martedì 24 luglio 2007

Dini: "Se cediamo alla sinistra prima o poi saliranno le tasse"

da La Repubblica del 20 luglio 2007, pag. 2

di Elena Polidori


«Quota95? Se è così, per l'amor di Dio: facciamo passi indietro ogni volta che si incontrano», sospi­ra Lamberto Dini, senatore della Margherita e «padre» della riforma pensionistica del 1995. «Dai colloqui che ho avuto doveva essere 96 o 97».



Ma non sarà proprio lei che fini­sce per pugnalare il governo?

«Questa è una grossa stupidaggi­ne perché sulla necessità di alzare l'età pensionabile si è pronunciato l'80% della coalizione: Fassino, D'Alema, Rutelli, Franceschini, Marini, la stessa Bonino. Perché si tira in ballo me?».



Perché ha minacciato di votare contro.

«Io ho espresso un'opinione che è condivisa: va bene addolcire lo sca­lone che è iniquo, purché non com­porti un aumento degli oneri a cari­co dei contribuenti. Ameno che non si pensi che nel governo devono co­mandare Rifondazione e i sindacati, gli altri sono tutti d'accordo con questa impostazione».



La destra ap­poggia la sua battaglia sulla copertura finan­ziaria. Che effet­to le fa?

«Non solo la destra, ma anche D'Alema che me lo ha ripetuto og­gi. La stessa cosa poi la chiede Padoa-Schioppa».



Con Berlusconi ci parla? Da quanto non ci parla?

«Da molto tempo non gli parlo. E non sono sta­to a cena in casa di nessuno, tantomeno di Gianni Letta. Se qualcuno pensa che io stia tramando con Ber-usconi contro il governo, sbaglia: io non tramo. Detto questo, ho sem­pre avuto con il presidente rapporti cordiali».



Ora la candida come «traghettatore» verso il voto...

«Bontà sua. Certo non sono stato consultato».



Lei ha fatto la vecchia riforma. A quei tempi, com'era tratta­re?

«Difficile, du­ro ma anche costruttivo.I sinda­cati erano dispo­nibili a conside­rare l'interesse generale e non solo quello dei pensionandi. Oggi non mi pare che sia così».



Come le pare che sia?

«C'è Rifondazione: i sindacati te­mono di essere scavalcati a sinistra e diventano più aggressivi nella di­fesa di posizioni corporative. Del­l'interesse generale non si curano, pensano solo allo scalone».



Perché il suo superamento era nel programma dell'Unione, insie­me ad altre postille.

«Già. Ma nel dodecalogo se ne parlava solo nei limiti delle compa­tibilita finanziarie».



Prodi e il negoziato:lei lo capisce o lo compiange?

«Lo capisco. E capisco pure i lea­der di Rifondazione che temono di essere scavalcati dalla loro stessa base. Solo così si spiegano le conte­stazioni di Bertinotti alla Fiat».



Com'è, secondo lei, questa base?

«E' lo zoccolo duro dellaprotesta sociale. Gli anti-americani, i no global e i movimenti vari, cioè appun­to la base su cui gli esponenti di Rifondazione sono stati eletti in Parlamento»..



Quanto tutti questi scaloni, sca­lini, quote s'incartano tra loro fino al punto che nessuno capisce più nulla?

«A me sembra semplice. L'arit­metica la sanno fare tutti: tanti anni più tanti contributi pagati».

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