giovedì 5 luglio 2007

Rutelli: basta concessioni al Prc

La Repubblica
IL RETROSCENA A gran parte del Partito democratico non è piaciuto il piano Damiano sulle pensioni

CLAUDIO TITO
05-07-2007

ROMA - Il Partito Democratico punta i piedi. «Meglio lo scalone, che una riforma sbagliata», è il refrain che ripetono gli uomini della Margherita e anche dei Ds. L´affondo di Rifondazione e della Cgil, infatti, ha messo sul chi va là gli ulivisti. Che non intendono accettare i diktat della sinistra radicale e puntellano la posizione del ministro dell´Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. È soprattutto il partito di Rutelli a far quadrato intorno alla linea "rigorista" di Tps. «Non possiamo pensare di trasformare la legge Maroni in qualcosa che ci danneggia e che non guarda al futuro», ha avvertito il vicepremier nel corso di una riunione ristretta del suo partito. Il capo dei Dl teme che la mediazione con i sindacati e il Prc esponga il nascente Partito Democratico ad uno slittamento a sinistra. All´ennesimo «schiacciamento» sulle posizioni di Rifondazione che rischia di compromettere il profilo della nuova formazione. E anche la bozza illustrata nei giorni scorsi dal ministro del Lavoro, Cesare Damiano, non è piaciuta affatto allo stato maggiore diellino. È stata fortemente criticata pure dal titolare di Via XX Settembre. Come dice Pierluigi Castagnetti, vicepresidente della Camera, «sarebbe come perdere una grande occasione: sfruttare l´unica cosa decente che ci ha lasciato il governo Berlusconi». Anche perché, ripete da giorni Massimo D´Alema, «i soldi per cancellare lo scalone non ci sono». E del resto anche a Palazzo Chigi, per il momento non hanno alcuna intenzione di assumere una linea di «retroguardia». «Un accordo lo faremo - spiega in tutti i suoi colloqui Romano Prodi - ma tenendo ferma la barra». Il Professore non nasconde la difficoltà del momento. Ma conta anche sulla circostanza che lo "scalone" entrerà in vigore il prossimo gennaio, se non ci sarà un accordo prima. Non a caso, l´ultimo messaggio lanciato alle organizzazioni sindacali riguarda proprio i tempi dell´intesa: una mediazione la prossima settimana o tutto slitta a settembre. Insieme alla Finanziaria ma anche insieme alla possibilità che un intervento legislativo arrivi troppo in ritardo per bloccare gli effetti della Maroni. Senza contare che all´Economia la bussola principale resta la coerenza del bilancio pubblico. «Sono pronto ad un accordo - dice Tps - solo in questo quadro». Anche perché lunedì prossimo, alla riunione dell´Ecofin a Bruxelles, l´ex banchiere centrale dovrà difendere le scelte di politica economica del governo e non intende offrire ai "critici" anche il destro di una riforma previdenziale «non in linea». Non è un caso che in agenda un vertice con Epifani, Bonanni e Angeletti non è stato ancora fissato. Lo sarà solo quando matureranno le condizioni per siglare un patto: «Non possiamo rischiare di rompere un´altra volta». Le preoccupazioni del "corpaccione" dell´Unione emergono proprio nei giorni in cui pure Rifondazione sembra pronta al redde rationem. Oggi la maggioranza del partito di Giordano si riunisce a Segni per valutare una "svolta". L´irritazione della base nei confronti dell´esecutivo è ai massimi livelli. Ma i vertici del partito sono pronti a proporre una linea che nella sostanza recepisca le esigenze di Palazzo Chigi. Magari senza perdere la faccia.

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