l'Unità dai Vaffa di chi vuole chiuderla perché "manda ogni giorno 60 mila copie al macero". Invece il virus grillino deve aver contagiato Veltroni, forse a causa del contatto fisico con Di Pietro. E così anche lui si è messo in testa di chiudere la bocca a un giornale: il nostro.
In quanto piccolo, il Riformista dovrebbe star zitto. Dice Veltroni all'Unità: "Vendono duemila copie e fanno la spiega a noi che abbiamo preso 12 milioni di voti". Per lui, come per Grillo, i numeri contano più delle idee. Non è molto democratico, ma va bene.
Parliamo dei numeri. I nostri sono piccoli, si sa; anche se non c'è stato un giorno della nostra pur breve storia, neanche il più cupo, neanche quelli in cui a Veltroni piacevamo, da duemila copie. Anzi, dalla waterloo elettorale affoghiamo nelle copie vendute il dolore per la sconfitta del Pd, e al momento non mettiamo limiti alla provvidenza. Se fossimo così insignificanti, Veltroni non ci degnerebbe di tanta attenzione.
E se proprio vuol divertirsi a fare l'editore, può provare a non chiudere per la seconda volta l'Unità. I nostri numeri sono fatti nostri; ciò che dovrebbe contare è ciò che diciamo. E ciò che stiamo dicendo è che Veltroni ha perso le elezioni. Facciamo un po' di conti. Due anni fa, alla Camera, Fassino e Rutelli presero con l'Ulivo 11 milioni e 931mila voti; Veltroni ha preso 12 milioni e 93mila voti. Cioè solo 162mila voti in più. Stavolta, però, si erano aggiunti i radicali, i cui voti sono stati stimati dall'Unità il 300mila. Se così fosse, se ne dovrebbe dedurre che Veltroni, di suo, ha perso 138mila voti. Aggiungete che due anni fa al risultato dlel'Ulivo si affiancava un 10% della sinistra radicale, che stavolta è diventato il tre; e potrete verificare come, con l'eccezione della gioiosa macchina da guerra di Occhetto, il centrosinistra non era mai stato battuto così abissalmente da Berlusconi: non Prodi, che ha vinto due volte, nè Rutelli, che la rimonta la fece davvero nel 2001. Il problema dovrebbe dunque essere che fare, per evitare il rischio di default tra un anno alle Europee, quando il Pd sparerà - per dirla alla Bettini- il suo secondo e forse ultimo colpo in canna.
Diciamo queste cose senza nessun compiacimento. Le hanno del resto scritte sul nostro giornale anche sinceri sostenitori del Pd. Veltroni, invece, forse viziato dagli osanna che la stampa gli ha sempre dedicato, non sopporta che noi le diciamo e, come le signore attempate che si tolgono gli anni, ai aumenta i voti. Dice 34%, invece di 33,1%. Festeggia i voti persi dalla PdL, che però sono andati alla Lega. Si inebria delle Provinciali, e le elegge a unico vero confronto elettorale. Che senso ha, tutto cio? E' questo il compito di un leader? Potrebbe dire: è già un miracolo aver perso solo 18mila voti dopo due anni di governo Prodi, e saremmo tentati di dargli anche ragione. Ma se si intesta come un trionfo personale, percentuali che il Pci di Berlinguer già prendeva nel '75, nel '76 e nell'84, qualcuno gli dovrà pur dire di scendere dal pero e tornare tra i mortali. Ciò che dovrebbe preoccupare il Pd, infatti, è il nervosismo del suo segretario. Già di suo, Veltroni non è il tipo da traversate nel deserto. Non sa gestire le sconfitte. O se ne libera prima che arrivino, come fece nel 2001 lasciando i Ds in campagna elettorale, o le nega dopo che sono arrivate. Non è ciò che serve oggi al Pd.
Goffredo Bettini, in un articolo bello e onesto pubblicato sul nostro giornale, ha invitato il nuovo partito a tenere botta. Il problema è: Veltroni è in grado di tenere botta? Al momento vediamo solo una gran confusione, e Dio non voglia che sia aggravata da una sconfitta a Roma (dove Rutelli farebbe carte false per quei duemila che Veltroni irride, visto il testa a testa con Alemanno).
Un leader deve rappresentare tutto il partito, non pretendere di impadronirsene. non è onesto dire -come fa Veltroni- che se perde le elezioni in Italia è colpa di chi c'era prima al governo: mentre se perde Roma è colpa di chi c'è adesso, Rutelli.
All'Unità che gli chiede: "I giornali della destra dicono che se perde la sua leadership risulterà indebolita" lui risponde "Sarebbe vero se fosi stato candidato sindaco". Vuol dire che se perde. perde solo Rutelli? Altro esempio: Veltroni dice che il Pd è una cosa così nuova che non si può nemmeno consultare i risultati con quelli dell'Ulivo, ma poi conclude che i capigruppo di questa cosa nuovissima devono restare quelli dell'Ulivo. perchè? Stanno già giocando le solite partite personali e di potere nel Pd? Ce ne dispiacerebbe molto. Perché, come abbiamo detto, a Velltroni vogliamo bene. Ma più ancora ne vogliamo al Pd.

Nessun commento:

Posta un commento