Il documento Dini-D'Amico, con le 7 priorità indicate, può diventare un elemento chiave di ispirazione per una azione riformatrice del governo di centro-sinistra nei prossimi mesi.
Il documento presentato dai sen.Dini e D'Amico a fine 2007 ha dato luogo a svariate reazioni, alcune incentrate sul metodo altre sul merito del documento.
Sul metodo qualcuno ha obiettato al carattere ultimativo del documento, salvo dimenticarsi che di ultimatum ne arrivano tutti i giorni da sindacati vari, corporazioni e simili, e nessuno se ne scandalizza.
Come uomo di idee liberali aderente al centro-sinistra, ritengo il documento vada discusso nel merito e, se del caso, criticato.
Vorrei anzitutto ricapitolare brevemente i 7 punti per dare modo a tutti i lettori di farsene una idea adeguata.
I punti sono:
1. Una decisa azione per la riduzione della spesa pubblica. A partire dall'uscita anticipata di almeno il 5% dei lavoratori pubblici.
2. Il ridimensionamento delle persone che vivono di politica. A partire dall'abolizione delle Province; le Regioni che volessero mantenerle in vita dovranno finanziarle con le proprie tasse.
3. Una riduzione del carico fiscale per i contribuenti, secondo un percorso graduale ma annunciato in partenza.
4. La rinuncia alle centinaia di programmi inconcludenti nei quali vengono disperse le risorse europee dei fondi strutturali, che lasciano il Meridione nella penosa situazione in cui si trova.
5. La realizzazione del sistema nazionale di valutazione dei risultati scolastici, per legare ogni incremento reale delle retribuzioni degli insegnanti a livello e dinamica della preparazione scolastica degli allievi.
6. La riduzione da 45 a 15 giorni della sospensione feriale dei termini processuali.
7. Il ridimensionamento del ruolo della politica nella gestione della sanità pubblica.
I punti, come si nota, impattano direttamente ed in modo non trascurabile con gli interessi di categorie e corporazioni forti e agguerrite (a partire dal pubblico impiego e dalla magistratura).
Personalmente trovo tutti i punti condivisibili, salvo un necessario approfondimento sulle modalità attuative degli interventi.
1. Nel caso dell'uscita anticipata del 5% dei lavoratori pubblici ritengo che l'interesse dell'Italia sia nell'uscita dei cosi detti "fannulloni", che purtroppo, a sentire le statistiche, sono ben rappresentati nel settore. Ma questo richiederebbe uscite anticipate su base non volontaria. Se questa è la direzione della battaglia liberale, ben venga!
2. La soppressione delle Province ha da leggersi come trasferimento del costo delle Province dalla fiscalità generale a quella locale (Regioni). Su questo sono completamente d'accordo, ma ovviamente l'operazione ha senso se inquadrata in una profonda riforma in senso federale della fiscalità. Quindi è attuare un profondo federalismo fiscale la vera priorità. Senza un forte e reale federalismo fiscale quello che si otterrebbe sarebbe ancora di premiare le Regioni furbe contro quelle virtuose, come purtroppo constatiamo nella sanità e nella gestione rifiuti.
3. La riduzione del carico fiscale per i contribuenti è da tempo bandiera di destra e sinistra, salvo nei fatti trovarsi incapaci a perseguirla. Bene l'obiettivo, anche se la proposta andrebbe meglio articolata per capire se l'intervento, per essere significativo, non debba concentrarsi verso la fiscalità di impresa piuttosto che verso il contribuente. Perché la finalità di questo pacchetto deve essere il rilancio del Paese. E il rilancio del Paese richiede che l'attrattività dell'Italia verso gli investimenti nazionali ed esteri.
4. Concentrare le risorse comunitarie su obiettivi prioritari è necessario e nel caso del Mezzogiorno ancora di più. Le infrastrutture sono indubbiamente una priorità (e non solo per il Sud).
5. Il sistema nazionale di valutazione dei risultati è indubbiamente necessario. Senza misure è impossibile attuare il governo di un sistema e oggi la scuola è governata senza misurazioni. Purtroppo poi ci si scontra con la capacità dello Stato di effettuare con serietà e imparzialità queste misurazioni. Nella mia "liberale" sfiducia nelle capacità di questo Stato, preferirei mettere come priorità l'abolizione del valore legale del titolo di studio. Una battaglia questa che da Einaudi in poi non siamo mai riusciti a vincere. Con danno e perdita per l'intero Paese.
6. Passare dai 45 giorni a 15 della sospensione feriale sembra obiettivo minimo, ma conoscendo le resistenze che susciterà, non posso non appoggiare con entusiasmo questo obiettivo.
7. Il ridimensionamento del ruolo della politica nella gestione della sanità pubblica rischia di essere poco più che uno slogan; più che questo intervento in se, è nel federalismo fiscale e nella conseguente responsabilizzazione dei politici locali che sta la vera priorità. Fino a che l'incapacità dei politici locali viene mascherata dai trasferimenti finanziari dello Stato centrale sarà ben difficile estromettere la politica politicante di peggiore tipo dalla gestione di settori come la sanità.
In sintesi, come liberale aderente al progetto del partito democratico, consiglierei ai vertici nazionali del PD di accettare un confronto con i Liberal-Democratici diniani.
Le priorità proposte sono indubbiamente delle maggiori per il paese.
Nel merito dei punti consiglierei di rimodularli nel seguente modo:
* Riduzione del 5% pubblico impiego su base non volontaria ma di merito.
* Attuazione di una profonda e radicale riforma in senso federale della fiscalità e dello Stato.
* Riduzione fiscale (da approfondirne l'ambito ma non i tempi e l'ampiezza)
* Concentrazione aiuti comunitari per il Sud nei progetti infrastrutturali
* Abolizione del valore legale dei titoli di studio.
* Riduzione a 15 giorni della sospensione feriale dei termini processuali.
* Responsabilizzazione dei soggetti istituzionali ad ogni livello (centrale e locale). Quindi ancora Federalismo fiscale responsabile!
Tutti gli obiettivi sono perseguibili sull'arco dei 6 mesi? forse no, ma a 6 mesi è sicuramente possibile attuarne almeno un paio per poi completare gli altri nell'arco di 18 mesi. Sicuramente l'attuazione in 6-18 mesi di questi punti così rimodulati significherebbe affrontare in modo serio il declino dell'Italia.
E il senso di urgenza che trasmette il tono ultimativo del documento Dini-D'Amico non può essere interpretato in modo negativo come minaccia, ma come consapevolezza di due illustri tecnici dell'economia per la situazione drammatica del nostro Paese.
Carlo Annoni
31/12/07
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