Europa
Incognita-affl uenza Rischiano i candidati della Quercia. Nell’assemblea costituente i Dl sarebbero la maggioranza, eletti nella lista riformista per Veltroni, nella lista Bindi, nella lista Letta, nelle probabili liste rutelliane in collegi-simbolo.
10-08-2007
Prendiamo un collegio normale, di quelli che eleggono 5 costituenti: salvo eccezioni ci saranno la lista numero uno per Veltroni (i cosiddetto listone), la lista 2 (Melandri, ecodem, giovani), la lista 3 (Vita-Giulietti). Poi la lista per la Bindi. La lista per Letta. E poi, quelle per Adinolfi, Schettini e Gawronski. Il pronostico unanime vuole che il listone si aggiudichi la gran parte dei consensi, anche grazie alla forza organizzativa di Quercia e Margherita (ex ppi franceschiniani e rutelliani: ma non è detto che questi non si presentino da soli, a segnalare una distanza ormai incolmabile con i primi, almeno in alcuni collegi). Bene. Col passare dei giorni però emerge che il listone non dovrebbe affatto fare il pieno lasciando agli altri le briciole. Bindi e Letta infatti si stanno organizzando come nessuno credeva, alla vigilia. Super-attivi, in questo agosto dal punto di vista politico abbastanza deprimente, Rosy ed Enrico battono la penisola, inondano agenzie e quotidiani (di meno le tv) di dichiarazioni, mostrano piglio, vis polemica e idee nette. E, ciò che più conta, organizzano le truppe. Da questo punto di vista forse è il giovane sottosegretario alla presidenza a sorprendere di più (almeno chi non conosce le sue attitudini organizzative e la capacità di imbastire rapporti). Trascina con sé molti di quella politica quasigiovane (formatasi come lui negli anni Ottanta), riformista, dinamica, post-ideologica: da ultimo quel Lorenzo Dellai, inventore del logo Margherita, che è stato a lungo un punto di riferimento per Rutelli e che nel suo Trentino è una potenza. La Bindi poi appare in queste prime battute ancora più forte. Ieri a Catania ha ripetuto: «Faccio sul serio, corro per vincere». Ha ammiccato al dipietrista Orlando, alzando le spalle di fronte alla candidatura del diellino (vicino a Rutelli) Latteri: «È un’iniziativa personale ». Lei vuole demolire lo schema psicologico secondo il quale «c’è un candidato e due sfidanti». Uno schema che però rischia di finire involontariamente per essere alimentato da lei e da coloro che parlano più di Veltroni che delle proprie idee accusando il sindaco di Roma con quelli che i veltroniani definiscono «veleni ». La Bindi ha replicato: «Non capisco il ministro Melandri che chiama veleno una sana competizione. Parlare di veleno nelle elezioni può significare tradire una mentalità che proprio non è da partito democratico ». Ma quanto può durare ancora la fase delle polemiche sulle regole e sugli apparati? In ogni caso, per farla breve, le liste Bindi e Letta potrebbero raccogliere bei numeri. Perché – lo si dimentica spesso – il 14 ottobre si vota per le liste e indirettamente i candidati. Chi vorrà votare per la Bindi o per Letta dovrà eleggere candidati magari sconosciuti. Ma questa è la regola. La conseguenza secca è che il listone, in un collegio- tipo, potrebbe ottenere uno o due eletti. La conseguenza ulteriore è che gli eletti della Quercia sarebbero falcidiati. Nella assemblea costituente, alla fine, i diellini eletti nel listone, quelli eletti in una eventuale lista Rutelli (presente magari solo in alcuni collegi emblematici, tipo quelli di Roma), i diellini eletti nella lista Bindi, i diellini eletti nella lista Letta, surclasserebbero i “cugini” ds. Per di più , come ha fatto notare ieri il Foglio, il sistema elettorale tiene conto non solo il numero di voti dell’Ulivo ma anche quello dei residenti, con la conseguenza che una regione come la Lombardia esprimerà più eletti dell’Emilia. A tutto ciò vanno aggiunte le preoccupazioni legate al dato dell’affluenza. A quanto sembra di capire – detta in soldoni – un po’ tutti ritengono che più alto sarà il numero dei votanti e maggiore sarà il risultato di Veltroni (e quindi delle liste a lui collegate). La vera partita si potrebbe dunque giocare qui. Un’affluenza relativamente bassa potrebbe finire per avvantaggiare candidati come Bindi e soprattutto Letta che hanno il loro credito in ambiti delimitati, nel ceto politico o comunque nell’élite, e meno in settori più vasti. Se non scattasse un effetto-Prodi (le primarie del 2005, i 4 milioni e rotti di votanti), per il sindaco di Roma potrebbe esserci qualche problema. Ma più che per lui per i diessini presenti nelle sue liste.
MARIO LAVIA
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