venerdì 28 settembre 2007

Va bene il dissenso ma la lezione a Tps è troppo

da Il Riformista del 28 settembre 2007, pag. 1

Pieno diritto di esistere al dissenso politico, naturalmente. Come quello, in parte anche condivisibile, che ha espresso un sindacalista “sinistro” verace come Giorgio Cremaschi, puntando il dito sullo “scandalo” del cuneo fiscale allargato anche a banche e assicurazioni, già strapiene di soldi, mentre non si aiutano le imprese che hanno più bisogno, cioè le piccole e medie. Ma le lezioni di economia firmate da Oliviero Diliberto, e indirizzate a Tommaso Padoa Schioppa, paiono onestamente eccessive. Se ben ricordiamo, Oliviero Diliberto è uomo di formazione giuridica, un docente di diritto romano prestato ormai tanti anni fa alla politica. Avrà quindi affrontato l’esame economico che i piani di studio di giurisprudenza prevedevamo come obbligatorio. Un po’ pochino, francamente, per esibirsi in giudizi tranchant come quelli espressi ieri. Da Padoa Schioppa, il leader del Pdci avrebbe ascoltato «una mediocre lezione di economia politica di Padoa Schioppa. Ipotesi che vanno tutte nella direzione di accontentare le imprese. Questo è insopportabile». Si potrebbe controbattere che, se mediocre la lezione è stata, è anche perché forse il professor Padoa Schioppa ha pensato di adeguare linguaggi e profondità alla platea: o che le estenuanti trattative su ogni singola occasione di visibilità offerta dalla finanziaria non possono certo contribuire ad elevarne il livello.
Non pago, Diliberto ha dato sfogo al più atavico vizio della sinistra italiana: il complottismo. Padoa Schioppa è condizionato dalle lobby finanziarie? «Non so se sia condizionato - ha risposto - magari ne fa parte». A Diliberto non sarà sfuggito, in tutti questi mesi di maggioranza e governo, che banche e organizzazioni industriali hanno una certa influenza, sull’agire del governo, come avviene peraltro in ogni paese del mondo. Ma si sarà anche accorto che, dopo tutto, Padoa Schioppa ha dato più di una volta prova di ragionevolezza - qualcuno direbbe: cedevolezza - nell’assecondare gli equilibri di maggioranza. Viene dunque il dubbio che, più di tutto, Diliberto parli sempre pensando al suo uno e mezzo per cento da difendere, e magari arrotondare alla soglia da porcellum del 2%. A quella sacca di elettorato che richiama a gran voce identità e purezza, vede lobby da tutte le parti, e non disdegna i fratelli Hezbollah.

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