L'INTERVISTA
Il senatore dei Dl si schiera con Padoa-Schioppa: il premier dia il buon esempio e faccia un Prodi bis con la metà dei ministri
9/9/07
ROMA — «Non si possono ridurre le tasse se non si tagliano le spese. La priorità della prossima legge finanziaria è la riduzione della spesa corrente ». Lamberto Dini, senatore dell'Ulivo, ex presidente del Consiglio, ha in mano l'intervista di Tommaso Padoa-Schioppa al Corriere della Sera
di domenica: «Ha assolutamente ragione il ministro dell'Economia, che qui ha dato segnali precisi e incontrovertibili della volontà di riqualificare la spesa pubblica, annunciando un Libro verde sul tema».
Basterà un Libro verde per riuscire dove hanno fallito tutti?
«Al di là dei Libri, lui indicazioni precise le ha date e ha portato molti esempi: la giustizia, la scuola, la sanità. Mentre non ha detto che verrà ridotta la pressione fiscale. Segno che la priorità, appunto, sta sul versante delle uscite».
Ma Walter Veltroni, il candidato che lei sostiene alla guida del Partito democratico, ha messo invece al centro la questione fiscale, chiedendo una riduzione delle tasse già con la prossima Finanziaria.
«Walter, girando per l'Italia, interpreta la richiesta diffusa di riduzione della pressione fiscale. Ma anche lui sa bene che si può fare solo se si riduce la spesa».
Però mentre ha preparato un decalogo per abbassare le tasse non ha fatto altrettanto per le spese. Non sarà che pensa soprattutto alla sua campagna elettorale?
«La campagna elettorale può avere un peso. Ma non escludo che da lui arriveranno presto indicazioni anche sulla spesa pubblica».
Anche il presidente della Confindustria, Luca di Montezemolo, mette al centro la questione fiscale. Tanto che si parla di un asse Veltroni- Montezemolo.
«Io non vedo alcun asse. Veltroni si fa portatore di un'istanza graduale di riduzione della pressione fiscale. Tutto qui. Come ha fatto anche Pier Ferdinando Casini, che ha chiesto una riduzione della pressione tributaria, ma senza dire dove si trovano le risorse. Ma tutti sanno, compreso Montezemolo, che bisogna indicare i tagli di spesa. Se l'uscita di Veltroni viene presa dal governo come uno stimolo a ricercare le risorse perché poi si possano ridurre le tasse, allora va bene. Diversamente non si può fare».
Non crede anche lei che, di questo passo, si rischia di avere due premier, Prodi e Veltroni, e due programmi in concorrenza?
«No. Veltroni fa bene a indicare le politiche che il Pd deve assumere. Se poi queste si discostassero dal programma dell'Unione, è evidente che Prodi dovrebbe tener conto di che cosa pensa il partito maggiore della coalizione».
Lo dice alle sinistre radicali?
«Certo. Loro insistono su questo programma di 283 pagine. Va bene, ma io faccio notare che esso intanto è stato superato dai 12 punti programmatici con i quali Prodi ha ottenuto la fiducia durante la crisi di febbraio. Quelli sono punti che tutti hanno sottoscritto definendoli prioritari e non negoziabili. Dentro c'è anche l'impegno a una "Azione concreta e immediata di riduzione significativa della spesa pubblica e della spesa legata alle attività politiche"».
Lei dove taglierebbe?
«Si possono eliminare le province e ridurre il numero dei parlamentari, tanto per cominciare».
Qualcuno aggiunge il taglio dei ministeri.
«Certo. Prodi potrebbe dare il buon esempio e riorganizzare il suo governo in un Prodi bis con la metà dei ministri e sottosegretari, che col suo esecutivo hanno raggiunto la cifra record di 102».
Ma lei ci crede davvero che Padoa- Schioppa riuscirà a tagliare?
«L'anno scorso la priorità era portare il deficit sotto il 3% ed è stata raggiunta. Quest'anno è tagliare la spesa e sono fiducioso».
Ma, solo per fare qualche esempio, il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, dice che non può tagliare. E quello della Solidarietà, Paolo Ferrero, chiede più soldi.
«A Mastella dico che la spesa per la giustizia è squilibrata tra le regioni e a Ferrero che, ogni sua richiesta, presa da sola, è incontrovertibile, ma che messe tutte insieme diventano incompatibili con la disciplina di bilancio ».
Il governo supererà lo scoglio del 20 ottobre con la manifestazione contro la precarietà?
«Credo di sì. Finirà con una soluzione all'italiana: che i ministri non andranno in piazza, ma ci andranno i sottosegretari e qualche segretario di partito», sorride Dini.
Enrico Marro
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