lunedì 9 luglio 2007

"Alzare l´età alle donne per trovare le risorse"

La Repubblica
Lamberto Dini (Margherita): così i risparmi per abolire lo scalone


08-07-2007

ROMA- «L´età della pensione va alzata, lo scalone è iniquo, da questi due punti dobbiamo partire, ma tutto deve risolversi all´interno del sistema previdenziale. Se "addolcire" il passaggio da 57 a 60 anni in una notte comporta dei maggiori costi li dobbiamo compensare, una proposta è quella di alzare l´età delle pensioni di vecchiaia delle donne. Una scelta peraltro in linea con l´Europa». Lamberto Dini, senatore della Margherita, "padre" della riforma previdenziale del ´95, pone i paletti dei riformisti: intervento sì, ma attenti al conto finale. Ciò non toglie, senatore, che l´annuncio di un suo voto contrario ha un significato tutto politico: sintetizza la divisione nel centrosinistra. Ci sarà la crisi di governo sulle pensioni? «Spero che prevalga la ragionevolezza, ci sono tante proposte e il governo deve trovare una soluzione, sia chiaro che non mi sento in minoranza nell´Unione, quelli favorevoli all´innalzamento progressivo dell´età pensionabile sono in tanti: Francesco Rutelli, Massimo D´Alema, Piero Fassino, Dario Franceschini. La sinistra massimalista pesa, non perché abbia più voti nel paese, ma perché la legge elettorale le ha dato più seggi. Aspetto, ma se la sintesi è l´ultima mediazione del ministro Damiano, non ci siamo». E quale soluzione avrebbe il suo voto in Senato? «Degli scalini certi che tengano in equilibrio il sistema. Gli incentivi a rimanere in attività invece non offrono garanzie e, come ha dimostrato l´esperimento del governo precedente, non hanno effetti rilevanti sulle scelte dei lavoratori. Sono favorevole a eccezioni per i lavori usuranti a patto che non si faccia ideologia, le catene di montaggio non sono i soli luoghi in cui si fatica». Perché insiste che i costi vengano compensati all´interno del sistema previdenziale? «La previdenza già pesa per oltre il 15% del Pil, un record in Europa e non dimentichiamoci che siamo sempre al centro dell´attenzione per il debito pubblico altissimo. L´Unione Europea, il Fondo monetario ci hanno chiesto di non perdere l´equilibrio raggiunto. Se poi i mercati perdono fiducia sulla nostra affidabilità le conseguenze saranno terribili». Il programma, ribattono da Rifondazione, prevede l´abolizione «Ha spiegato bene Fassino nell´intervista a Repubblica come il programma preveda una revisione compatibile con i movimenti demografici e poi, nei dodici punti su cui il governo ha ottenuto la fiducia a fine febbraio, l´intervento sulle pensioni doveva prevedere grande attenzione alla compatibilità finanziarie. Per me fa fede quel documento». Perché il ritorno alla legge Dini non sarebbe sufficiente? «Perché in dieci anni è cresciuta l´aspettativa di vita: 79 anni per gli uomini e 84 per le donne, l´ipotesi di pagare pensioni per 20-30 anni non è sostenibile. Specie se i coefficienti che legano il salario alla pensione non vengono rivisti come invece era prescritto». Rispetto ad allora, quando la situazione era molto più drammatica, cosa manca per trovare un accordo? «Nel ‘94 fu decisivo il buon senso dei sindacati che trattarono su tutto. Ora temono di essere scavalcati dalla sinistra antagonista. Il rischio è che le necessità di pensionandi, operai, cinquantenni, finiscano per pesare di più e siano i giovani a pagare». (l.i.)

Nessun commento:

Posta un commento