giovedì 6 marzo 2008

Come si declina "libertà"

da Corriere della Sera Magazine del 6 marzo 2008, pag. 36

di Giulio Giorello


Francesco D'Agostino, presidente emerito del Comitato Nazionale per la Bioetica, è per noi "miscredenti" quel che la divinità era per i deisti come Voltaire: se non ci fosse bisognerebbe inventarlo! Dalle pagine di Avvenire (24 febbraio) stigmatizza la "visione libertaria (e non liberale)" dei militanti del partito radicale, per non dire dell'"antropologia di Umberto Veronesi", gli uni e l'altro confluiti nel Pd. È bene distinguere la libertà così come essa viene declinata dai liberali, critici delle istituzioni e miranti a riformarle, da quella proposta dai libertari, critici delle istituzioni e miranti a dissolverle: ma spesso è solo questione di grado. Comunque, chi non sa declinare la libertà è proprio l'insigne giurista D'Agostino: non si rende conto che in una società libera e laica contano le proposte di legge e i singoli comportamenti, non le "visioni" né l'antropologia", nemmeno quella di un pacifico riformista come Veronesi, che forse l'amico Francesco scambia per un "radicale" - beninteso, non nel senso di Pannella - ma in quello di Buenaventura Durruti o di qualche altro anarchico della Spagna del 1936. Com'è difficile rinunciare al vizio della Polizia del Pensiero!

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