giovedì 18 ottobre 2007

Scelte ciniche e inadeguate

Il passo indietro sull’accordo di luglio

di Francesco Giavazzi

Corriere della Sera 14/10/07

L'accordo di luglio sul welfare non è un buon accordo perché fa prevalere l’interesse di una minoranza, i lavoratori con contratto a tempo indeterminato e vicini alla pensione, sull’interesse generale, in primis dei giovani. Consentire che si possa continuare ad andare in pensione a 58 anni va nella direzione opposta rispetto a quanto accade in Europa e nel mondo, e soprattutto va contro le nostre tendenze demografiche.

Il fatto che i costi di questa riforma saranno pagati dai giovani è profondamente ingiusto. Sui contratti di lavoro l'accordo era timido. Non smonta, come alcuni nella maggioranza chiedevano, la legge Biagi, ma non fa nulla per eliminare le distorsioni del nostro mercato del lavoro. Un mercato duale, nel quale i fortunati che hanno contratti a tempo indeterminato godono di ogni possibile protezione, mentre gli outsider, i giovani, hanno di fronte a sé un muro spesso invalicabile. Ma era probabilmente l'unico accordo compatibile con la sopravvivenza del governo. In settimana è stato sottoposto al voto degli iscritti ai sindacati e — non sorprendentemente —ha ricevuto un'approvazione plebiscitaria. (Non sorprendentemente dato che era un accordo concordato con i sindacati).

L’altro ieri Romano Prodi ha fatto un passo indietro accettando, in parte, le richieste della sinistra radicale che era stata sconfitta dal voto. Il premier aveva detto: se non saremo d’accordo, voteremo. Invece ha ceduto, dimostrando che il suo governo è ormai inadeguato di fronte ai problemi del Paese. Ma il fatto più grave è che la modifica dimostra una straordinaria dose di cinismo verso i giovani. Si continua a illuderli che il problema dei lavori a tempo determinato si risolva modificando le regole di questi contratti, anziché riducendo le protezioni di cui oggi godono gli insider. Non diventeremo un Paese normale finché non riusciremo a ridurre il debito pubblico. E' una strada difficile, perché il debito non scende se l'economia non cresce.

Ma non impossibile: il Belgio, che non è certo una tigre dell' economia, in 10 anni ha tagliato il debito di 35 punti. Negli ultimi 18 mesi l'Italia è cresciuta: non tanto, ma 4 volte più rapidamente che nei 5 anni precedenti. I cittadini hanno versato al fisco 40 miliardi di euro in più, ma sono stati spesi per accontentare un po’ tutti tranne i giovani e i veri poveri. Alitalia continua a perdere 2 milioni al giorno: sono trascorsi 10 mesi e oltre 500 milioni di perdite da quando il governo annunciò che l'avrebbe venduta. La privatizzazione di Fincantieri è stata cancellata perché si ha paura di sfidare un sindacato cui sono iscritti 500 dei 10 mila dipendenti dell'azienda.

Un anno fa il governo aggredì chi chiedeva che la Finanziaria approfittasse della congiuntura positiva e tagliasse le spese in modo più risoluto: «Riformare lo Stato — disse il ministro dell’Economia —è un compito che richiede almeno due generazioni, non lo si fa con i tagli». Può darsi, ma certo non lo si fa se non si comincia mai. Nel 2007 le amministrazioni pubbliche hanno speso, al netto degli interessi e senza contare gli investimenti, 26 miliardi più che nel 2006. La Finanziaria prevede che il prossimo anno ne spendano altri 21 in più.

Nel 2007 l'indebitamento delle amministrazioni pubbliche— corretto per il ciclo economico, per le una tantum e per il trasferimento del Tfr all'Inps che è un debito, non un’entrata—migliorerà dello 0,1%; il prossimo anno dello 0,2. Si tratta dei progressi più modesti da 5 anni in qua. (Queste cifre sono le stime del ministero dell'Economia, contenute nel comunicato stampa con il quale ha risposto ai rilievi del Governatore della Banca d'Italia).

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