venerdì 25 gennaio 2008

L'intervento di Valerio Zanone nel dibattito sulla fiducia a Prodi

Valerio Zanone - resoconto stenografico intervento in Senato nel dibattito sulla fiducia al Governo – 24.1.08.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zanone. Ne ha facoltà.
*ZANONE (PD-Ulivo). Signor Presidente, signori senatori, anche nella vita dei Governi c'è una bioetica e nella tradizione cui appartengo quella bioetica prescrive che i Governi, se e quando arrivano alla fine, cosa che mi auguro oggi non avvenga, misurino comunque il loro destino nel Parlamento dove sono nati. Ho perciò apprezzato, onorevole Presidente del Consiglio dei ministri, la decisione di portare in Aula questa discussione, non soltanto come una clausola di stile verso la Repubblica, che, come ha ricordato ieri il presidente Napolitano, è dall'origine e resta una Repubblica parlamentare e bicamerale; ho apprezzato la sua decisione di portare il dibattito qui fino alla conclusione, perché essa restituisce alla parola della politica il giusto peso della sua responsabilità. Le parole politiche sono volatili; in genere nascono dalla televisione, poi si trasportano sui giornali e da qui in Parlamento. Quando arrivano in Parlamento però non volano più, perché restano scritte negli atti e non si possono correggere e già questo basta a caricarle di una responsabilità che non è più volatile.
Ora, la responsabilità che oggi si deve assumere è di considerare se ad un Paese in disordine, com'è purtroppo per tanti aspetti l'Italia in questo momento, serva un Governo ridotto al minimo e se un Parlamento formato da una legge sbagliata possa rinnovarsi senza correggerla.
Conosciamo tutti dal primo giorno della legislatura le difficoltà che ostacolano la produzione legislativa del Senato. Mancherei di sincerità se tacessi che avrei desiderato molto di più rispetto a quanto è stato possibile fare e, se facessi la lista dei miei desideri, spenderei molto più tempo dei cinque minuti che il Presidente mi ha concesso. Mi chiedo però se sia davvero utile abbassare la produzione legislativa fino al livello zero per i prossimi mesi e se convenga dedicare i prossimi mesi alla campagna elettorale, mettendo di necessità in secondo piano l'azione di Governo.
Sono alle viste mesi di scelte pubbliche pesanti. Si avvicina il rischio della recessione internazionale. Nel Kosovo, dove i militari italiani sono in prima linea, cresce il pericolo dell'ennesimo conflitto balcanico. Ed in casa nostra non c'è tempo da perdere se si vuole migliorare per via fiscale la capacità di acquisto dei redditi da lavoro dipendente. A Napoli c'è un commissario di Governo che ha ed avrà bisogno di un sostegno di governo forte per rimediare alla catastrofe ambientale che continua ad aggravarsi di giorno in giorno.
Vi sembra, signori senatori, che sia questo il momento giusto per abbattere il Governo e privare il Parlamento del suo interlocutore istituzionale? In condizioni di difficoltà oggettive il Governo presieduto da Prodi ha pur compiuto un buon tratto di strada, riportando sotto controllo i conti pubblici, avviando una politica sociale redistributiva a favore dei più poveri, recuperando risorse dall'area d'iniquità da cui trae profitto l'evasione fiscale.
Sarà difficile proseguire se si chiude la partita per tornare al voto, senza neppure attendere il referendum promosso dalla cittadinanza. Io non ho firmato il referendum elettorale e se ci arriveremo voterò "no", per ragioni che non è certo il caso adesso di chiamare in causa; ma al senatore Gaetano Quagliariello, al senatore Gustavo Selva, al senatore Giuseppe Valditara, tutti autorevoli componenti del Comitato promotore del referendum, chiedo come possano sostenere le elezioni immediate, che lo vanificherebbero.
Signor Presidente, siccome i complimenti si distinguono dalle adulazioni per il momento in cui si pronunciano, dico ora ciò che finora non ho detto. Credo che lei, presidente Prodi, abbia dimostrato in un anno e mezzo di saper camminare sulla corda con una tranquillità che immagino apparente e si sia dimostrato impermeabile ai temporali del clima politico, con una serenità che immagino saggiamente dissimulata. Ma soprattutto sono convinto che lei abbia lavorato al compito assunto verso la cittadinanza insistendo sui tempi necessari al percorso; come dice un motto antico della sua Emilia: nec spe nec metu.
Credo, in una parola, che il presidente Prodi abbia speso al servizio della cosa pubblica una volontà ed una capacità che meritano la fiducia del Senato. (Applausi dai Gruppi PD-Ulivo, Aut e RC-SE. Congratulazioni).

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